Il cielo sopra Francesco. Wenders racconta Bergoglio il rivoluzionario

Uscita evento dal 4 al 7 ottobre (con Universal Pictures) per “Papa Francesco. Un uomo di parola”, l’atteso film di Wim Wenders dedicato al pontefice e già presentato a Cannes. Non un documentario sul papa, ma un doc che è il Papa stesso. Un viaggio attraverso l’ umanità sofferente, dolorante, ferita nel corpo e nell’anima alla quale Francesco propone la sua Chiesa trasformata in “ospedale da campo”. E al suo messaggio nessuno può restare indifferente …

Si può sintetizzare un complesso giudizio su un’opera d’arte con un solo aggettivo? È molto, molto rischioso. Ma si può rischiare l’aggettivo “potente” in questo caso. Più che bello, o commovente, interessante, Papa Francesco. Un uomo di parola è davvero “potente”, come un tuono destinato a risvegliare le coscienze dal torpore dei sentimenti e delle emozioni.

Il film di Wim Wenders, infatti, non passerà inosservato come un banale prodotto riservato a pochi addetti, frati compunti, suorine commosse e vaticanisti puntigliosi, per non parlare di prelati e monsignori fino alle porpore perplesse.
Il film, che non di un solito documentario si tratta, non è “su” Papa Francesco. È esso stesso Papa Francesco. E papa Francesco si può amare o perfino detestare. Certo non si può restare indifferenti alla sua persona e al suo messaggio.

Novantadue minuti che passano in un attimo, un ritmo serrato, un montaggio travolgente, una valanga di immagini che spesso colpiscono al cuore. Uomini, donne, bambini: umanità sofferente, dolorante, ferita nel corpo e nell’anima alla quale Francesco propone la sua Chiesa trasformata in “ospedale da campo”.

Certo, il film cade in un momento non facile per il papato di Francesco. Il suo magistero trova vasti consensi a livello mondiale fra i credenti ma anche fra i non credenti. E il Papa gode del rispetto dei rappresentanti delle altre confessioni religiose. Ma è anche oggetto di contestazioni feroci, bersaglio di una fronda che ha addirittura trovato espressione fra autorevoli teologi e cardinali che ne contestano la dottrina. Che lo accusano perfino di eresia. E qualcuno, di recente, ha infranto ogni precedente chiedendone addirittura le dimissioni.

Non solo. La chiesa è travolta a livello mondiale dallo scandalo, sempre più devastante della pedofilia e Francesco, con una operazione di disinformazione – complice la pigrizia e l’ignavia della gran parte dell’informazione – è stato avvicinato ignobilmente agli ambienti che hanno coperto questo orrendo crimine. Ecco perché l’opera dell’autore de Il cielo sopra Berlino, non passerà sotto silenzio.

Ma perché questo film che esce adesso dopo una lunga gestazione? E perché un autore di fama mondiale come Wim Wenders lo ha girato? Lo racconta lo stesso regista: “Alla fine del 2013 ho ricevuto una lettera dal Vaticano contenente una offerta unica: girare un documentario sul papa con la garanzia della massima e assoluta libertà. E con la possibilità di attingere senza limitazioni alla sterminata cineteca vaticana. Era una proposta che non si poteva rifiutare”.

Wenders racconta di essere stato colpito da Francesco fin dalla sua elezione, “mi ha subito affascinato la scelta del nome, visto che san Francesco è secondo me uno dei grandi eroi dell’umanità. Quindi – conclude – ho considerato l’offerta del vaticano un dono, che mi consentiva di avvicinare quest’uomo fantastico e coraggioso”.

L’idea è stata di mons Dario Viganò, un vero esperto-amante di cinema, già direttore del centro televisivo vaticano, e uomo di punta di tutta la comunicazione della Santa sede. “Non volevo – spiega – che Wim raccontasse la storia del Pontefice, ma piuttosto volevo che il Pontefice raccontasse la sua storia attraverso l’obiettivo particolare di Wenders”.

Fatto l’accordo, ci sono voluti due anni per la concettualizzazione e per trovare i finanziamenti. Ideato, prodotto e diretto dallo stesso Wenders con David Rosier, Samanta Gandolfi Branca, Alessandro Lo Monaco, Andrea Gambetta, nel progetto sono stati coinvolti altri soggetti: Focus features, Celèstes images, Solares fondazione delle arti e Suisse Foundation, Neue Road movies in Germania, Decia film in francia, Pts art’s factory in italia.

Infine la realizzazione. Quattro lunghe interviste col Papa, girate nell’arco di due anni, tre in interni e una nei giardini vaticani. Materiale girato direttamente in alcune trasferte del papa. E infine immagini scelte una ad una nell’immenso archivio vaticano ove del pontefice è raccolta ogni immagine esistente, in ogni momento e situazione.

Ne era venuto un girato monstre di circa dieci ore. Poi, con un paziente lavoro di selezione progressiva si è ridotto fino al formato finale di 92 minuti.
All’interno, anche suggestive immagini in bianco e nero, girate da Wenders ad Assisi con una macchina a mano degli anni 30, che appaiono come un vecchio film su san Francesco rinvenuto per caso e inserito giusto a mo’ di documento storico.
Il papa nelle favelas. Le immonde discariche delle megalopoli del terzo mondo. Gli occhi pieni di terrore dei naufraghi nel Mediterraneo. I piedi stanchi e callosi dei detenuti che Francesco lava e bacia amorosamente. I grandi consessi internazionali dei grandi della terra. I sorrisi dei bambini nei campi rom. Le guerre. Le inondazioni. Le carestie. E per ogni situazione le parole di Francesco come frustate: il Bene e il Male; il giusto e l’ingiusto; parole senza sfumature, secondo l’evangelico “il vostro parlare sia si si, no no”. La devastazione del pianeta, figlia della devastazione degli uomini, travolti dalla “politica dello scarto”, la spietata logica del denaro come valore ultimo. Senza sfuggire a nessun tabù: chi sono io per giudicare gli omosessuali? Oppure: pedofilia? Tolleranza zero.

Scorrono le immagini che accompagnano, illustrano le parole e il pensiero del Papa che ha rinunciato agli orpelli del potere temporale (memorabili le immagini della sua minuscola 500 fiat, negli Stati Uniti, scortata da immensi suv che la sovrastano e la annichiliscono) e predica e pratica una chiesa povera che appare francamente come la fonte dell’unico pensiero “di sinistra” (l’accusa di essere comunista è una di quelle rivoltegli più di frequente) oggi sul mercato delle ideologie in un mondo che, cadute quella storiche, venera ormai soltanto quella del profitto. Gli occhi di Francesco in primissimo piano, sono punte di trapano. Le sue parole scandite rimbombano come timpani.

Dalla visione di questo film, abbiamo cercato di argomentare, non si esce indifferenti. Entusiasti o perplessi. Perfino contrariati e decisamente inferociti. Di sicuro con un grande punto di domanda: riuscirà Francesco a convertire, a riformare la Chiesa secondo i suoi convincimenti? Le masse doloranti che lo applaudono per il mondo lo fanno sperare. I volti, gli sguardi, gli atteggiamenti dei cardinali che lo ascoltano mentre li fustiga enumerando le colpe della irriformabile Curia, (e che Wim Wenders scopre uno ad uno, con lento movimento di macchina, frugando fra le berrette, le trine e le lunghe vesti purpuree), ci dicono che la strada è ancora molto, molto lunga. E piena di tantissime insidie.

Lorenzo Scheggi Merlini

Giornalista

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