Due papi, una svolta. Ratzinger vs Bergoglio nel film Netflix, in corsa per l’Oscar

Dal 20 dicembre su Netflix e adesso al cinema, “I due papi” di Fernando Meirelles dalla pièce di Anthony McCarten (“The Pope”) che ne firma la sceneggiatura. Con Jonathan Pryce nei panni di Bergoglio e Anthony Hopkins in quelli di Ratzinger. Due mondi agli antipodi che si confrontano o meglio si scontrano. La porpora e l’ermellino contro i crocifissi di metallo e le normali scarpe nere. Restando all’esteriorità, ma andando ai temi cruciali si tratta di comunione ai divorziati, omosessualità, celibato, sacerdozio femminile… La Chiesa, insomma, che accetta la sfida della modernità e cerca, fatti salvi i principi, di parlare il linguaggio dei nostri tempi …

Due Papi, Ratzinger e Bergoglio, due modi di intendere il cristianesimo, due modi di pensare e di vivere. Eppure, è la stimolante ipotesi avanzata dal film I due papi, già nelle sale e dal prossimo 20 dicembre su Netflix che ne è anche il produttore, fra i due potrebbe essere intercorsa una intesa ben più profonda e diversa di quanto considerato ovvio nel comune sentire, ovvero che uno sia stato l’esatto contrario dell’altro. Su tutto, come si ricorda nel film, ma proprio su tutto.

Fin dal primo momento sono balzati agli occhi gli aspetti esteriori. Uno che amava la porpora, l’ermellino, gli ori e gli orpelli del rango comprese le scarpe rosse. Che viveva negli appartamenti papali o al fresco della splendida villa di Castel Gandolfo. Che mangiava da solo pasteggiando con l’aranciata.

L’altro che indossa crocifissi di metallo, normali scarpe nere, che definisce “da carnevale” gli abiti cari al predecessore. Abituato a muoversi in autobus, frequentatore di periferie disastrate, tifoso di calcio. Che anche da Papa abita in due stanze fuori dagli appartamenti pontifici usati come ufficio, che beve vino, ama mangiare in compagnia.

Ma le differenze sono ben più profonde e interessano tutti i temi che travagliano il dibattito teologico dentro la Chiesa cattolica: la comunione ai divorziati, l’omosessualità, il celibato, il sacerdozio femminile. Ove si contrappongono la visione di una Chiesa cittadella arroccata, assediata dal modernismo, dal relativismo, che deve difendersi rinsaldando i dogmi e la dottrina oppure di una Chiesa che accetta la sfida della modernità e cerca, fatti salvi i principi, di parlare il linguaggio dei nostri tempi.

La differenza, forse, potrebbe essere condensata in una barzelletta. A un certo punto, nel pieno di un serrato dibattito teologico fra i due, il cuore della pellicola, Bergoglio domanda a Ratzinger “si può fumare mentre si prega?” La risposta ovviamente è no, afferma un rigoroso seguace delle regole come Papa Benedetto XVI. Ma basta rovesciare la domanda osserva un gesuita come Papa Francesco: “si può pregare mentre si fuma?” per avere una risposta diversa.

Il film è firmato dal regista Fernando Mereilles, nominato all’Oscar per City of God assieme allo sceneggiatore tre volte candidato all’Oscar, Anthony McCarten autore della pièce a cui il film è ispirato. E si avvale dell’interpretazione di due “mostri sacri”: Anthony Opkins che interpreta Joseph Ratzinger e Jonathan Pryce nei panni di Bergoglio finendo per somigliare in maniera impressionante, specie Opkins, all’originale.

Si narra della venuta a Roma dell’allora cardinale Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires per rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa (è vero che Bergoglio voleva dimettersi) ma da questo non accettate perché anche lui, con tre anni in anticipo rispetto a quando poi effettivamente avvenne, stava già pensando alle dimissioni (sic!) e aveva individuato proprio in Bergoglio, il suo massimo antagonista, l’uomo giusto per succedergli alla guida della barca di Pietro.

Per quanto il film sia presentato come “ispirato da eventi reali”, questa storia è totalmente inventata e destituita da ogni fondamento. Quindi se pensate di scoprire una verità fino ad ora rimasta nascosta, avete decisamente sbagliato spettacolo.

Con questa avvertenza il film, che è effettivamente collocato nel giusto contesto storico, è uno spettacolo che può essere gustato. Le immagini, innanzi tutto, sono assolutamente bellissime. Alcune ad esempio quelle del funerale di Giovanni Paolo secondo con cui si apre il film, mischiano immagini reali dell’evento con altre frutto di ricostruzioni minuziose e fedeli. Così come stupende sono quelle all’interno della Cappella Sistina, ricostruita alla perfezione, ove si svolgono i due Conclavi, quello che elesse Ratzinger nel 2005 e quello che ha eletto Bergoglio nel 2013 e che fa da sfondo anche al colloquio finale fra i due. E ancora un mix da antologia quelle di Castel Gandolfo, e poi dello storico passaggio di consegne fra i due papi.

Che dire poi della strabiliante prova di recitazione dei protagonisti? Niente che già non sia stato detto sul loro conto, due super professionisti, ripresi a lungo in primissimi piani dai quali risultano i batter di sopracciglio, le pieghe agli occhi, le piccole smorfie come solo i grandissimi si sanno permettere.

È sfoderando queste armi che Hopkins e Pryce rendono coinvolgente la pur incredibile storia. Anche quando affronta temi scabrosi. Si tratti dello scandalo ormai mondiale della pedofilia e delle responsabilità di Ratzinger, o delle mai sopite polemiche su una non limpida vicenda che coinvolse Bergoglio quando era a capo dei gesuiti argentini durante la dittatura.