Anna e le altre. Le operaie “senza paura” nell’Italia dei Cinquanta

È “Paura non abbiamo” il documentario di Andrea Bacci sulle lotte per i diritti delle donne e del lavoro negli anni Cinquanta. In particolare il caso delle lavoratrici della Ducati di Bologna finite sotto processo per aver distribuito mimose fuori dalla fabbrica. Tra i testimoni anche Remigio Barbieri, cronista de “L’Unità”. Il documentario sarà in sala dal 2 maggio (per Movieday), con eventi nelle maggiori città italiane…

C’era una volta l’Emilia Rossa. Con la sua capitale: Bologna. Erano gli anni della grande conflittualità politico-sociale, gli anni della solidarietà,  gli anni della repressione. Quando si andava in galera se l’8 marzo distribuivi mimose davanti a una fabbrica.

Una storia dimenticata, scomparsa. Raccontata ora in un pregevole documentario di Andrea Bacci dal titolo esemplificativo: Paura non abbiamo. È un verso tratto da una canzone operaia e femminista che inizia così: “Sebben che siamo donne…”.

Tutto comincia infatti dalla vicenda di un gruppo di donne che, nella mattinata dell’otto marzo 1955, senza aver paura, offrono mimose alle loro compagne che entrano nella fabbrica metalmeccanica Ducati di Bologna, ricevendo, in apposita cassetta, offerte per sostenere il loro movimento.

È un gesto simbolico, con caratteristiche politico sindacali visto che sulla fabbrica pende la minaccia di ben 960 licenziamenti. Ed ecco apparire due carabinieri in borghese che arrestano Anna Zucchini, Renata Simoni, Angela Lodi, Francesca Zanardi, Sara Lipparini.

Il pretesto? L’accusa è di questua abusiva, proibita dalla legge. Come se fossero mendicanti.  La pellicola è girata in quello che era il carcere  San Giovanni in Monte ora divenuto dipartimento di Storia dell’Università di Bologna. Qui le donne vengono chiuse in cella e sorvegliate da suore trasformate in secondini. Il processo si svolge con un pubblico operaio solidale e un giudice che chiede a una delle imputate: “Sei pentita di quello che hai fatto?”. Il verdetto  per una di loro, Angela Lodi, minorenne, è di 15 giorni. Le altre si beccano un mese nonché 55mila lire di ammenda.

Si snoda così un racconto che per dieci capitoli fa rivivere quei lontani anni 50, anche attraverso oltre 250 fotografie d’epoca, provenienti da vari archivi, nonché attraverso le testimonianze di donne e uomini. Una vera epopea,  fatta di conquiste, ma anche di sacrifici e di vittime. Con un bilancio nazionale di 75 operai morti e 180 mila arrestati durante gli scontri con la polizia.

Tra i testimoni ritroviamo un nostro caro collega, esperto cronista di vicende sindacali, Remigio Barbieri, per molti anni nella redazione dell’Unità di Bologna allora diretta da Sergio Soglia.  Anche i giornalisti in quell’epoca rischiano la galera magari accusati di “vilipendio delle forze armate” per aver osato criticare l’uso della polizia nelle manifestazioni sindacali. Così Remigio guadagna il carcere per uno scritto apparso sul periodico La Lotta.

È un viaggio a ritroso ricco di un’umanità spesso allegra malgrado la durezza delle esperienze. Un’ora di racconto e alla fine il regista ritorna a quella vicenda iniziale. Quando le ragazze delle mimose vietate  vengono liberate e i questurini vorrebbero  le loro impronte digitali  come fossero delinquenti comuni.

Le donne rimaste vive, talvolta le loro figlie, si aggirano ora in quel grandioso edificio, in quelle celle trasformate in biblioteche.  Dove si tengono corsi per  giovani studenti dedicati proprio a quei tempi,  a quella dimenticata Emilia Rossa, a chi erano Anna, Angela, Renata, Francesca e Sara. Memorie da non seppellire. Anche perché la stagione dei diritti, da rinnovare e difendere, in questo inquietante 2017, per le donne e non solo, è più che mai in piedi.

Bruno Ugolini

giornalista de l'Unità e autore di saggi sul sindacato

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