“Ecce Robot”, letteratura, cinema, arte e scienza. In biblioteca

Fino al 31 ottobre alla biblioteca Guglielmo Marconi di Roma, “Robot tra noi”, un progetto interdisciplinare per indagare sulla realtà dell’automazione. E dal 13 ottobre la mostra di arte contemporanea, “Robot Ergo Sum”, a cura di Pier Luigi Manieri che prende le mosse dal letterario Frankestein di Mary Shelley…

download-17

Illustrazione di Lucio Fabale

La civiltà sta producendo macchine che si comportano come uomini e uomini che si comportano come macchine”

Erich Fromm

L’intelligenza artificiale cambierà il mondo? Partendo da questo interrogativo un percorso letterario, cinematografico, scientifico ed artistico tenterà di fornire risposte definitive circa la “coabitazione” tra uomo e macchina.

Ogni ambito dell’evento contenitore è  identificato da titoli tematici, così la rassegna di film “Aspettando Robot” ideata dal team di Lifelong Learning Scientific (LLS-Team) per il progetto di Servizio Civile (2015/16) dell’Ufficio Biblioscienza di Biblioteche di Roma, imperniata sul problematico rapporto tra uomo e macchina, si ripete ogni lunedì alle ore 17 durante la quale verranno programmati titoli come: The net di Irwin Winkler, Her di Spike Jonze (Premio Oscar miglior sceneggiatura originale 2014), S1m0ne di Andrew Niccol, Ex_Machina di Alex Garland, Io, Robot di Alex Proyas (adattamento di Io, Robot di Isaac Asimov, in cui vengono descritte le Tre leggi della robotica).

Dal 13 al 26 ottobre la mostra contemporanea “Robot ergo sum” a cura di Pier Luigi Manieri espone le opere (nelle foto) di Giampaolo Atzeni, Daniele Carnovale, Fernando Di Nucci, Lucio Fabale, Easypop, Esteban Villalta Marzi, Giancarlo Montuschi e si concentra sull’analisi della fenomenologia della macchina, osservandone tanto i suoi significati archetipici quanto la sua influenza nell’immaginario fantascientifico. Dice il curatore:”Partendo da questa premessa, il titolo “Robot ergo sum” allude, tanto all’intelligenza, quanto sottende all’identità. Suggestioni che proprio Asimov esplora in Io, Robot tra il 1940 e i dieci anni successivi”.

Gli artisti selezionati restituiscono mediante la loro personale estetica, l’essenza stessa della macchina, accostandosi a quel “sentire” comune che trova  rappresentazione in oltre cento anni di letteratura, cinema, cartoni animati. Nella loro azione, amplificano la portata “iconica” dello “spirito nella macchina” laddove la narrazione, assunti i canoni del mito diventa archetipo.

Il punto di partenza è inevitabilmente il Frankestein di Mary Shelley a cui Fernando Di Nucci ridà “vita” attraverso i suoi oli. Reinterpretazioni che vedono “la creatura”, “replicarsi” in altrettante figure-icona moltiplicando la concezione di entità in serie. O, “lavori in pelle” come dirà Philip K. Dick. La Shelley scrisse Il Prometeo moderno “in una notte buia e tempestosa”, per gioco. Con ogni probabilità non si rendeva conto del fatto che avrebbe avviato l’indagine verso la relazione tra uomo – macchina – esistenza che poi avrebbe portato all’I.A. per definizione: l’Hal9000 di Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick, protagonista di 2001:Odissea nello spazio.

La “donna” di Metropolis di Fritz Lang è invece oggetto dell’indagine pop di Giampaolo Atzeni che aggiorna la sua esplorazione dell’universo femminile con l’Eva elettronica. Cui fa da contraltare un plastico, dirompente, Terminator. Monumentale riproduzione ad olio – e non unicamente perché l’ipertrofica silhouette di Arnold Schwarzenegger lo sia – di Esteban Villalta Marzi, artista italo spagnolo da anni tra gli esponenti eccellenti della scena pop europea.

Il percorso della mostra enuclea le incursioni visive di Easy Pop nell’universo robotico nipponico immaginato da Go Nagai, fondato su mezzi da combattimento di puro “metallo urlante”. Campeggiano, plastici, Jeeg e Goldrake, come pure il Grande Mazinga e Venus che “inseguono”, avvinti, Amore e Psiche, nel loro scultoreo abbraccio.

Nell’alveo della dimensione ludica si collocano le opere dell’altra grande firma del Neo Pop italiano: Giancarlo Montuschi, che recupera il robot. Giocattolo pionieristico e generazionale. Se Daniele Carnovale guarda, attraverso la sua tecnica mista, ai droidi “di servizio” D3po e C1p8, visti a specchio come una carta da gioco nella foto); oggetto dello studio di Lucio Fabale é Roy Batty, il “lavoro in pelle” più celebre e tormentato dopo Frankestein. Il suo replicante si propone come un doveroso richiamo cineletterario al Blade Runner di Philip K. Dick – Ridley Scott, laddove l’intelligenza artificiale si combina con la biomeccanica aprendo alla questione del rapporto tra sintetico e natura umana.

Fabale, coi suoi oli “pixellati” (nella foto), è da sempre attento all’interazione tra pittura e video (cinema e videogioco) cui fa ricorso anche per il Data di Star Trek Next Generation, l’androide positronico che desidera essere “più umano dell’umano”.

Il progetto è a cura della biblioteca Guglielmo Marconi e l’Ufficio Biblioscienze. Biblioteca Marconi, via Gerolamo Cardano, 135 Roma.

Seguici su:

Gino Santini

Apprendista

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1