“Noi cercatori di storie oltre il cinema”

Intervista ad Andrea Romeo, direttore artistico del Biografilm, International Celebration of lives, in corso a Bologna (dal 9 al 19 giugno), l’ormai celebre rassegna sempre più crossmediale dedicata ai biopic. “In questo festival le storie travalicano i film – spiega – cerchiamo di rinnovarci, cercando contenuti in grado di rimbalzare, di ricombinarsi per una fruizione sperimentale”. E poi del rapporto tra cinema e letteratura dice…

Imbarazzo della scelta. È proprio il caso di dirlo quando si legge il ricco programma del 13 festival di Biografilm, International Celebration of lives, in corso a Bologna (dal 9 al 19 giugno).

Oltre ad anteprime e riproposte, laboratori per bambini, concerti, rappresentazioni teatrali, aperitivi, degustazioni e digestivi legati alla programmazione, ampio spazio è dedicato quest’anno agli incontri e ai dibattiti – meglio sarebbe dire affabulazioni – con registi, sceneggiatori, esperti di varie discipline (c’è perfino un vulcanologo), nell’inedito e affascinante scenario dell’oratorio S. Filippo Neri.

Citiamo solo alcuni dei film proiettati, il cui elenco completo sarebbe troppo lungo, con l’impegno di pubblicarne la recensione appena possibile: 32 pills – my sister’s sucide, All this panic, Amazona, Bill Frisell a portrait, Bill Viola: the road to St Paul’s, Chasing Trane: the John Coltrane documentary, China’s Van Goghs, Le complexe de Frankenstein, Gaza surf club, Il principe di Ostia Bronx (sorpresa italiana), Two hearts (interessante film dalla Mongolia), La danseuse (Io danzerò, di prossima uscita nelle sale italiane), Haiku on a plum tree e Into the inferno di Werner Herzog (già recensiti da Bookciak), Manifesto (interessante esperimento con Cate Blanchett in 13 ruoli diversi).

Con Andrea Romeo, direttore artistico del festival, tracciamo un primo bilancio di una manifestazione che, prima ancora di concludersi, può già definirsi non solo un successo ma un vero e proprio momento di svolta. “Questa tredicesima edizione – esordisce con malcelata soddisfazione Romeo – è un nuovo inizio. Non perché finora sia andato male, ma perché mi piacciono le nuove sfide. Dobbiamo partire da quanto è stato fatto e dimostrare la capacità di rinnovarci”.

Dunque, nuovo inizio in che senso?

Più di ogni altra volta in questo festival le storie travalicano i film. Mi riferisco alla parola narrata, all’incontro, al rimbalzo di un concerto come quello di Enzo Avitabile subito dopo la celebration (sic!) di Indivisibili, dove le canzoni entrano in gioco e raccontano pezzi di storia in modo diegetico…

? (in risposta a un’alzata di sopracciglio Romeo controlla su Google di avere usato la parola in modo appropriato: sì, diegetico vuol dire proprio che fa parte della narrazione)…
Indivisibili è la cifra di quello che sto cercando di fare, della sintonia tra musica, canzoni e sceneggiatura, che dà modo ai contenuti di rimbalzare, di ricombinarsi per una fruizione sperimentale, di tornare più volte negli stessi posti come abbiamo fatto quest’anno con l’Opéra di Parigi (si riferisce a Relève: Histoire d’une création, La danseuse, e L’Opéra, tutt’e tre in programmazione, nda). Poi c’è anche la riproposizione di tematiche che inevitabilmente, in un festival, creano percorsi comuni, affinità tra artisti e contenuti. Il tentativo, insomma, è di rafforzare una visione del festival che mette al centro la fruibilità dei contenuti e la comunità che si crea.

Biografilm nasce per raccontare storie e le storie spesso sono quelle già raccontate nei libri, anche se quest’anno i film “tratti da” sono davvero pochi. Come mai? E, più in generale, cosa pensi del rapporto tra cinema e letteratura?

Da sempre esiste un genere biografico nella narrativa. Noi lo abbiamo sempre tenuto presente, in particolare come analisi dell’identità, come vita quotidiana, come storia forte di un personaggio che abbraccia un’intera epoca al di là dei grandi avvenimenti (Romeo racconta off records di avere ospitato in una edizione di Biografilm il figlio di Marc Bloch, uno dei fondatori della scuola delle Annales che ha rovesciato il modo di interpretare la storia, nda).

Alcuni anni abbiamo dato spazio anche alla saggistica, specie quella autobiografica. Oggi cinema e letteratura dialogano poco. Le nuove cose sono soprattutto quelle che vengono pensate contemporaneamente per l’uno e per l’altra. E, visto quanto è diventato arido ciascuno dei due mercati rispetto alle novità, ci troviamo nel paradosso che i film sono prodotti per il cinema acquistando a caro prezzo i diritti di libri costruiti come prodotti seriali, di forte portata commerciale, come è il caso di 50 sfumature di grigio e Hunger Games. Parlo degli ultimi grandi libri diventati film, che in realtà nascono come prodotti editoriali e cinematografici allo stesso tempo. Si creano universi immaginifici, ma in realtà parliamo di properties destinate al mercato immateriale come qualsiasi altro gadget. È da un po’ che non c’è uno scavallamento spontaneo tra cinema e letteratura, come fu il caso di Il nome della rosa negli anni 80, quando era più frequente che un grande successo editoriale diventasse un film. Oggi perché avvenga questo occorre che il libro abbia avuto grande successo rispondendo a quanto il mercato si aspetta. Non è esattamente quello che vuole Biografilm.

E, a questo proposito, sempre off records, Romeo cita il caso raro di un film che diventa libro. Quello di Napolislam, documentario presentato un anno e mezzo fa da Biografilm Books. La vecchia talpa continua a scavare nonostante tutto, magari a ruoli invertiti.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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