Giallini si rimette il loden. E torna “Rocco Schiavone” su Rai2

In onda dal 17 ottobre su Rai2, in prima serata, la seconda stagione di “Rocco Schiavone”, il fortunato protagonista dei gialli di Antonio Manzini. Quattro nuovi episodi per il popolare vice questore interpretato da un immenso Marco Giallini, così stropicciato e segnato dalle rughe che è diventato un’icona. Qui di seguito riflessioni sparse di un vero patito della serie tv e dei libri Sellerio …

Se appena appena vi piacciono le fiction e se soprattutto amate i gialli/noir/polizieschi, per la sera di mercoledì 17 ottobre non prendete impegni: su Rai2 parte in prima serata la seconda stagione del già mitico Rocco Schiavone, lo strano, complesso, affascinante, inquietante commissario – pardon, vice questore – creato dalla fantasia di Antonio Manzini (tutti i suoi romanzi della serie editi da Sellerio).

Un altro poliziotto? Dopo i Montalbano, i Coliandro, dopo i Bastardi di Pizzofalcone che già in queste settimane presidiano egregiamente il genere sui canali Rai? Ebbene sì. Un altro, diverso da tutti gli altri, perché è spigoloso, controverso e ti fa ribollire il sangue e insomma se non ti fa cambiare canale subito finisci che ti ci affezioni. E visto che siamo alla seconda serie la scrematura deve già esserci stata. E i consensi sono stati immensamente più numerosi dei dissensi. Quindi siamo rimasti “fra noi”, quelli che, nonostante tutto, lo seguono trepidanti nell’ulteriore snodarsi di una vita perigliosa nella quale le novità si susseguono a ritmo incalzante.

I perché di questo successo divenuto internazionale – produce da RaiFiction con Cross production e Beta, la serie dei quattro episodi è già stata venduta a molti paesi fra cui Germania e Stati Uniti – sono chiari.
Innanzitutto va ricordato il contesto del mercato. Ovvero che il genere “giallo” e circonvicini, da tantissimo ormai, è stato sdoganato dal puro “genere” considerato ingiustamente “minore” per assurgere a pieno titolo all’universo della letteratura e del cinema. E non si contano gli autori che non resistono alla tentazione di misurarsi con morti misteriose e indagini complesse, condotte da dottori, magistrati, giornalisti, preti e antiche signore varie e chi più ne ha più ne metta. I palinsesti delle tv ne propongono a decine a getto continuo.

In secondo luogo, ed è ben più importante, conta la qualità del prodotto. Perché in un pentolone di brodo, di romanzini, filmetti e seriucce di serie B, ci sono alcuni rari esempi di eccellenza che meritatamente riescono ad imporsi. E Rocco Schiavone è decisamente una eccellenza.

Eccellenti i romanzi di Manzini da cui è tratta la fiction. Il primo della serie Schiavone (ne ha scritti anche altri, ugualmente di gran pregio perché Manzini sa scrivere), La pista nera è del 2013. Poi ne ha scritti altri quattro e due raccolte di racconti. L’ultimissimo, Fate il vostro gioco, è in libreria da pochissimi giorni ed è ugualmente molto bello e intenso.

Eccellente e pagante la scelta del suo personaggio chiave, appunto Schiavone. Non è facilissimo raccontarlo senza svelare cose che lo spettatore deve scoprire così come lo ha scoperto chi ha già letto i libri. Manzini lo descrive, sinteticamente, come “cinico, burbero, violento, dal cuore d’oro”. Per chi non lo avesse già conosciuto alcune ulteriori pennellate. È romano, romanaccio e come tale si esprime. Usa con grande disinvoltura parolacce di ogni genere. È cresciuto con amici che hanno tralignato sul versante della illegalità ma ai quali continua ad essere legato visceralmente. Ha una visione, come dire? molto personale sul confine fra ciò che è lecito e ciò che non lo è e spesso questo confine lui lo varca con disinvoltura. Tanto da suscitare, alla prima apparizione del personaggio, sconcerto e polemiche all’interno della polizia.

Fuma ininterrottamente come nemmeno gli eroi degli anni Cinquanta. Si rolla perfino canne di Mariagiovanna e perdipiù in ufficio. Non usa armi. Calza perennemente ed esclusivamente scarpe Clark nate per il deserto, scamosciate, anche sulla neve di Aosta dove è stato trasferito per punizione e non si copre nemmeno dai sottozero se non con un datato loden verde. Ama perdutamente la moglie Marina. E continua ad amarla e perfino a parlarci anche da morta. Da quel giorno, 07/07/2017, data chiave di tutta la storia, in cui è stata uccisa per sbaglio da un killer, al suo posto.

Eccellente la riduzione/traduzione televisiva che ne è stata fatta. Non a caso Manzini firma anche la sceneggiatura assieme a Maurizio Careddu. Ed è inutile riaprire il dibattito sulla fedeltà al testo scritto. Per quanto può valere l’opinione di chi scrive, io la trovo perfetta. Due prodotti diversi per linguaggio certo, ma ugualmente efficaci nel raccontare storie, protagonisti, atmosfere, stati d’animo.

Non una ma due o perfino tre parole su Marco Giallini, Rocco Schiavone. Sgradevole ma d’obbligo un parallelo: oggi nessuno immagina un Montalbano che non abbia le sembianze di Luca Zingaretti. Altrettanto adesso Rocco Schiavone non potrà che essere un immenso Marco Giallini. Già bravo nelle sue performance cinematografiche in questa occasione supera se stesso e dà vita a un personaggio indimenticabile: le profonde, vissute rughe del suo viso, le zampe di gallina attorno agli occhi, i capelli spettinati e forse sporchi, la barba lunga, il suo incedere, il suo essere perennemente stropicciato come uno che ha dormito vestito su un divano scomodo, ne fanno una vera icona.

Bravi e convincenti tutti gli altri membri del cast. Da segnalare ancora la musica che crea sempre le giuste atmosfere, e la luminosa fotografia, sia nel proporci la sempre bellissima Roma che nelle stupende cartoline delle montagne che cingono Aosta. Degna di un James Bond d’annata la grafica dei titoli di testa.

Ma veniamo in dettaglio ai nuovi quattro appuntamenti. La prima serie, che copre i primi romanzi già usciti in precedenza, diretta da Michele Soavi e che fu appunto il successo clamoroso che ha reso naturale farne una seconda, aveva lasciato molti punti della storia ancora oscuri. Il fatto è che avevamo visto Marina solo come un fantasma, avevamo visto la sua morte ma senza capirne bene i perché così come avevamo assistito all’uccisione di Adele, compagna dell’amico Sebastiano, massacrata per sbaglio da un killer che voleva ammazzare Schiavone per vendicarsi di un qualcosa allora non meglio specificato che il vicequestore aveva fatto al fratello del killer.

Ebbene, in questa seconda serie, nello snodarsi delle quattro serate, tratta dai romanzi 07/07/2017; Pulvis et umbra e dal racconto Buon Natale Rocco, tutto diventerà chiaro. Spiega il regista Giulio Manfredonia: “In quattro sere si allarga e si spiega tutto quanto lasciato in sospeso. Si mostra il <prima>, quando ancora Schiavone (quando cioé era a lavorare e vivere a Roma nell’attico di Monteverde vista sul Cupolone) non era ancora un sopravvissuto, quando la fine non si era ancora consumata, ma anche il <dopo> che Schiavone in qualche modo cerca ma che non arriva mai, sempre sovrastato da un passato che non vuole diventare mai tale”.

Manzini è autore prolifico. Come detto è già uscito un nuovo episodio della serie ormai saga Rocco Schiavone, e si tratta di un racconto che finisce già rinviando ad un seguito cui sta lavorando. Inoltre sono pronti per essere tradotti in immagini altri racconti. Insomma prepariamoci già spiritualmente alla terza serie e forse forse…. A domanda del vostro cronista su quanto andrà ancora avanti il suo Rocco, Manzini ha risposto sorridendo: “finché mi diverto scrivo”. E ha l’aria di divertirsi un sacco.

Lorenzo Scheggi Merlini

Giornalista

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