C’è una mano che cammina sulla Croisette. La sorpresa di Cannes 2019 è l’animazione

È la sorpresa di Cannes 2019, “J’ai perdu mon corps”, opera prima del francese Jérémy Clapin, dal romanzo di Guillaume Laurant,  “Happy hand”. Un piccolo gioiello d’animazione con protagonista una mano “che ha perduto il suo corpo”. Un viaggio tattile e poetico attraverso il senso della perdita, del distacco e del lutto. Dalla parte dei sogni …

Poetico, spiazzante, tattile. E sì, la sorpresa di Cannes 2019 viene dalla Semaine de la critique, dove è passato in concorso J’ai perdu mon corps, un piccolo gioiello d’animazione di un disegnatore francese che, siamo certi, farà molto parlare di sè: Jérémy Clapin, parigino, classe ’74 e già moltissimi premi per i suoi corti.

Punto di partenza del film è il romanzo Happy hand (inedito in Italia) di Guillaume Laurant, già sceneggiatore del fortunato Il favoloso mondo di Amélie, da cui il regista si distacca con grande libertà, poiché è proprio di distacchi, perdite e seperazioni – letterali o simboliche – che tratta questa sorprendente opera prima.

Una mano perde il suo corpo, proprio come nel titolo. Meglio, l’incipit è un mano che, nell’oscurità, fugge attraverso la finestra di un laboratorio dopo averlo già perso il suo corpo.

Il film è il racconto di questa ricerca attraverso una Parigi di periferia e ostile (formidabili l’attacco dei piccioni e quello dei topi tra le rotaie della metro), il vissuto prima del “distacco” e dunque la storia di Naoufel, un ragazzo magrebino, sognatore e innamorato della libertà, approdato in Francia a seguito della scomparsa dei genitori in un incidente d’auto.

I suoi desideri di bambino (musicista, astronauta, viaggiatore) sono finiti in un impiego da speedy-pizza, senza alcuna prospettiva di futuro. La vita, insomma, gli è proprio sfuggita di mano… Sarà l’incontro con la giovane bibliotecaria Gabrielle ad offrirgli il desiderio di tornare “intero”.

Caratterizzato da eleganti animazioni ed armoniose alternanze di genere (tra melò e trhiller), J’ai perdu mon corps accompagna lo spettatore attraverso una vera e propria esperienza sensoriale. Tocchiamo letteralmente con mano – è lei la protagonista – ogni cosa e quel ricordo della sabbia calda fra le dita, per esempio, evocato nell’infanzia – ancora felice – di Naoufel è uno dei momenti a più alto tasso di commozione.

Malinconico e tenero, poetico e sorprendente, il film è un delicato viaggio nelle profondità dell’animo umano, lì dove si annidano le nostre fratture, le nostre perdite e i nostri lutti, piccoli o grandi che siano. E Jérémy Clapin sa raccontarceli prendendoci per mano, dalla parte dei sogni …