Il figlio del cinema migrante da Pesaro 52 alla sala

Arriva in sala dal 30 marzo (per Gina Films) “Per un figlio”, felice esordio del ventottenne Suranga Deshapriya Katugampala di origini singalesi, già menzione speciale della giuria allo scorso Festival di Pesaro. Un film che attraverso un rapporto madre figlio racconta l’ibridazione culturale del nostro presente multietnico …

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Se la letteratura migrante in Italia è ormai talmente ricca da essersi “liberata” dall’etichetta che rischiava di imprigionarla (pericolo da cui per prima ha messo in guardia la scrittrice di origini somale Igiaba Scego), il “cinema migrante”, invece, sta muovendo ancora i primi passi.

Parliamo, infatti, di quello che nel resto d’Europa (il cinema del métissage) da decenni, attraverso lo sguardo di registi migranti di prima e seconda generazione, ha raccontato dall’interno l’universo della multculturalità, ponendo l’accento su quel complesso fenomeno, troppo spesso inceppato, che si chiama integrazione.

Qui da noi, qualcosa del genere, è cominciato dall’inizio del nuovo millennio. Dagmawi Yimer, per esempio, regista etiope sbarcato nel 2005 a Lampedusa, nel suo Come un uomo sulla terra (firmato con Andrea Segre e Ricccardo Biadene) attraverso la sua storia personale, ha raccontato il dramma dei migranti sulle rotte per l’Europa, proseguendo con la denuncia delle aggressioni razziste in Va’ pensiero del 2013.

Roland Sejko, albanese arrivato in Italia col primo esodo di massa del ’91, che ha fotografato nel suo Anija-La nave facendo incetta di premi, è ormai entrato a far parte della schiera dei documentaristi italiani più noti, come dimostra il passaggio all’ultimo festival di Taormina, di L’attesa dedicato al suo paese di origine l’Albania e agli anni bui del regime comunista.

Questo per quanto riguarda il passato, lasciato alle spalle nelle terre di origine.  Il presente in Italia, invece, con la questione dell’identità delle seconde generazioni, lo raccontano i più giovani come Haider Rashid, nato a Firenze da padre iracheno che vanta già una ricca filmografia (i più recenti Sta per piovere del 2013 e Street Opera del 2015) o Suranga Deshapriya Katugampala, 28 anni, nato in Sri Lanka, attivo nel mondo audiovisivo indipendente (guardate la sua serie web Tempeste) e vera sorpresa, fra le molte, del festival di Pesaro52, diretto per il secondo anno da Pedro Armocida, che ha chiuso i battenti sabato 9 luglio.

Accompagnato al festival da una nutrita delegazione di singalesi di Verona, dove vive da quando appena ragazzino arrivò in Italia con sua madre, Suranga Deshapriya Katugampala ha presentato al festival la sua opera prima: Per un figlio, unico film italiano del concorso, che si porta a casa una mezione speciale della giuria di studenti, capitanati da Roberto Andò.

Prodotto da Gianluca Arcopinto (col sostegno della Cineteca di Bologna) il film punta dritto all’analisi dell’ibridazione culturale del nostro presente multietnico, vissuto all’interno di una famiglia di migranti dello Sri Lanka in Nord Italia. Una madre (col volto di Kaushalya Fernando) che per tirare avanti fa la badante ad un’anziana e il figlio adolescente, che per “integrarsi” rifiuta ogni rapporto con le sue origini, accompagnandosi ad amici italiani e perdigiorno di fronte ai quali si vergogna persino di questa donna che non sa parlare l’italiano. E che per molti anni nella sua prima infanzia è stata “assente” contretta a scegliere la strada della migrazione.

Lo scontro fra i due, non solo generazionale evidentemente, è narrato con potente sguardo documentaristico, gesti quotidiani che si susseguono in una routine di fatica e incertezza, continue corse in motorino della madre che cerca di dividersi tra l’assistenza all’anziana – a sua volta “abbandonata” da un figlio troppo preso dalla sua vita – e le cure del figlio che vive dall’altra parte della città nel loro microscopico appartamento. Più che dialoghi silenzi, distanza e solitudine. E su tutto la forza del reale nella sua più attuale complessità, per cui la parola “integrazione” appare sempre più inadeguata.

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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Una risposta

  1. Mauro ha detto:

    Tutto giocato sul filo delle emozioni primarie e profonde… Grazie

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