Ecco il libro che ha ispirato il Moby Dick di Ron Howard

È “Il cuore dell’oceano”, un saggio storico sul naufragio della Essex attaccata da un enorme capodoglio in mezzo al Pacifico nel 1820. Da qui il capolavoro letterario di Melville ed oggi il film del regista statunitense…

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Il cuore dell’oceano è un saggio storico di Nathaniel Philbrik del 2000, dal quale è stato tratto l’omonimo film di Ron Howard.
Il libro, che fin dalle prime pagine è umido della salsedine dell’oceano, è l’accurata ricostruzione di un disastro nautico fra i più famosi del XIX secolo: il naufragio della baleniera Essex attaccata da un enorme capodoglio nel mezzo del Pacifico e la tragica traversata dei naufraghi a bordo di tre lance verso la salvezza.  Anche se la struttura e lo stile sono quelle del saggio, l’argomento è affascinante e gli approfondimenti storici interessanti.

51t1y7WrVFL._SX329_BO1,204,203,200_Philbrick era ricercatore presso la Nantucket Historical Association, e quindi ha potuto ricostruire con accuratezza quel periodo, quando le baleniere che salpavano dal porto dell’isola di Nantucket fornivano quasi tutto l’olio necessario a illuminare le città americane e a lubrificare le macchine degli albori dell’era industriale. Le poche famiglie quacchere che armavano le flotte baleniere e dominavano il mercato dell’olio ricordano le sette sorelle che domineranno l’economia mondiale con il loro petrolio.
Il novembre del 1820 era il pieno dell’età dell’oro per i balenieri di Nantucket: le loro navi si spingevano fin nell’Atlantico meridionale, spesso doppiavano Capo Horn e continuavano la caccia ai cetacei anche nel Pacifico. Gli animali si lasciavano massacrare senza reagire, se delle lance andavano distrutte da un colpo di coda della balena, era un fatto accidentale, una reazione della balena ferita, mai un attacco deliberato.

Ma quel 16 novembre 1820, nel cuore dell’oceano Pacifico a 1000miglia dalle coste dell’Ecquador, accadde un fatto unico nella storia della marineria: un enorme capodoglio maschio di 26 metri attaccò la baleniera Essex sfondandone la prora e facendola affondare in poco tempo.

Come narrato nel resoconto del primo ufficiale della nave, Owen Chase, e nel diario del mozzo di bordo, Thomas Nickerson, ritrovato per caso in una soffitta nel 1960, l’enorme cetaceo attaccò la nave con l’intento di distruggerla e solo quando la vide affondare si allontanò, scomparendo nell’immensità del Pacifico. A quel punto iniziò l’odissea dei venti uomini dell’equipaggio che, su tre lance con pochi viveri e poca acqua dovettero tentare di raggiunger la terra ferma.

Già le prime righe del libro ci mettono di fronte alla tragedia di quel viaggio: nel febbraio 1821 la baleniera Dauphin, salpata da Nantucket, avvistò al largo delle coste cilene una piccola imbarcazione sballottata dalle onde. Quando la nave riuscì ad accostarla gli uomini dell’equipaggio videro qualcosa che non riuscirono più a dimenticare.
“Prima notarono delle ossa, umane, sparse sulle tavole di legno, come se la scialuppa fosse la tana in alto mare di un feroce animale antropofago. Poi videro i due uomini. Erano rannicchiati alle estremità opposte della barca, la pelle coperta di piaghe, gli occhi che sporgevano dalle orbite infossate, la barba incrostata di sale e sangue. Stavano succhiando il midollo delle ossa dei compagni morti.”.
Quando alcuni anni fa lessi, nello spazio di pochi giorni, questo libro, non immaginai che fosse possibile trarne un film. Melville si era ispirato al mostruoso capodoglio che aveva affondato la Essex per il suo capolavoro e Houston aveva già portato sullo schermo la storia della balena bianca. La tragedia dell’equipaggio sperduto nel mezzo del Pacifico, degli otto superstiti e di come e a che prezzo si salvarono, sembrava difficile da romanzare o da portare sullo schermo.
Ron Howard però ci riesce. Il film è tutto godibile. Dalla tempesta all’attacco del capodoglio, dove però gli effetti speciali sono troppi e non di qualità.
La nave è una ricostruzione filologicamente perfetta della Essex, evidentemente realizzata sui disegni e il piano velico dell’epoca, riportati nel libro. Il regista, pur attenendosi il più possibile ai fatti realmente accaduti, in alcuni punti esagera nel romanzarli. Il mostro è bianco come Moby Dick e segue le tre imbarcazioni dei naufraghi quasi a godere delle loro sofferenze, fino a una sorta di armistizio finale con lo stremato baleniere.
Le scene più cruente di cannibalismo sono solo raccontate dal vecchio marinaio, mozzo sulla Essex, che accetta dopo trent’anni di narrare tutti fatti a un giovane Melville, in cerca di ispirazione per quello che sarà il suo capolavoro.
La battuta finale del film segna la fine dell’epoca d’oro di Nantucket:
“Estrarre olio da sottoterra? Incredibile!”
Il libro, che come dicevo è un saggio storico, era destinato a chi ha amato Melville, ma anche Konrad e Coloane, l’atmosfera è quella. Il film era nelle intenzioni per tutti, ma temo abbia avuto lo stesso pubblico del libro.
La critica, almeno quella italiana, non è stata severa con il regista holliwoodiano, mentre il pubblico non è accorso in massa.
La pellicola è ancora in sala, anche se da molte sale è già stata ritirata per far posto ai “cinepanettoni” nostrani.

Gabriele Trama

Former eletric industry manager, green energy, sailing

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Una risposta

  1. Giorgio Sorrentino ha detto:

    Mi hai fatto venire voglia di leggere questo libro. Lo farò, spero, in queste feste di Natale.
    Se muoiono tutti , eccetto il capodoglio, è il libro ideale per il mio amico Roberto appassionato di disgrazie in mare.
    Noi Capo Horn lo abbiamo passato, alla vela, e non abbiamo incontrato nè capodogli nè marinai che si chiamassero Ismaele…
    Fortunatamente l’unico capodoglio, enorme, che abbiamo incontrato un giorno, dormiva placidamente immobile sbuffando
    al largo della costa ovest della Corsica.
    Buon anno a tutti, balene delfini alici squali e capodogli compresi.
    G.

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