Dalla barca di Simenon all’Olimpo cineletterario. I 90 anni del commissario Maigret

È nell’estate del 1929, nel piccolo porto olandese di Delfzjil, dove la barca di Georges Simenon, in avaria, si trovò costretta a ormeggiare che nacque Il personaggio di Jules Maigret, destinato a entrare a pieno titolo nell’Olimpo delle serie poliziesche. Per i suoi novantanni grandi festeggiamenti nel mondo cineletterario, con un nuovo film di Patrice Leconte con Daniel Auteuil e la raccolta francese, “Tout Maigret”, dieci volumi con 103 romanzi e le illustrazione di Jacques de Loustal …

il commissario Maigret nelle tavole di Jacques de Loustal

Riprende servizio il commissario Maigret, 90 anni dopo la sua creazione e in occasione del terzo decennio della scomparsa – avvenuta a Losanna nel 1989 all’età di 86 anni – del suo inventore Georges Simenon.

Il personaggio Jules Maigret, destinato a entrare a pieno titolo nell’Olimpo delle serie poliziesche, nacque a Delfzjil, in Olanda, nell’estate del 1929, piccolo porto dove l’Ostrogoth, la barca di Simenon, in avaria, si trovò costretta a ormeggiare.

Simenon aveva già firmato con pseudonimi diversi circa 200 romanzi “popolari”, ma in quell’occasione, dovendo scrivere a tutti i costi per rispettare i contratti con gli editori, cercò rifugio in una chiatta piena di acqua rossastra: “Dopo un’ora cominciavo a vedere disegnarsi la massa possente e impassibile di un signore che mi pareva sarebbe stato un commissario accettabile, e durante la giornata aggiunsi al personaggio qualche accessorio: una pipa, una bombetta, un soprabito pesante con il collo di velluto. E dato il freddo umido che soffrivo nella mia chiatta, gli concessi nel suo ufficio una vecchia stufa di ghisa”.

Daniel Auteuil sarà Maigret per Patrice Leconte

Decise di firmare con il suo vero nome, Georges Simenon, e Pietr-le-Letton fu il primo della serie destinata a dar vita alla leggenda al celeberrimo poliziotto, Maigret, onorato anche da una statua che tuttora attira curiosi a Delfzjil.

Per celebrare il duplice anniversario, le edizioni Omnibus editano 30.000 copie di Tout Maigret, ovvero 103 romanzi e racconti riuniti in dieci volumi con copertine disegnate dal noto fumettista e illustratore Jacques de Loustal. E al cinema, in autunno inizieranno le riprese del film ispirato da Maigret et la jeune morte (1954); il regista Patrice Leconte dirigerà l’attore Daniel Auteuil nel ruolo del commissario: “Quando si tratta di Maigret, tutto va bene”, per dirla con il romanziere e giornalista Pierre Assouline, accademico Goncourt e autore di Simenon (ed. Folio). “Non vi sono piccoli romanzi di Maigret, così come non esistono piccoli pensieri di Pascal” rincara l’altro accademico Philippe Claudel che, così come Assouline, firma una prefazione a uno dei volumi dell’antologia proposta da Omnibus.

Fin dal 1932, Il commissario aveva trovato posto sul grande schermo d’Oltralpe, a partire da Julien Duvivier che aveva diretto Il delitto della villa (La tête d’un homme), Jean Renoir La notte dell’incrocio (La nuit du carrefour) e Jean Tarride Le chien jaune, tutte pellicole tratte dagli omonimi romanzi. In totale, più di 70 film e circa 400 telefilm tratti da 75 romanzi e 28 novelle, testi che dettava e la cui redazione non richiedeva mai più di due settimane.

Maigret ha venduto 600 milioni di copie, facendo di Simenon l’autore francofono più tradotto, dopo Hergé, l’inventore di Tintin. Divenne giornalista, e poi scrittore, per caso: licenziato dalla libreria in cui faceva il commesso, entrò alla Gazette de Liège, il quotidiano più cattolico e conservatore di Liegi, la città in cui viveva.

Era del tutto ignaro della professione, poiché “a quell’epoca, nelle famiglie, soltanto il padre leggeva il giornale, e la madre ne ritagliava il feuilleton. I bambini o i ragazzi non si occupavano né di politica né di niente. Non leggevo giornali, sfogliavo quello che si riceveva in casa mia e non ne conoscevo alcun altro”.

Il commissario Maigret, inquirente silenzioso della polizia giudiziaria che ha sede in quai des Orfèvres, adora lo spezzatino, specie quello cucinato dalla premurosa moglie, perennemente in attesa nella casa di boulevard Richard-Lenoir. Si aggira per le strade con le mani in tasca, interrogandosi sulle eventuali motivazioni psicologiche che possono avere istigato un crimine; talvolta sosta in un bistrot per consumare una birra o un calvados. Il “metodo Maigret” fa così di lui un investigatore molto diverso dai suoi colleghi, convinto che “si deve conoscere l’ambiente in cui il delitto è stato commesso, il genere di vita, le abitudini delle persone coinvolte, che siano vittime, colpevoli o semplici testimoni”.

Burbero e cerebrale, non giudica né tantomeno condanna, e non ha nulla a che vedere con i poliziotti delle caricature: “senza baffi né scarpe a doppia suola, indossa abiti di buon taglio, si rade ogni giorno e ha mani curate”. Nel 1972 Maigret et Monsieur Charles, chiuse la serie di Maigret, e Simenon, che per tutta la vita per mezzo del suo commissario, aveva “sondato l’animo umano”, si dedicò esclusivamente alla propria autobiografia, Mémoires intimes (1980).