A Cannes il nuovo “Fahrenheit 451”. Un film d’azione e basta

Delude l’atteso “Fahrenheit 451″ del regista americano Ramin Bahrani che trasforma il celebre romanzo di fantascienza in niente di più che un film d’azione. Tra ironia e una vena ambientalista s’immagina che i libri saranno salvati dagli uccelli e “trasmessi” all’intero mondo naturale. Un giocattolone post moderno passato a Cannes nella sezione della mezzanotte e molto distante dal film di Truffaut del ’66 …

S’intuiva già dalle prime immagini e dopo averlo visto all’anteprima di Cannes ne abbiamo la conferma. Fahrenheit 451 dell’era 2.0 è niente di più che un film d’azione, fabbricato ad hoc per il pubblico HBO dove andrà in onda il 19 maggio. Il regista americano Ramin Bahrani, insieme al co-sceneggiatore Amir Naderi, ha trasformato il celebre romanzo di fantascienza di Ray Bradbury in un giocattolone post moderno, con un pizzico di divertita ironia e tanto di finale ambientalista.

Insomma, chi ha nel cuore l’adattamento di François Truffaut del ’66, lasci perdere. Soprattutto se ricorda commosso la chiusura con gli uomini-libro rifugiati nella foresta, qui “superati” dagli uccelli, ai quali spetterà la diffusione del “virus” della cultura, attraverso la natura tutta.

A 65 anni di distanza dalla premonitrice visione di Bradbury, in questo nostro presente già da grande fratello, difficile sarebbe stato per chiunque rimettere le mani sullo storico testo. Gli schermi fanno parte del nostro quotidiano ben oltre quello della tv e i social hanno occupato di forza ogni nascondiglio del nostro privato.

Il regista di Strangers e 99 Homes lo sa bene e costruisce una megalopoli alla Blade Runner, in cui la domotica domina ogni appartamento, i notiziari girano 24 ore su 24 sulle facciate dei grattacieli e più che libri si bruciano hard disk e computer, poiché la carta anche qui è passata di moda. Anzi è addirittura trasgressiva, come pure le penne. Guai ad averne. Lo stesso temibile, ma soprattutto ambiguo captain Beatty dei vigili del fuoco (Michael Shannon) ne fa uso illegale nel chiuso del suo studio, usando cartine da canne su cui scrive i suoi tormentati pensieri, da bruciare a fine serata.

Il tormento, infatti, nella società distopica di Fahrenheit non deve esistere. Mentre la felicità è d’obbligo. Motivo per cui sono stati eliminati i libri che solo tribolazioni offrono all’animo umano. Kafka? Un degenerato. Hemingway? Non piaceva alle femministe. E peggio il Mein Kampf di Hitler. “Cosa potevamo fare? Li abbiamo bruciati”, dice captain Beatty al suo allievo prediletto, Montag (Michael B. Jordan) che di lì a poco passerà coi ribelli.

L’ironia, insomma, riesce bene a Ramin Bahrani. E assicura al film i suoi momenti migliori. Una scolaresca che esulta davanti al rogo di due libri, fa sorridere al pensiero di quante volte da studenti avremmo desiderato farlo con quelli di testo. O venire a sapere che Benjamin Franklin, padre fondatore degli States, è ricordato come il creatore della prima caserma dei pompieri distruttori di libri, dimostra che in fatto di fake news possiamo sempre migliorare.

Tra le curiosità “librarie”, invece, segnaliamo che gli unici testi legali sono Al faro di Virginia Woolf, Moby Dick di Herman Melville e la Bibbia. Le momorie del sottosuolo di Dostoevskij è il romanzo che porterà sulla cattiva strada il pompiere Montag. Mentre nel precedente film di Truffaut si trattava del David Copperfield di Charles Dickens.

Per il resto ritroviamo anche la vecchia guardiana della biblioteca illegale che qui si dà fuoco con una cintura di libri alla vita, come le cariche dei kamikaze. Ma tutto insieme non basta a fare di Fahrenheit 451 un film riuscito.

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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