Bulli e pupe per Ben Affleck che torna ai crime di Dennis Lehane

In sala dal 2 marzo (per Warner Bros) “La legge della notte”, nuova incursione cinematografica di Ben Affleck nell’universo letterario di Dennis Lehane, lo scrittore di “crime” più amato da Eastwood e Scorsese. Negli anni roventi del proibizionismo un reduce della Grande guerra diventa gangster. Film ispirato ma per chi ama il genere…

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Se fosse un trattato scientifico sarebbe sul principio di causa ed effetto. O, a giudicare dal tragico fatalismo che ne segna l’intera storia, un componimento classico incentrato sul destino che in parte è scritto e in parte scriviamo noi stessi con le nostre scelte. Tanto quelle che compiamo, quanto quelle che scartiamo.

E così, il film segue i passi e le vicende dell’irlandese americano Joe Coughlin, dalla Prima guerra mondiale alla Seconda. Da reduce a rapinatore di fuorilegge, da tradito per amore a gangster nel proibizionismo. Una dolente parabola che si snoda da Boston, dove tutto ha inizio, a Tampa. Una parabola sull’incapacità di essere diversi e parimenti sulle forze che si oppongono al nostro cambiamento. E poi il passato. Che non lo è mai abbastanza e che torna a presentarci il conto: inevitabilmente salatissimo.

Tutto ciò è La legge della notte, ispirato dall’omonimo romanzo di Dennis Lehane – già autore di Mystic river e Shutter island portati al cinema, rispettivamente da Clint Eastwood e Martin Scorsese – pellicola che porta la firma di un Ben Affleck ispirato sul serio. images-13

Al punto che dopo l’esploit di Argo confermato da questo robusto film, viene lecito domandarsi se l’attore e sceneggiatore che mosse i suoi primi passi con l’amico Matt Damon, non sia soprattutto un talentuoso regista. Tanto convincente quando è dietro alla cinepresa, quanto incerto se le è davanti.

Robusto film, si diceva, che nelle due ore montate con un lungo flashback per poi ripartire in avanti quando ricordi e attualità confluiscono, combina dosandoli sapientemente suspence, azione e umorismo. Concedendosi se non bastasse, un distillato ad alto tasso di sentimenti che certamente non stona in un impianto da gangster movie con inseguimenti in auto, tradimenti, sparatorie e scazzottate.

Se la cornice, dalle scenografie agli abiti fino a vetture e mobilio è impeccabile, altrettanto indovinato è il tris di donne che il regista, sceneggiatore e interprete protagonista cala sul tavolo. Poste ai tre vertici della storia, sono figure retoriche dal fascino immutato nella loro riconoscibilità.

La femme fatale. Rigorosamente bionda, fatale lo è per davvero. La redenta, che torna a una nuova verginità fino alle estreme conseguenze. E la donna ideale. Che accoglie, e comprende. Tra loro, si colloca il portagonista, che rimbalza dall’una all’altra e solo in parte è capace di mantenere la rotta.

Il cast diretto con mano sicura vede coinvolti alcuni dei nomi più prestigiosi della Hollywood contemporanea: Brendan Gleeson qui ufficiale di polizia tutto di un pezzo e genitore pronto a tutto pur di proteggere suo figlio, il premio Oscar Criss Cooper, e Zoe Saldana, che torna a vesti più attoriali e meno action di quanto non fatto per The Losers, Guardiani della galassia e Star Trek, titoli block busters su cui ha costruito la sua popolarità. Quanto a Ben Affleck, si cuce addosso un abito su misura comprendente un campionario di battute fortunate che aiutano a coprire una durata da film di altri tempi.

Con Joe Coughlin continua per Ben l’alternanza tra ruoli da fuorilegge ed eroe. Al primo appartengono Trappola criminale e The town, ispirato al romanzo di Chuck Hogan, Il principe dei ladri di cui Affleck è anche il regista. Al secondo, Jack Ryan, Pearl Arbour, Armageddon oltre ai super eroi Devil e Batman e il pluripremiato Argo. A sua volta tratto da un volume di memorie.

Se ai tre adattamenti già elencati aggiungiamo Gone Baby Gone tratto dall’omonimo crime di Dennis Lehane (in italiano La casa buia), si può affermare a ragione che a Ben Affleck non faccia difetto una certa propensione per la letteratura. Una credenziale non da poco.

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