“Atomica Bionda”, tutto il potere alle donne. Ecco perché piace

Finiti i tempi delle Bond-girls che attorniano l’affascinante 007. Con “Atomica Bionda” – dal celebre graphic novel di Antony Johnston e Sam Hart – la spia è donna ed è lei la protagonista assoluta che riesce ad annullare nugoli di uomini, impotenti di fronte alla sua abilità. La psicoterapeuta Terry Bruno ci racconta le chiavi del suo successo al femminile nella sua rubrica per fare “terapia in sala”…

È una spy-story al femminile con una splendida Charlize Theron nei panni di Lorraine Broughton, agente segreto britannico in missione a Berlino, questo Atomica Bionda di David Leitch, ancora in vetta ai botteghini.

Nel fim, ispirato al graphic novel The Coldest City (2012), il ruolo maschile è decisamente a margine, quasi a supporto di un’abile spia che riesce ad annullare nugoli di uomini, impotenti di fronte alla sua abilità. La sua bellezza è alla fine una cornice su un quadro che non ha alcun bisogno di essere incorniciato perché ammalia e seduce in ogni momento, proprio per le sue determinazione e fierezza, caratteristiche che al giorno d’oggi sono rilevabili in moltissime donne, nonostante un mondo ancora maschile.

Infatti la spy-story, dove la donna era un contorno del protagonista principale, basti pensare a James Bond attorniato da bellissime Bond-girls, finalmente cambia volto, entro spazi di realtà e d’immaginario tradizionalmente preclusi alle donne, con l’aggiunta della femminilità che fa la differenza.

Atomica bionda, attraverso le varie peripezie che l’affascinante spia britannica deve affrontare, fa rivivere allo spettatore quel particolare momento storico della Germania dell’Est, facendo riflettere su quanti abbiano sofferto e combattuto per abbattere quel Muro in nome della libertà e dell’unità, su quanti giovani e non giovani abbiano inseguito un’ideale e siano morti per difendere i loro valori e sentirsi cittadini del mondo, senza più confini e limitazioni.

È uno spunto, per gli adolescenti e non solo, a riflettere sull’importanza di continuare a combattere per i propri ideali anche se si pensa di vivere in un apparente stato di benessere. Certamente la proibizione di qualcosa, la repressione, induce l’individuo a non arrendersi e a trovare strategie che lo portino a un capovolgimento di fronte. Quei cortei di manifestanti che s’intravedono sullo sfondo del film, ci fanno capire come sia anche possibile cambiare il proprio destino, avendo il coraggio di abbattere le barriere che continuamente si presentano lungo il cammino della propria vita. Parliamo di pregiudizi e percezioni limitanti che influenzano il proprio modo di agire, creando insicurezze e delusioni.

Nel film è anche possibile cogliere alcuni valori, al giorno d’oggi alquanto trascurati, come l’onestà, il rispetto delle proprie ideologie, a cui vengono contrapposti inganni, tradimenti amoralità, aspetti che ritroviamo nella società che viviamo. Lorraine rappresenta una spia sì spietata, fredda, che non esita a uccidere pur di portare a termine il compito assegnato: cercare di mantenere i complessi equilibri tra le varie potenze in un contesto delicato come era quello della Berlino di 28 anni fa.

È una donna che benché lasci dietro di sé una miriade di cadaveri, ha un codice d’onore: non infrangere le regole nel rispetto del raggiungimento dei suoi obiettivi. Ad essa vengono contrapposti uomini freddi, privi di morale, doppiogiochisti, con un ruolo accessorio anche se funzionale alla storia. Sembra quasi di trovarci di fronte al bene contro il male, dove è all’essere femminile che viene dato il vessillo dell’onestà, per una possibile riconquista di quei valori che appaiono sempre più sbiaditi: un female empowerment.

 

Terry Bruno

Psicologa, Psicoterapeuta, Trainer in Comunicazione e PNL, Presidente EARTH, docente di Psicologia dei gruppi Università Sapienza di Roma

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