“Kibera”, la classe nella baraccopoli. A Nairobi a scuola di futuro

“Kibera” di Tommaso Cotronei in concorso al Festival del cinema africano Asia e America Latina di Milano (dal 23 al 31 marzo) che apre con “Fiore gemello” di Laura Luchetti. Nairobi, Kenya: il maestro Sylvester insegna a leggere e scrivere a bambini senza famiglia. Il documentario etico del regista calabrese non è una mera registrazione del vero, contiene un rapporto causa-effetto: l’istruzione di oggi migliorerà la condizione di domani…

Un maestro davanti a una classe. In una baraccopoli. Quella di Kibera, nei dintorni di Nairobi, la più grande del Kenya e di tutto il continente africano.

Sylvester insegna francese in una scuola autogestita, grazie a un’associazione locale che accoglie bambini senza famiglia e prova a garantire loro un’educazione. Tommaso Cotronei inquadra. Nel suo ultimo documentario, Kibera, che viene presentato al Festival del cinema africano di Milano, dal 23 al 31 marzo.

Comment allez vous?, chiede Sylvester. Nous allons bien, rispondono i bambini in coro. Nell’arco di 49 minuti il regista calabrese punta la cinepresa sulla situazione devastata, di estremo degrado, e soprattutto sulla tenace battaglia per spezzare il cerchio.

In una delle zone più disagiate del pianeta c’è una figura che non rinuncia ad esercitare il suo ruolo di educatore, anzi: sa che il tentativo di istruire può intaccare quella povertà.

Mosso da una consapevolezza precisa, seppure non detta, Sylvester resiste con tenacia alla condanna imposta dal contesto attraverso il lavoro quotidiano in aula. La sostanza della sua figura, però, in Kibera non viene mai esplicitata a parole: Cotronei si limita a mostrare e pedinare, perché non c’è bisogno di spiegare, basta solo guardare.

E allora vediamo i bambini orfani, spesso soli, che mangiano per terra e poi si recano nella classe di Sylvester. Vediamo un’educatrice spiegare la situazione: “Alcune famiglie non possono affrontare tutte le spese delle scuole pubbliche, li abbiamo accolti qui così avranno più possibilità di imparare a leggere e scrivere”.

In un luogo che si configura anche come porto sicuro, al riparo dal mondo intorno: i minori in aula vengono strappati ai rischi della strada. La ripresa del lavaggio dei bambini, poi, rende concreto e tangibile l’atto di insegnare: la scuola come preoccupazione dell’altro.

Il documentario registra le difficoltà degli stessi volontari e attivisti, inchiodati al contesto complesso: non tutti i bambini vengono assicurati alla scuola, perché alcuni di essi, ormai “ferini”, preferiscono la vita di strada e si fanno inafferrabili.

Nella seconda parte il doc segue il giovane maestro Sylvester, esce dal pubblico ed entra nel privato: Kibera prende una curva intima indagando la vita di questo educatore, aspettative e speranze, dal ricevere a sua volta un’istruzione alla relazione con la ragazza. Come a dire, chiaramente, che gli “uomini della scuola” sono fatti di carne e sangue, chiusa la sfida del sapere aprono quella dei propri desideri.

Tommaso Cotronei, dopo i primi film calabresi, continua oggi a girare il mondo col suo cinema etico, di sguardo rigoroso, di registrazione del reale che si fa auto-evidente: come in Covered with the blood of Jesus del 2015, girato nella Nigeria piegata dalla violenza del potere e dalla dittatura del petrolio.

Cinema per vendetta, lo definiva allora Gabriella Gallozzi, dalla frase dell’autore: “Non voglio il titolo di regista, voglio vendicare mia madre che è morta ignorante”. Ecco, Kibera tratta lo stesso tema, la vendetta continua e non è una mera rilevazione del vero, c’è proprio un rapporto causa-effetto: l’istruzione di oggi può migliorare la condizione di domani. In Africa, certo, ma al tempo della conoscenza minimizzata forse anche in Italia.

Emanuele Di Nicola

giornalista e critico cinematografico

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1