Berlusconi secondo atto. Fine di una storia d’amore nell’Italia terremotata

In sala dal 10 maggio, “LORO 2”, seconda parte della saga berlusconiana firmata da Sorrentino. Fine della storia d’amore con Veronica e spaccato (ad alto tasso di drammaticità) sul terrremoto dell’Aquila. È nell’Italia in macerie che troviamo l’eroismo dei pompieri e i sopravvissuti alla tragedia. Anche LORO sono il Paese ci dice il moraleggiante autore napoletano, dopo averci impartito quattro ore circa di nani, ballerine e valangate di porno-sventolone …

Con una lunga carrellata sugli eroici pompieri tra le macerie dell’Aquila scopriamo che tra i LORO ci sono anche LORO. L’Italia, insomma, ci conforta un moraleggiante Sorrentino, non è soltantanto quella dell’esercito di nani e ballerine, politici corrotti, faccendieri e valanghe di escort della prima parte della sua saga berlusconiana (LORO 1).

LORO 2, in sala dal 10 maggio, chiude mostrando un paese ormai in macerie, reali o metaforiche che siano, dove qualcuno però è ancora disposto a regalare la propria vita per aiutare il prossimo – i vigili del fuoco -, mentre altri regalano dentiere.

Se la ritrova, infatti, la dentiera, dentro un pacco dono sul tavolo della sua abitazione nella new twon de l’Aquila, la vecchietta a cui Berlusconi l’aveva promessa durante la sua visita alle tendopoli. Regalando al pubblico una delle rare zampate alla Sorrentino ancora capaci di graffiare.

È il Silvio piazzista, soprattutto, quello di questo secondo atto. Il venditore di sogni e il compratore di senatori. Quei sei che nel 2008 portarono alla caduta del governo Prodi, li vediamo passare ad uno ad uno nel suo Eden in Costa Smeralda, dove continua a svolgersi l’azione.

Eppure, nonostante la preparazione del suo ritorno a palazzo Chigi e le feste a base di escort un tanto al chilo (il compiacimento nel mostrare i corpi-merce è fastidioso come nel primo capitolo), la maschera plastificata di Berlusconi stampata sul volto di Toni Servillo è quella di un uomo stanco, solo e sempre più vecchio. “Hai l’alito di mio nonno”, gli dice apertamente una delle sue olgettine.

Berlusconi resiste e insiste, però. E Sorrentino con lui aggiungendo ancora manciate di coreografie stile Mediaset, dettagli di cronaca (la visita a Noemi), le passerelle dei suoi fedelissimi (Confalonieri, Mike Bongiorno), fino all’epilogo della storia d’amore con Veronica, da cui l’idea stessa del film è partita (lo ripete il regista napoletano nella conferenza stampa a Roma).

La soap tra i due è al capolinea. Veronica è davanti a Silvio e chiede il divorzio. Ma più che la moglie tradita e umiliata di cui le cronache ci hanno rimandato negli anni ogni dettaglio, Elena Sofia Ricci è lì a chiedere conto di anni e anni di nefandezze (dai rapporti con Craxi alle leggi ad personam, dallo stalliere mafioso ai famosi e misteriosi 113 miliardi da cui è partito il suo impero), come fosse un pubblico ministero, con conseguente effetto “didascalia”.

Non è difficile leggere in filigrana, insomma, la preoccupazione dell’autore di dare spazio anche al “contradittorio”. Comprensibile, ovviamente, ma tra gli aspetti più deboli e schematici di un film che, come il precedente, sembra aver smarrito la bussola, proprio dalla partenza.

“Non volevo essere contro né a favore”, sottolinea ancora Paolo Sorrentino, ribadendo che il suo punto di vista su LUI e LORO è la tenerezza. Peccato o per fortuna che non ne abbiamo provata neanche un po’. Anzi, a saga conclusa la sostanza non cambia e la domanda resta la stessa: perché?