“Avengers: Endgame”, resa dei conti (mancata) nell’universo Marvel

In sala dal 24 aprile (per Walt Disney Company Italia), “Avengers: Endgame”, quarto capitolo della saga Marvel Disney per la regia dei fratelli Russo. Tornano in passerella tutti i supereroi d’antan, attraverso molteplici sottotrame che fanno sembrare il film (troppo lungo) un collage di cortometraggi, in un’ altalena di picchi geniali e cadute rovinose …

Ultimo atto della saga Marvel Disney per la regia dei fratelli Russo, deus ex machina assieme a Joss Whedon e Jon Favreau del Marvel Cinematic Universe, arriva nelle sale Avengers: Endgame.

Dopo cinque anni dalla mietitura di vite per mano di Thanos, la Terra langue tra marciume e rovine. L’umanità non si bea dello spazio a disposizione, che come lamenta il Titano Pazzo, rimpiange ciò che era. Quando sembra che il destino sia ineluttabile il ritorno di Ant Man dal Regno Quantico offre a Captain America, Iron Man, Thor, Vedova Nera, Hulk, Occhio di Falco, War Machine Nebula e Rocket Racoon, gli eroi sopravvissuti, un’ultima chance: il viaggio nel tempo.

Non proprio un colpo d’ala sul piano dell’originalità, se si pensa – senza scomodare H.G.Wells e il suo La macchina del tempo, del 1895 – che solo in casa Marvel lo avevano già tentato gli X-Men in quel capolavoro di Bryan Singer che è X-Men – Giorni di un futuro passato, tratto dall’opera a quattro mani di Claermont e Byrne, è tuttavia una scappatoia narrativa spendibile.

Nell’ambito di quello che pare essere soprattutto un collage di cortometraggi, tanto è frammentato in sottotrame riguardanti tutti o quasi i personaggi, Occhio di Falco si ritaglia un posto di rilievo. Finalmente si direbbe, tant’è che proprio a lui spetta la riuscitissima scena d’apertura.

Per contro, solo un paio di mesi fa aggiornavamo i vari capitoli della saga degli Avengerers aggiungendo un ultimo tassello, quel Capitan Marvel che sembrava destinato a dare un contributo determinante all’intera vicenda ma che a conti fatti, ha inciso più sul fronte del chiacchiericcio social che non nell’economia dello scontro definitivo con Thanos che in buona sostanza rimane una tenzone quasi personale tra Captain America, Thor e soprattutto Iron Man. Vale a dire, i tre Avengers intorno ai quali ruota l’intera franchise.

L’inizio di Avengers vale da solo il prezzo del biglietto, peccato che da quel momento in poi sia un’ altalena di picchi geniali e cadute rovinose. Permane quella difficoltà nel conciliare assieme registri tanto differenti. Battute di spirito e faccine da sit com da un lato (anche se il Thor in formato Grande Lebonsky è gustosissimo), il dramma di una apocalisse biblica dall’altro.

Il film, pur con tutte le pecche, chiude un ciclo che ha segnato l’immaginario recente e nel farlo, probabilmente non potrebbe essere altrimenti, lascia sul terreno di scontro perdite dolorose mentre in parallelo, celebra investiture tanto inedite quanto forzate che non mancheranno di alimentare nuove polemiche.

La sensazione ultima è che la Disney quando esce dal suo seminato, perde il senso delle proporzioni. Il film, per quanto complesso nello spiegamento della trama ha una durata eccessiva (tre ore), il tutto poteva essere concentrato in minor tempo, specie se si considera la smodata quantità di riflessioni amletiche disseminate lungo l’intero lungometraggio.

Se fino ad un certo punto restituiscono con la giusta enfasi lo stato d’animo ed il tormento che alberga in ognuno dei personaggi, alla lunga si ha l’impressione di assistere ad una lunghissima seduta di psicoanalisi collettiva con inattesi risvolti da didascalia. Il che non solo toglie spazio all’azione che invece dovrebbe essere centrale – a proposito, notevole il combattimento di Cap. America contro Captain America… – ma suona come un allungare il brodo.

Desta una certa perplessità la caduta definitiva di alcuni protagonisti. Ci si domanda fino a che punto il realismo sia coerente con il tipo di prodotto ed il suo consumatore, così come non convincono quei sensazionalismi comprese certe investiture che tutto hanno, meno che sostanza.