Gore Vidal, l’ultimo intellettuale scomodo. Al via le riprese a Roma

Al via a Roma le riprese di “Gore” il film Netflix dedicato alla vita dello scrittore rockstar americano Gore Vidal, scomparso nel 2012 e lungamente legato alla Capitale e all’Italia. A dargli il volto sarà il premio Oscar Kevin Spacey. Firma la regia Michael Hoffman e la sceneggiatura Jay Parini…

Kevin Spacey e Gore Vidal in “Shrink”

 

Sono cominciate a Roma le riprese di Gore, il film Netflix dedicato alla vita del grande scrittore americano Gore Vidal interpretato dal premio Oscar Kevin Spacey e diretto da Michael Hoffman che firma anche la sceneggiatura insieme a Jay Parini, biografo e amico di Vidal.

Alla fine di agosto il set si sposterà a Ravello, sulla costiera amalfitana dove Gore, insieme al suo compagno Howard Austen, ha vissuto nella celebre villa a picco sul mare, la Rondinaia, divenuta ai tempi – tra 1972 e il 2004 – luogo di ritrovo per artisti e intellettuali, tra cui Greta Garbo, Lauren Bacall, Paul Newman, Susan Sarandon, Mick Jagger, Andy Warhol e anche Hillary Clinton.

A Roma le riprese saranno soprattutto nei luoghi più segreti ed esclusivi della romanità classica, tema a cui l’enfant terrible della cultura americana ha dedicato lunghi studi durante il suo ventennale soggiorno nella Capitale (abitava a largo Argentina). E che hanno nutrito il suo immaginario alla base di uno dei suoi romanzi di maggior successo, Giuliano (1964) in cui racconta la storia dell’imperatore romano del quarto secolo, nipote di Costantino, che durante i brevi anni del suo regno tentò di soffocare la diffusione del cristianesimo e di restaurare il culto degli dèi.

Scrittore rockstar della generazione di Truman Capote e Norman Mailer, Gore Vidal (classe 1925 di West Point e scomparso 86enne nel 2012 a Los Angeles) ha sempre svolto un ruolo di testimone scomodo della vita americana. A cominciare dal suo romanzo-scandalo, La statua di sale del 1948, in cui per primo affrontava apertamente e in chiave realistica il tema dell’omosessualità nell’America puritana del dopoguerra. Tanto che il New York Times rifiutò di recensirlo.

La sua attività di scrittore lo ha portato presto a lavorare anche per il cinema, il teatro e la tv. Per il cinema, tra l’altro, ha scritto la sceneggiatura di Ben-Hur, Io, Caligola di Tinto Brass, Parigi brucia? di René Clementa e adattato un paio di volte Tennesse Williams (Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph Mankiewicz e La poiana vola sul tetto di Sidney Lumet).

A teatro, poi,  le sue pièce fanno talmente scalpore che anch’esse prendono la via del cinema. Nel ’58 il suo testo teatrale, The Left Handed Gun, fa da traccia al debutto di Arthur Penn, col titolo Furia selvaggia: Billy the Kid e il volto di Paul Newman.

Nel ’64 è lui stesso ad adattare The Best Man, una delle sue pièce più celebri che diventa L’amaro sapore del potere per la regia di  Franklin Schaffner. E ancora Visit to a Small Planet che diventa una commedia, Un marziano sulla Terra – lui stesso è tra gli sceneggiatori – con Jerry Lewis in cui ci si fa beffa delle fobia comunista imposta dal maccartismo. Senza dimenticare Il caso Myra Breckinridge, film del 1970 di Michael Sarne, tratto dall’omonimo romanzo di Gore Vidal del 1968, tra i suoi scritti satirici più feroci e dissacranti nei confronti di Hollywood e del Sogno americano.

La sua passione per la politica, in ultimo, ma non ultima nella sua vita, ha portato Vidal a “provare” anche quella attiva coi democratici, ma solo per un breve periodo. “C’è solo un partito negli Stati Uniti – scriveva nel ’77 – , il Partito della Proprietà, e ha due “ali” destre: Repubblicani e Democratici. I Repubblicani sono un po’ più stupidi, più rigidi e dottrinari nel loro capitalismo del “laissez faire” rispetto ai Democratici, che sono più carini, simpatici e corrotti, ma sostanzialmente non c’è differenza tra loro”.

Kevin Spacey che al fianco di Gore Vidal è apparso in Shrink (di Jonas Pate, 2009, nella foto) avrà insomma un bel daffare per vestire i panni di un personaggio di questa portata. E a cui anche Federico Fellini ha dedicato un suo “ritratto” in Roma (vedi clip)

 

 

 

 

Gino Santini

Apprendista

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