Anna Magnani, il romanzo di una vita

È il bel libro di Matteo Persica, già autore del doc “Nannarella 100”, pubblicato in occasione dei 60 anni dall’Oscar come miglior attrice per la “La rosa tatuata” (1956). Appassionato e documentatissimo il testo ci porta attraverso le diverse personificazioni e sfaccettature della grandiosa interprete, tra amori e cinema, svelandoci la “biografia di una donna”…

Anna-Magnani-5-1440x580

La “Nannarella” nazionale, emblema di Roma, nonché del teatro e del cinema italiano, amata da tutti, popolana per antonomasia ma anche diva ricercata, star di Cinecittà ed anche di Hollywood, rivive appieno in tutte le sue diverse personificazioni e sfaccettature, nel bel libro, appassionato e documentatissimo, di Matteo Persica, Anna Magnani. Biografia di una donna (Odoya, pag 414, euro 22).

Il libro comincia però proprio con una disarmante frase della stessa Anna Magnani; è la citazione di una risposta “risolutiva” (stavolta sì, un poco da “diva”) all’ennesimo giornalista che voleva intervistarla: “Non so proprio che cosa potrà raccontare di nuovo su di me”.

Un premessa davvero allarmante per il lettore, che poi però viene facilmente aggirata dall’autore, perché in effetti basta tuffarsi a ripercorrere, anche a ritroso, come in parte il volume fa, la romanzesca vita della Magnani per trovarsi a navigare nel bel mezzo di in un torrente in piena: ed eccoci allora subito tra le rapide!

Forse cose non “nuove”, come dice Anna, o non tutte nuove, che narrate però con passione e rispetto, e grande capacità da Matteo Persica costituiscono i capitoli di un’esistenza entusiasmante, indomita, sfrontata a volte, densa di sentimenti forti, di conoscenze rivelatrici con grandi protagonisti delle scene e del mondo.

Ci passano davanti agli occhi Goffredo Alessandrini, il marito, Roberto Rossellini, il grande e contrastato amore, Massimo Serato, padre del suo unico bambino, ed ancora i compagni del mondo dello spettacolo: Totò, Aldo Fabrizi, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, così, tanto per fare dei nomi.

Con una ricerca tenace, durata anni, l’autore puntualizza e racconta: comincia con lo smentire la diceria che Anna fosse una trovatella, nata in Egitto; in realtà era nata a Roma, vicino Porta Pia. Poi ci porta per mano dentro la sua carriera e la sua vita. Dalla scuola di recitazione a quel febbraio del 1928 quando esordisce nella Compagnia Drammatica Italiana diretta da Dario Niccodemi. La passione per il teatro (e per il varietà) non la lascerà più: proprio col varietà prosegue il suo percorso ed approda nella Compagnia di Antonio Gandusio e Luigi Almirante, dove ritrova l’amico Paolo Stoppa.

magnani_persica_1

C’è nel libro il resoconto dettagliato dell’incontro e della reciproca fascinazione con Goffredo Alessandrini, regista di successo: andarono ad abitare in via Margutta, in uno studio preso in affitto. Contro il parere di Alessandrini, che non credeva nelle sue doti cinematografiche, nel 1934 la Magnani fece il suo esordio sul grande schermo interpretando il ruolo dell’amante ne La cieca di Sorrento, diretta da Nunzio Malasomma.

Ma intanto il matrimonio con Alessandrini andava lentamente in rovina; lui aveva conosciuto a Cinecittà una giovane attrice napoletana e se ne era invaghito: era Regina Bianchi. “Vai pure con lei”, gli disse Anna, “ma torna a casa la sera per dormire… mi sentirei tremendamente sola, altrimenti… Goffré, tu lo sai che ti voglio bene, malgrado tutto il resto…”.

Anna conobbe Massimo Serato e se ne innamorò: era un giovane bellissimo e circondato dall’attenzione di moltissime donne. Serato ricambiò, mettendo in chiaro di non volere impegni. Iniziò di comune accordo una relazione forte e spensierata, dalla quale venne alla luce il piccolo Luca. La gravidanza impedì a Visconti di averla, come avrebbe voluto, in Ossessione, e il maestro trovò una degna sostituta in Clara Calamai. Si erano conosciuti Visconti ed Anna nel 1939, quando lei lo aveva ospitato qualche giorno essendo il regista ricercato per le sue attività antifasciste. La gelosia ossessiva di Anna infine convinse Serato, pur innamorato, a cercare altri e più tranquilli lidi.

La vita professionale di Anna proseguì senza soste, a dispetto dei turbinii sentimentali, al cinema e sul palcoscenico, di successo in successo. Totò ne rappresentò uno dei momenti centrali. Cesare Zavattini li definì: “Il binomio clamoroso dello spettacolo”. Si erano conosciuti nel dicembre del 1940, per le prove della rivista Quando meno te l’aspetti, le cui repliche occuparono il Valle per più di un anno.

Al cinema tornò per suggellare un altro sodalizio artistico, quello con Aldo Fabrizi. L’occasione fu Campo de’ fiori (1943), il film di Mario Bonnard che decise la sua inclinazione popolana.

Ci fu poi il dopoguerra e la consacrazione. “Devi uscire dalla casa, vedere quello che succede. Poi fai tu”. Fu questo l’unico consiglio che Rossellini diede ad Anna. Lei racconta: “Non avevamo fatto prove, capite? Così, quando uscii da quella casa e vidi i soldati tedeschi che accerchiavano lo stabile, mi sentii come morta dentro. Scene di quel genere ne avevo viste tante verso casa mia, dalle parti di via dell’Amba Aradam… Non pensavo più al film. Mi misi a correre come una pazza, disperata… E quelle popolane, bianche in volto: come me. Tutte credevamo che fossero tornati i tempi dell’occupazione… Ma non mi aveva detto che fuori avrei trovato dei soldati tedeschi veri, e della gente veramente spaventata da tutta quella messa in scena… Credo di poter dire che non recitai la scena, ma la vissi”.

Il riverbero internazionale di Roma Città Aperta la fece conoscere in tutto il mondo; a New York, il National Board of Review of Motion Pictures decretò Anna Magnani Miglior attrice del 1946.
Fu poi la volta del successo de L’onorevole Angelina di Luigi Zampa, in cui torna da capopopolo, e di Bellissima di Visconti, con la sua magistrale interpretazione di una madre immersa nelle “tentazioni” del mondo dello spettacolo.

Nel mentre l’amore con Rossellini si era ridotto ad un altro naufragio: Rossellini aveva conosciuto la Bergman e ne era restato sedotto. Pagine e documentari sono state scritte e girati su questo amore che culminò nella “battaglia dei vulcani”: Stromboli versus Vulcano (il primo di Rossellini con la Bergman, il secondo di William Dieterle con la Magnani).

Al di là di Rossellini e dei patimenti d’amore, la carriera di Anna divenne internazionale, con Jean Renoir, il maestro di Visconti, e con La carrozza d’oro, ma anche con i film americani, tra i quali La rosa tatuata, premio Oscar 1956 come migliore interprete.

Non si ritenne comunque paga; né in questa né in altre occasioni. Fu Mamma Roma per Pasolini, in un ruolo memorabile, e lavorò ancora con Monicelli, Stanley Kramer. L’ultima apparizione, nel ruolo di una se stessa “stralunata”, fu con Roma di Federico Fellini.

È questa la donna Anna Magnani che Matteo Persica ci racconta: il lavoro, il suo rigore, le rinunce, ma anche (soprattutto?) la passione per la vita, abbracciata ed amata in ogni circostanza, positiva o negativa: affrontata, con curiosità, senza paure né maschere. Superando la fatica e le avversità.

Enzo Lavagnini

Regista, sceneggiatore, produttore e critico cinematografico. Suoi i documentari: "Un uomo fioriva" su Pasolini e "Film/Intervista a Paolo Volponi". Ha collaborato con Istituto Luce, Rai Cultura e Premio Libero Bizzarri. Tra i suoi libri, "Il giovane Fellini" , "La prima Roma di Pasolini". Attualmente dirige l'Archivio Pasolini di Ciampino

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. Martina Raoni ha detto:

    Grande libro, grande donna!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1