Ciao Beppe, sarai già in quel prato con Anna Frank e Rossellini

Pubblichiamo una bellissima lettera di saluto a Beppe Ferrara di Tiziana Gagnor, sua assistente e aiuto regista dalla fine degli anni Ottanta. I primi passi nel cinema sotto la spinta della lettura del Diario di Anna Frank, nonostante il padre fascista, poi l’incontro con “Paisà” e le tante battaglie civili, anche sui set, contro i service mafiosi, perché il cinema antimafia in terre di mafia è anche questo…

Van Gogh - Prato verde

Ciao, Beppe
Una forma di egoismo ci spinge a non voler lasciar andare chi si ama, nemmeno quando soffre tanto. Ti dobbiamo dare l’estremo saluto, non c’è verso. Ciao Beppe, ciao Beppe, è tanto difficile, ciao Beppe. Ciao maestro, ciao.

Accarezzandoti la fronte ieri, dopo che te n’eri andato da quel corpo, mentre il tuo vicino di letto di ospedale leggeva un Giallo Mondadori e i tuoi cari erano disperati, mi è arrivata l’immagine di un grande prato verde, tenero e invitante e ti ho visto allungato lì, come si fa nelle gite, con un ginocchio piegato e un filo d’erba tra i denti, coi tuoi bei capelli bianchi, contento finalmente di riposarti un po’. Sorridevi luminosamente, con la bocca e finalmente anche con l’azzurro dei tuoi occhi.

Ho immaginato che ti venissero incontro, per accompagnarti in quel tuo nuovo paese fortunato di averti come nuovo cittadino, Anne Frank e Roberto Rossellini. Li ho visti avanzare verso di te, ti guardavano con il sorriso complice di chi ne ha combinate, di cose assieme.

Mi sono chiesta perché proprio Anne Frank e Rossellini. Forse perché la fine del giorno si collega al suo inizio: eccoli lì, caro Beppe, i due grandi che ti hanno cambiato la vita e ti hanno portato a intraprendere il tuo percorso di impegno, quella strada che nella vita non hai mai abbandonato nemmeno quando la vessazione dei tuoi potenti avversari, il tradimento dei finti amici, gli sbagli e la vita stessa si sono accaniti contro di te.

Mi sono ricordata che la lettura del Diario di Anne Frank, da ragazzetto, in Toscana, ti ha talmente toccato che hai affrontato tuo padre (fascista) dicendogli “Papà, ma tu hai collaborato a uccidere Anna Frank, leggiti un po’ questo libro”.

Da lì non ti sei piu’ fermato. La (scomoda) ricerca delle responsabilità (che fosse dei delitti di mafia o di terrorismo,  delle ingiustizie economiche o delle trame oscure del nostro paese, dell’imperialismo o delle dittature) è stato il cuore del tuo documentarismo, del tuo cinema e della tua vita. Costasse quel che costasse, era il tuo dovere. Era come un risarcimento alle vittime. Glielo dovevamo, glielo dovevi. Stanotte ho riletto le parole che mi dicesti in una delle tante, belle e lunghe chiacchierate che facemmo mentre preparavo la tesi di laurea su di te, nell’antico ’86:

“Vorrei che attraverso le immagini ci fosse una specie di risarcimento di questi assassini. È impossibile riportare in vita gli assassinati, però il cinema può essere una riflessione su queste vite che sono state annullate proprio perché davano fastidio, proprio perché erano vite che venivano spese contro l’oppressione, contro la mafia, contro il fascismo. Riportarli vivi alle nostre coscienze (…) “ *

La visione, diciottenne, in un cineclub, di Paisà di Rossellini, poi, è stata decisiva nella  difficile scelta di diventare regista cinematografico in un ragazzo destinato per tradizione familiare all’insegnamento. Quando parlavi di quel film ti si illuminavano sempre gli occhi.

Generale mio generale, ne abbiamo passate di battaglie assieme, i ricordi sono molti e s’intrecciano sempre con momenti e personaggi (positivi, negativi o inquietanti) della nostra Italia contemporanea ma l’immagine immediata che ho di te è proprio da compagni di lavoro: sul set, l’indimenticabile espressione discola e  soddisfatta che avevi quando, col “cestino” davanti, tiravi fuori il tuo sacchetto magico contenente l’olio buono toscano e ti concedevi un attimo di bontà d.o.c. della tua terra nella standardizzazione del nostro pranzo da cinematografari.

Apprezzavi intensamente la bontà e la bellezza, le gustavi e le vedevi anche nelle cose semplici, quotidiane, forse anche da lì traevi la forza che ti era necessaria, la tua inesauribile energia.

Di tutte le imprese “eroiche” in particolare sono orgogliosa di essere stata al tuo fianco la volta in cui, su sollecitazione del Comitato antimafia di Palermo,  hai rifiutato i servigi di service mafiosi (addirittura, poco tempo prima erano stati trovati a casa di uno dei proprietari dei certificati elettorali falsi) mentre preparavamo il “Falcone” inducendo la produzione a farlo.

È una delle tue battaglie meno conosciute ma piu’ radicali. Anche il cinema antimafioso, infatti, quando va in terre di mafia soggiace ai servigi mafiosi altrimenti vengono bruciati i camion delle macchine da presa, sabotate le riprese etc.

Sognavi di fare un evento coi tuoi colleghi per puntare un grande riflettore su questo tema e in molti hanno aderito entusiasticamente ma poi poco a poco le disponibilità sono scemate e sei rimasto solo col cerino acceso.

Ricordo gli ordini del giorno finti,  i piani di lavorazione organizzati come piani di guerriglia per depistare e per poter girare in location tenute segrete, le intimidazioni telefoniche. Ci siamo presi gli sputi, le monetine  e le minacce delle masse disperate palermitane “gestite” come comparse da orribili figuri che si piccano di amare il cinema praticando l’inciviltà,  ma abbiamo continuato a girare.

Toscanaccio sanguigno, diretto e difficile, ciao. Combattente antifascista innamorato della nostra Costituzione ciao. Onoreremo la tua memoria migliorandoci come esseri umani, costruendo un mondo migliore, amando la democrazia, il nostro paese e svegliando coscienze. Ce la faremo?

Questo è il mio cinema: mandare aventi la coscienza civile, spostare di un millimetro il mondo. È di una presunzione, secondo me folle e io questa presunzione ce l’ho”  *(Risatona liberatoria)

Cammina sentendoti leggero,
respira tranquillamente,
ridi a crepapelle.
(Nelson Mandela)
Ciao, Beppe.
Tizi

* Dall’Intervista  del 6/4/86 per la tesi di laurea Giuseppe Ferrara: il documentarismo come impegno civile, Università degli studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea un Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, a.a. 1986-87


Tiziana Gagnor

regista, sceneggiatrice e aiuto di Giuseppe Ferrara


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