Gli umani? Dei veri mostri. “Border”, una favola di confine

In sala dal 28 marzo (per Wanted, PFA e Valmyn), “Border, creature di confine” che il regista di origini iraniane Ali Abbasi ha portato sul grande schermo ispirandosi al racconto di John Ajvide Lindqvist, maestro dell’horror scandinavo. Un film politico sulla diversità, sulla perdita di umanità della società contemporanea e non solo. Con i due interpreti – Eva Melander ed Eero Milonoff – straordinari mutanti …

Un po’ di stomaco occorre averlo per sostenere i 108 minuti di Border, creature di confine, film di Ali Abbasi – premiato a Cannes 2018 nella sezione Un Certain Regard – tratto dal racconto, Gräns dello scrittore John Ajvide Lindqvist, in uscita nelle sale il 28 marzo.

Se non altro per gli insistiti primi piani su volti e corpi dei due protagonisti-“mostri” Tina e Vore, mirabilmente interpretati da Eva Melander ed Eero Milonoff. Primi piani che esaltano le doti di Göran Lundström, non a caso candidato all’Oscar 2019 per il migliore trucco utilizzato in questo film.

La protagonista Tina è una ragazza brutta e sgraziata al punto di essere disturbante alla vista, con evidenti tare genetiche che la fanno somigliare quasi a uno scherzo della natura. È dotata però di un olfatto eccezionale che le permette di identificare non solo odori di cose e oggetti ma anche emozioni umane come la paura, la vergogna, il senso di colpa.

Per questa sua dote viene impiegata dalla polizia di frontiera, alla dogana del porto, dove si dimostra infallibile nello smascherare contrabbandieri, trafficanti e viziosi di ogni risma.

Tutto ciò le consente di condurre una vita quasi “normale”, di guidare la macchina e recarsi ogni giorno puntuale al lavoro dalla casa in cui vive ai margini della foresta. Un giorno Tina avverte però qualcosa di strano, di irresistibile e insostenibile allo stesso tempo, quando un essere a lei tanto simile, con le fattezze di un maschio, si avvicina al banco dei controlli.

I due sono attratti l’uno dall’altra, e in qualche modo decidono di incontrarsi fuori dall’orario e dal luogo di lavoro di Tina. Dopo alcuni tentativi maldestri Tina e Vore finiscono per imbastire una storia che forse è un po’ troppo “umano” definire d’amore. Di fatto, il loro accoppiamento farà scoprire a Tina la sua vera natura, ribaltandone la vita sin dalle fondamenta.

La parte più interessante, forse volutamente irrisolta, riguarda proprio la scelta finale di Tina, se cioè dovrà assecondare la sua natura selvaggia o se invece dovrà riadattarsi alle regole di un’esistenza difficile ma pur sempre conforme alle regole della comunità.

Regole non proprio decenti, peraltro, il che porta il film su un piano esplicitamente “politico”: la stessa Tina scoprirà a sue spese di essere stata adottata dopo che i veri genitori erano morti in manicomio, dove – il film lascia intendere – avevano subito violenze e soprusi a causa della loro origine “borderline”, di creature di confine appunto.

I rimandi ai precedenti del cinema con “mostri” protagonisti sono innumerevoli: da Elephant man a Freaks, da Il ragazzo selvaggio a Il gobbo di Notre Dame, per non parlare del nostro Imbalsamatore. Ma certo, dev’esserci qualcosa di profondamente originale, e misterioso, nell’inconscio dei popoli scandinavi, che continuano a sfornare autori e storie inquietanti, mostri e odiatori seriali, tanto da costituire ormai un genere consolidato da molti anni.

In questo caso, oltre a poter essere definito un giallo che sconfina nel dark e nell’horror, toccando anche i temi cari a David Lynch, Border, creature di confine rinvia a qualcosa di ancestrale nella cultura scandinava, qualcosa che affonda le radici nelle leggende nordiche e nelle creature misteriose delle foreste.

A questa impronta, senz’altro presente nel racconto di Lindqvist (autore del fortunato best seller horror vampiresco Lasciami entrare), il regista di origini iraniane Ali Abbasi, formatosi in Danimarca e in Svezia, aggiunge in dote la tradizione poetica del suo paese e il realismo magico latinoamericano a cui lui stesso dichiara di ispirarsi.

Non a caso le scene più belle del film sono quelle in cui compaiono, a vario titolo, specie diverse di animali, soprattutto quelli che abitano le misteriose, pullulanti di vita foreste del Nord. E che hanno ispirato la letteratura di quelle regioni, popolando di mostri i sogni degli scandinavi. Soprattutto i bambini.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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