Foto di gruppo con piscina. I quarantenni (sfigati) che piacciono ai francesi

In sala dal 20 dicembre (per Eagle Pictures e Leone Film Group), “7 uomini a mollo” di Gilles Lellouche, commedia natalizia, intorno al tema – molto sfruttato – dello sport che riscatta. In questo caso un gruppo di quarantenni sfigati e piuttosto imbranati nello disciplina prescelta: il nuoto sincronizzato maschile. Tanto già visto e una squadra di ottimi interpreti, da Mathieu Amalric a Benoit Poelvoorde. Gran successo ai botteghini francesi …

Come si fa a rimanere tiepidi di fronte a un film che in Francia è record di incassi? Forse, se si è giovani e non si sono mai visti I cannoni di Navarone o Una sporca dozzina, tanto per citare due filmoni che hanno fatto storia, si può apprezzare l’ennesima versione di un plot tanto classico quanto abusato.

Altrimenti dopo tre minuti ne hai già capito svolgimento e conclusione. E il sorriso, davanti al già visto e rivisto, non riesce a sbocciare sulle labbra. Bella fotografia, montaggio veloce senza lasciare zone di ambiguità nel seguire la storia. Gli attori sono bravi, ma un po’ macchiette. Le situazioni sono assolutamente inverosimili. E l’happy end è talmente happy che va bene giusto come fiaba di Natale. Come del resto l’hanno immaginata i distributori – Eagle pictures e Leone film group – che la portano al cinema dal 20 dicembre.

Ma, come si dice, andiamo con ordine. Il film in questione è 7 uomini a mollo. La regia è di Gilles Lellouche, famoso attore con prestigiose presenze in pellicole autoriali, qui alla sua prima prova di regia tutta in proprio, dopo esperienze come coautore in altri film con altri colleghi.

Spiega Lellouche: “Ho voluto esaminare quella stanchezza – o più che altro quella latente depressione – che stavo iniziando a notare in molte persone della mia generazione (lui è del ’72) o più in generale in Francia. In questa gara di individualismo nella quale siamo intrappolati nonostante la nostra volontà ci scordiamo di cosa siano la collettività, la passione, l’apprezzamento, lo sforzo”. Da qui, con un lavoro durato ben 5 anni, l’impegno per arrivare a raccontare la storia di “un gruppo di uomini più o meno disillusi che cercano di fare i conti con i loro sogni infranti”.

Già, ma il problema, come al solito, nell’arte non è il “cosa”, bensì il “come”. Ed è qui che casca l’asino. Perché per raccontare questa storia di uomini che cercano… eccetera eccetera, il regista ricorre a una storia vista e rivista. (Per gli amanti del genere è in sala proprio in questi giorni un’altra pellicola, Non ci resta che vincere a dimostrazione di quanto il plot sia abusato.)

Dunque ci vuole, come punto di riferimento, un triangolo: primo vertice, un gruppo di sfigati, (ma vanno bene anche criminali in via di redenzione, giovani rampolli in fuga, psicopatici, nevrotici, handicappati fisici e psichici e via per categorie protette); secondo vertice: un capo banda magari con problemi disciplinari alle spalle, a sua volta sfigato, sul viale del tramonto eccetera, bravo e autorevole, duro ma umano (divertitevi con le pellicole con Lee Marvin, Gregory Peck, Robert Redfort, Burt Reynold e innumerevoli altri) e infine, terzo vertice del triangolo, la-missione-impossibile, l’obiettivo che sembra irraggiungibile, il premio che “era follia sperar” come dice Manzoni a proposito di Napoleone divenuto imperatore. E visto che anche questo film è smaccatamente francese, la citazione capita a fagiolo.

Lo schema è semplice: prima si descrivono i personaggi, se ne mostrano i difetti, le pecche, si racconta perché sembrerebbero proprio delle frane inadatte a qualunque eroismo. Poi si narra chi è il grande mago che trasformerà i pulcini neri in splendidi e regali cigni; allenatore di calcio-basket-pallacanestro, baseball, oppure colonnello, maggiore, sergente, oppure ancora insegnante, scienziato a vostro piacimento. E infine, l’individuazione dell’obiettivo. Conclusione: spes contra spem; i nostri, superando ogni avversità trionferanno.

Ecco, 7 uomini a mollo è esattamente questo. Gli sfigati sono il depresso disoccupato (il grande Mathieu Amalric); l’imprenditore sull’orlo del fallimento (anche lui un volto famoso, quello di Benoit Poelvoorde, l’indimenticabile protagonista di quel gioiello che è Dio esiste e vive a Bruxelles) e poi ancora il dirigente d’azienda nevrotico e collerico in rotta con moglie, figlio balbuziente (e ci credo con un padre simile!) e anziana madre semi demente; un bamboccione che a oltre 40 anni non è mai stato con una donna, introverso, timido e imbranato; un vecchio rokkettaro che vive in un camper e che per campare lavora nella mensa della scuola dove studia la figlia che lo disprezza, e via di questo passo compreso un bel panzone di colore che parla, pochissimo, una lingua di difficile comprensione.

E chi è l’allenatore-sergente-Pigmalione? Nel nostro caso sono due, due donne giovani e belle, una alcolista bionda e una paraplegica mora, brave nella professione ma con più che evidenti problemini personali. Incredibile ma vero, fra crisi, abbandoni e riconciliazioni riescono a domare le belve e portare le tigri a saltare nel cerchio di fuoco.

Ed eccoci alla sorpresa: l’obiettivo. Niente finalissima con un pallone, sia tondo che ovale. Niente vecchio castello superfortificato dove è asserragliato il comando delle SS da distruggere. Niente vetta nelle Ande da scalare dalla parete nord in inverno mentre infuria la bufera. Niente ingovernabili classi di ribelli borgatari portati a vincere i campionati di matematica.

No, nel nostro caso si tratta soltanto (!!!!) di vincere il campionato mondiale di nuoto sincronizzato maschile. Già, perché la cosa che accomuna questa accozzaglia di cause perse è la piscina, la passione per uno sport considerato da finocchi, visto che nell’ immaginario collettivo è associato alle bellezze al bagno di Ester Williams degli anni cinquanta.

Domanda: riusciranno i nostri eroi in pochi mesi di allenamenti durissimi, fra incazzature e crisi familiari ed esistenziali, a raggiungere il Paradiso? Saliranno nell’Olimpo dove riposano Dei e Campioni? Riusciranno mai a battere, loro un po’ più un po’ meno quarantenni, cicciotti e flacciducci, squadroni formati da ficaccioni ventenni con un fisico da paura?

La risposta scontata fin dai primi minuti, andatevela a vedere al cinema. Qui facciamo solo una ultima considerazione che spiega il successo del film in Francia. Il campionato mondiale in oggetto, che nel nostro caso si tiene in Svezia, è per squadre nazionali: Germania, Inghilterra e via enumerando. Ebbene, i nostri, non si sa bene come, in barba a federazioni nazionali di nuoto, comitati olimpici, si autoiscrivono (???) come squadra nazionale ufficiale della Francia.

E siccome di questi tempi i francesi che vagheggiano eternamente la propria grandeur, hanno decisamente bisogno di una dose supplementare di autostima, finisce che si attaccano a qualunque fola, fino, parrebbe, a riempire le sale cinematografiche immedesimandosi in un gruppo di di sette uomini a mollo sfigati ma decisi, che intonano nel cuore la Marsigliese in nome della Patria. Se anche i gilet gialli vadano a vederlo non è dato saperlo.

Lorenzo Scheggi Merlini

Giornalista

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1