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“I miei momenti comunisti”. Guédiguian racconta il suo cinema (mondo)

A Roma per i “Rendez-vous del nuovo cinema francese” e per l’uscita in sala del suo ultimo film,”La casa sul mare“, Robert Guédiguian, insieme ad Ariane Ascaride, si racconta attraverso una sorta di “dizionario” delle parole chiave del nostro contemporaneo. E sono bellissime …

 

Dai tempi di Marius et Jeannette sono passati oltre vent’anni, eppure Robert Guédiguian è sempre quello. Come pure Ariane Ascaride, sua moglie, musa e protagonista di tutti i suoi film. Coerenti, per usare un aggettivo passato di moda, eppure così vero per il suo, per il loro cinema.

Un cinema mondo, anzi un “collettivo o meglio un kibbutz” – e lo dice sorridendo Guédiguian – fatto di amici e collaboratori che, insieme, negli anni, hanno raccontato soprattutto la realtà proletaria del Sud della Francia, l’orgoglio operaio dei portuali di Marsiglia, città-set per tanti suoi film che, nel quartiere dell’Estaque, dove è nato nel ’53, figlio di emigranti (papà armeno, mamma tedesca), hanno visto dipanarsi toccanti e poetiche storie di razzismo, disoccupazione, droga, ma anche di integrazione, solidarietà e riscatto, nel segno di una rigorosa visione politica.

La stessa che ritroviamo oggi ne La casa sul mare (leggi qui l’articolo di Gianluca Arcopinto) che, a 50 anni dal Sessantotto, assume quasi il valore di un omaggio a quella stagione di grandi speranze di cui, in questo magnifico film-favola, ritroviamo tutto il gusto contagioso dell’utopia.

E lo spunto per estrapolare alcune parole chiave del cinema di Robert e Ariane …

Momenti comunisti. “Si stanno susseguendo negli anni dei momenti comunisti… Ma limitati nel tempo e nello spazio. Si trovano per esempio nel momento del conflitto, quando accade qualcosa tra quello che fa il collettivo e quello che fa l’individuo all’interno di questo collettivo. Se lo prendiamo alla lettera è proprio il momento della fabbricazione di un film, un momento comunista … Ci sono i tecnici, il direttore della fotografia che con una bella immagine realizza se stesso ma anche il film… Ugualmente capita all’attore, lui è attore ma anche il personaggio del film. Ha la sua partitura, come in un’orchestra che anch’essa per me rappresenta un momento comunista. Come il mio cinema che è una comune libera, un kibbutz…”

Sinistra. “Hai la testa a destra e il cuore a sinistra. Come tutti”, dice il personaggio di Joseph (Jean-Pierre Darroussin), vecchio militante operaista alla giovane fidanzata “rampante”, ne La casa sul mare.

Capitalismo.”Credo che ci sia un’alternativa al capitalismo. Certo, bisogna trovare la forma che non può essere come nel passato la nazionalizzazione sistematica dei mezzi di produzione. Però dobbiamo riflettere seriamente su quello che invece deve essere pubblico. Per esempio i trasporti e penso a quello che sta accadendo in Francia con lo sciopero dei ferrovieri contro la riforma Macron. Per i socialisti, per noi comunisti di formazione, anzi di religione – sorride – la risposta non può che essere il pubblico, trattandosi di un settore così importante. Ed è una riflessione urgente che riguarda tutti i paesi capitalisti europei, dove le destre e i liberali sappiamo bene, invece dove hanno spinto. Fatto sta che da noi sta diventando una battaglia-simbolo, tanto che tra registi, scrittori e intellettuali, abbiamo promosso una raccolta di fondi per gli scioperanti e la cosa che mi ha colpito di più è stato vedere tra le firme quella di Robert Linhart, figura storica del Sessantotto, intellettuale che a suo tempo scelse la fabbrica (l’ha raccontato ne L’etablie, tradotto in italiano da Feltrinelli, Alla catena, 1979) e a cui mi sono ispirato per il personaggio di Joseph. Ebbene, Linhart dopo una profonda crisi esistenziale aveva letteralmente scelto di non parlare più. Ha ricominciato oggi appoggiando lo sciopero e sua figlia Virginie farà un documentario proprio sulla storia dei ferrovieri”.

Sessantotto. “Per me è stato come un enorme respiro – dice Ariane Ascaride -. La vita era presente al cento per cento e anche se non capivo niente, perché ero all’inizio dell’adolescenza, ne coglievo la grande vitalità. Tutti quei giovani che si trovavano in piazza, che riempivano le strade e tutto il mondo doveva cambiare … Forse La casa sul mare può essere un film sessantottino, forse un omaggio, ma assolutamente inconscio”.

Femminismo (#Me Too).”Bisogna assolutamente che cambi la rappresentazione della donna – dice ancora Ariane Ascaride – , ma ci vorrà moltissimo tempo. No voglio fare una provocazione ma penso che dobbiamo intervenire più che sugli uomini, sulle donne perché ormai abbiamo introiettato la loro visione, la visione che hanno gli uomini della donna … So che ci riusciremo, ma non dobbiamo farlo solo a livello di spettacolo ma di pensiero e riflessione storica. Deve essere un cambiamento filosofico profondo, io vedo le attrici americane che salgono sul palco e dicono uccidiamo tutti gli uomini, prendono parte alla protesta e poi fanno la pubblicità del profumo o del reggiseno. Così non può funzionare … A me non mi interessa uccidere gli uomini, non mi interessa affatto”.

“A questo proposito – riprende Robert Guédiguian – mi capita spesso di citare Brecht che diceva: se volete sapere se un autore è comunista chiedete delle sue opere e non la tessera del partito… e allo stesso modo la penso per le donne nello spettacolo. Prima di fare grandi dichiarazioni femministe penso che sia meglio che si impegnino a fondo nel loro lavoro. Ancora oggi il cinema le rappresenta come bambolette, hanno ruoli subalterni e spesso scritti male, nei film di genere soprattutto in cui anche le grandi attrici hanno particine insignificanti. Quindi rifiutino tutto questo prima di salire sul palco della protesta. Cioè: mostrami quello che fai e ti dirò chi sei…”

Solidarietà. Grande tema del cinema di Guèdiguian questa volta, ne La casa sul mare, si traduce nell’accoglienza di alcuni bimbi sfuggiti alla guerra in Siria e ricercati dalla polizia. “Per intervenire sul tema – spiega il regista – ho scelto tre bambini per porre questo quesito in modo essenziale. Volutamente non ho scelto una famiglia di migrati buoni o cattivi che siano come accade nella realtà, perché questo non mi interessa. Invece mi sono detto: se un bambino bussa alla tua porta che ha fame e freddo, tu che fai, gli apri la porta o no?”.

Andare a vedere La casa sul mare (in sala dal 12 aprile per Parthénos) è certamente la risposta giusta. E sicuramente un bel “momento comunista”.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.