Antonia’s List a Varsavia. Nello zoo per sfuggire ai nazisti

In sala dal 16 novembre (per M2 Pictures) “La signora dello Zoo di Varsavia”, adattamento del best seller di Diane Ackerman (Sperling & Kupfer) firmato dalla regista neozelandese Niki Caro. La storia vera dei coniugi polacchi Źabińska e, in particolare di Antonia che, durante l’occupazione nazista diede rifugio agli  ebrei nelle gallerie dello zoo cittadino. Jessica Chastain, intensa e partecipe dà il volto alla protagonista, ma il film non ha la stessa intensità narrativa…

Tratto dall’omonimo best seller di Diane Ackerman (Sperling & Kupfer, 2017), il film di Niki Caro, La signora dello Zoo di Varsavia, prodotto e distribuito da M2 Pictures, uscirà nelle sale il 16 novembre.

La storia è quella di una coppia di coniugi polacchi, Antonina e Jan Źabińska (interpretati rispettivamente da Jessica Chastain e Johan Heldenbergh), che hanno il compito di gestire lo zoo di Varsavia prima e durante l’occupazione nazista della capitale polacca.

È un compito che svolgono con dedizione e passione, fino a che lo zoo passa direttamente sotto il controllo dell’ufficiale nazista Lutz Heck, al quale Daniel Brühl presta la giusta dose di protervia e ambiguità. I due coniugi fanno buon viso a cattiva sorte ma poi, quando tedeschi e alleati iniziano a bombardare Varsavia, le cose si mettono male per gli animali dello zoo. Per non parlare degli ebrei, che in attesa della soluzione finale vengono rinchiusi nel ghetto destinato a essere messo a ferro e fuoco dai tedeschi prima della loro fuga dalla città.

I coniugi Źabińska cercano di salvare il salvabile senza entrare in contrasto con l’ufficiale nazista. Il marito decide però di entrare clandestinamente nelle file della resistenza polacca, mentre la moglie dà rifugio a un discreto numero di ebrei nascondendoli nelle gallerie sotterranee dello zoo e mettendo a rischio la propria incolumità e quella dei figli. Nel condurre questa rischiosissima operazione Antonina, alla quale la bella Jessica Chastain presta il suo volto intenso e partecipato, è costretta a cedere parzialmente alle lusinghe di Lutz Heck. Il quale ovviamente – il produttore americano Harvey Weinstein insegna – non ha alcuno scrupolo ad abusare del proprio potere.

Come si diceva, trattasi di storia vera (il libro è ispirato ai diari di Antonina), vieppiù nobilitata dal fatto che i coniugi Źabińska sono stati riconosciuti nel 1968 “Giusti tra le nazioni”, pur continuando a mantenere una certa riservatezza. Tuttavia siamo lontani dal pathos di Schindler’s List e dal rigore di un film come In Darkness (W ciemności) diretto nel 2011 da Agnieszka Holland, che La signora dello Zoo di Varsavia ricorda assai da vicino.

Pur apprezzabile nella ricostruzione d’epoca e nell’ambientazione, lo sforzo produttivo sembra privilegiare l’aspetto commerciale della vicenda, insistendo sui suoi risvolti melodrammatici piuttosto che sulle implicazioni morali, storiche e psicologiche. Un aspetto che avrebbe potuto essere trattato con più originalità è quello relativo al coinvolgimento della fauna zoologica nella tragedia della guerra, dato che quest’ultima ha costretto gli uomini a vivere come animali e gli animali a subire le conseguenze nefaste delle scelte dell’uomo.

Gli animali però figurano solo come comparse. E non riescono ad arricchire il film né di contenuto né di efficacia narrativa, lasciando alla fine un po’ l’impressione del déjà vu. Peccato, se si considera il tema delle persecuzioni che ha dato tanta materia al cinema, ma che non è mai sufficiente per ricordare gli orrori del recente passato e trarne le dovute lezioni.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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