Fanny e gli altri. Bambini in fuga dall’Olocausto

Per la serie gli adattamenti da rivedere in DVD (CG Entertainment) vi proponiamo “Il viaggio di Fanny” della francese Lola Doillon, ispirato alla storia vera di Fanny Ben Ami che ha narrato nel suo diario. L’Odissea di un’adolescente ebrea che, nella Francia occupata, deve portare lontano dall’Olocausto un gruppo di coetanei. Un film per non dimeticare…

Si può esaurire il racconto del dramma dell’Olocausto dello scorso secolo? No. Assolutamente no. In particolar modo oggi in un mondo dominato dal razzismo e dall’intolleranza impetuosi e impuniti che montano ovunque. I racconti del passato, dunque, ben vengano per offrire nuovi spunti di riflessione sulla “natura umana”.
È il caso de Il viaggio di Fanny, per esempio, della talentuosa regista francese Lola Doillon, ispirato alla biografia romanzata (Le journal de Fanny) di Fanny Ben Ami, all’epoca ragazzina ebrea sopravvissuta allo sterminio nazista che si trovò a guidare un gruppo di bambini in fuga, nella Francia occcupata.
Un racconto che si pone in quella striscia di mezzo dove la guerra esiste ma non si vede, si avverte in tutto il suo pericolo, si avverte nei nazisti che ciondolano pericolosi in ogni luogo, si avverte nei francesi collaborazionisti che odiano gli ebrei (unico neo del film che non spiega questo odio feroce), si avverte nei treni con gli sguardi impotenti dei ragazzi e ragazzini alla presenza del mondo, insomma si avverte in ogni angolo buio dell’umano essere.
Un dramma senza fine che vede questo manipolo di bimbi e adolescenti fuggire per tutta la Francia fino ad approdare in Svizzera. Prima guidati dagli adulti e poi dalla coraggiosa Fanny che deve sostenere sulle sue piccole spalle il peso di altre vite.
Le gesta delle piccola Fanny diventano epiche nonostante la sua voglia di normalità. Lola Doillon non fa altro che mettere in scena ciò che ha letto e intravisto nel libro. Ossia la storia di una ragazzina tra 12 e 13 anni costretta a diventare adulta per il corso della storia. Non teoria ma vera vita. E in questo la Doillon è maestra, maestra nel dipingere il ritratto delicato, imperioso e dolente di ragazzini che devono rinunciare alla normalità, che non possono mai abbassare la guardia di fronte a un mondo che li perseguita.
Un film per tutti sulla crudeltà umana.

Mauro Conciatori

giornalista e regista

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