Foto di gruppo senza foto. Dentro Rebibbia con le vincitrici-detenute di Bookciak, Azione!

Si è svolta mercoledì 5 dicembre, all’interno del femminile di Rebibbia, la premiazione delle allieve-detenute che hanno vinto la sezione speciale del premio Bookciak, Azione! 2018. Un’emozionante foto di gruppo senza foto, perché le macchine fotografiche e i cellulari in carcere non entrano …

Non c’è la foto di gruppo stavolta. Mancano macchine fotografiche e cellulari. Cose difficili da far entrare in carcere. C’è però un’istantanea più potente di tutte: quella dell’emozione, travolgente, delle ragazze di Rebibbia che ci porteremo dietro per un bel po’, dopo averla sentita addosso questo pomeriggio. Questo mercoledì 5 dicembre quando gli infiniti cancelli del femminile del carcere romano si sono aperti per la premiazione di Bookciak, Azione! 2018.

È successo finalmente. Dopo la serata-evento veneziana (era il 28 agosto), grande festa alla Mostra del cinema con la proiezione dei boookciak vincitori di questa VII edizione, oggi le protagoniste sono state le allieve-detenute del liceo artistico Enzo Rossi, interno al femminile della prigione, vincitrici applauditissime con quattro corti (vedili qui), uno più sorprendente dell’altro.

“Li abbiamo voluti premiare tutti perché tutti erano così belli che non sarebbe stato possibile sceglierne uno solo. Se non a costo di gravi incidenti all’interno della giuria”, racconta scherzando Teresa Marchesi, giurata del premio insieme a Wilma Labate, Gianluca Arcopinto e, quest’anno Lidia Ravera in veste di presidente.

Nei bookciak avevamo ascoltato le loro voci, colto qualche dettaglio dei loro corpi e, soprattutto delle loro vite “chiuse come nelle scatole di scarpe”. E adesso sono tutte lì, a riempire il teatro zeppo di applausi, risate e commozione. Zhura la “rom camminante” tanta strada ha fatto per venire da Sarajevo, anche se certo non per finire qui; Gloria, colombiana, che quando dipinge riesce a venire fuori da quelle sbarre; Renata anche lei rom e straordinaria scultrice che proprio non avrebbe immaginato di arrivare fino al diploma liceale, dopo una vita fuori senza aver fatto neanche le elementari.

È un mappamondo la sala del teatro. Maria Chiara che viene dalle Filippine, Gabriela dalla Polonia e poi ancora tante dalla Romania, dal Montenegro e dall’Italia una sola. E con loro, a presentarle e a raccontarle nel lavoro di creazione, gli insegnanti del liceo che attraverso i laboratori interdisciplinari le hanno coinvolte nel progetto. Lucia Lo Buono, Claudio Fioramanti, Pietro Scarpulla, Antonella Schirò, Marisa Antonacci, Franco Crocco.

Tra le ultime file ci sono anche i ragazzi dell’Enzo Rossi “fuori”, che sono venuti a vedere, per la prima volta, le loro compagne di scuola di Rebibbia. Sono del quinto anno e nessuno di loro, dicono, si sarebbe immaginato un’atmosfera “così aperta e vitale”. E nemmeno dei video così belli: “nessuno di noi avrebbe saputo fare altrettanto”, spiegano i ragazzi mentre la preside, Maria Grazia Dardanelli, illustra ancora una volta e senza retorica l’equazione cultura-emancipazione. Tanto più necessaria in ambito femminile.

È una magia, insomma, quella accaduta tra queste mura altissime, dalle finestre sbarrate. Una magia che porta i nomi di tutte le ragazze di Rebibbia, della loro profonda umanità e del coraggio di resistere. Senza dimenticare il tocco “magico” degli insegnanti che dietro a quelle sbarre ci stanno per scelta. Una bella magia dunque, di quelle che rendono il mondo migliore. Dentro e fuori il carcere.

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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