Il Nord-Est non è un paradiso per vecchi. Rossetto (con Bugaro) al cuore della crisi

In sala (per Parthénos Distribuzione) “Effetto domino”, nuova opera di finzione dell’apprezzato documentarista Alessandro Rossetto, qui impegnato nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Romolo Bugaro (Marsilio). Una storia di speculazione edilizia che racconta con occhi nuovi la crisi economica e i suoi effetti umani nel Veneto dominato dal culto degli sghei. Passato nella sezione Sconfini di Venezia 76 …

Si dice che da un bel libro è difficilissimo trarre un buon film, ma Alessandro Rossetto dall’apprezzato romanzo di Romolo Bugaro, Effetto domino, (Marsilio), che racconta con occhi nuovi la crisi economica e i suoi effetti umani nel Veneto dominato dal culto degli sghei, è riuscito a prendere le distanze, cioè a narrare qualcosa di inedito e originale.

Effetto domino è un film che sorprende, per il modo di raccontare – si sente che il regista viene dal mondo dei documentari – senza giudicare, quasi senza entrare nella scena, su di me ha avuto a volte un effetto irritante, a volte mi è sembrato ingenuo, ma altre ancora, soprattutto nel finale quando i ritmi si fanno più serrati, è riuscito ad agganciarmi con una bella forza.

Presentato nella sezione Sconfini di Venezia 76, è recitato da Marco Paolini, Mirko Artuso, un grande Diego Ribon (Franco Rampazzo), Maria Roveran e Roberta da Soller nel ruolo delle figlie, Nicoletta Maranghi, che interpreta la moglie, e nel ruolo di cinico funzionario di banca Lucia Mascino.

Prodotto dalla Jolefilm e Raicinema, il secondo lungometraggio di finzione Alessandro Rossetto dopo Piccola Patria, ripropone in parte lo stesso cast ed è un po’ come se i protagonisti della prima opera fossero cresciuti.

Effetto domino è la storia di un gruppo di ragionieri e costruttori, soprattutto di uno di loro, Franco, un ex operaio che si è fatto strada nel mondo edile, che sogna di convertire una località termale in crisi (ci sono davvero 20 alberghi vuoti non lontano da Abano) in una sorta di paradiso per vecchi: un milione e 200 mila metri cubi di residenze di lusso per vecchioni coi soldi.

Voi direte: che incubo! Certo, ma nel film si mostra anche il punto di vista di chi ci vede un sogno e un bel gruzzoletto, in una tale massa di cemento e alluminio. Si vedono, ossessivamente, torri e palazzoni in costruzione, ma di tanto in tanto il protagonista, l’unico che conservi un po’ di vitalità, compare nel verde o gioca con la moglie e le figlie.

Avrà pure dei sogni un po’ mefitici, ma non ha dimenticato di essere un uomo. È questo il filo che emerge in modi diversi in tutto il film: la paura di invecchiare, la morte, l’ossessione per la giovinezza anche a costo di rendere la vita esile, falsa e rarefatta.

E così, sul finale, quando tutto sembra perso, quando, dopo che la banca capofila dell’impresa si ritira e uno dopo l’altro, tutti lo hanno scaricato e tradito, Franco, si prende la sua bella rivincita; e con lui il film che sembrava precipitare verso una conclusione da tragedia greca, a sorpresa, prende tutta un’altra piega.

Qui le sale dove vederlo.