La loro Libia. Il compito della memoria di Martina Melilli, a Locarno

Le memorie del nonno nato e cresciuto a Tripoli, quando la Libia era una colonia italiana. La videoartista Martina Melilli ha presentato a Locarno, “My home in Libya”, documentario- mappa sui luoghi appartenuti a quel tempo passato, che oggi ritrova nella Tripoli di oggi, facendoli ripercorrere ad un giovane libico, Mahmoud …

Opera prima di una videaoartista non ancora trentenne, Martina Melilli, My home in Libya è un documentario che dura poco più di un’ora, un progetto che si accorda bene con la scelta di fondo di questa settantunesima edizione del festival, che punta su storie, testimonianze e diari che aprono una finestra inedita sul mondo.

L’idea è questa: a casa dei nonni, che vivono a Padova, Martina ha sempre sentito parlare di Tripoli e della Libia come di un paradiso perduto. Lì emigrò il bisnonno, muratore siciliano, lì è nato il nonno nel ’36 e il padre nel 60, una vita interrotta dalla esplulsione della comunità italiana dopo la presa di potere di Gheddafi.

Marina comincia la sua storia dalle foto e dai ricordi, profumi e sapori che ancora riempiono la vita dei due anziani e che emergono dalle conversazioni con loro. Ispirata dal detto che casa è ovunque tu ti senta felice, vorrebbe andare in Libia, ma non ottiene il visto.

Riesce però ad avere la mail di uno studente d’ingegneria e chiede a lui il favore di riprendere i luoghi della memoria della sua famiglia: ecco che sullo schermo, come fosse uno smartphone, si compongono messaggi e piantine coi ricordi dei nonni, dal lungomare al vecchio negozio, e poi la casa, e un po’ per volta arrivano anche i video di Tripoli oggi, con i bei viali alberati, il lungomare sconnesso, i cinema abbattuti ad uno ad uno dal nuovo regime.

Il diario delle radici lascia il posto a una chat. Tra Mahamood e Martina nasce un’amicizia on line fatta di suggerimenti, scambi, ironia, “una ragazza in giro da sola dopo mezzogiorno? Non mi piace”, le scrive Mahamood, poi le chiede qualche consiglio amoroso, e una foto della metropolitana che non ha mai visto: non è mai uscito dalla Libia.

Sulla rotta Italia-Libia le persone non possono più spostarsi con la facilità con cui si mossero i bisnonni di Martina, ma le parole e le immagini arrivano al’istante. Ecco la metro, ecco Mahamood che mostra l’areoporto, la spiaggia, i bambini morti che la risacca ha ributtato sulla spiaggia, ma anche il suo pranzo. E Martina che si fa selfie in ascensore può mostrare al suo amico la vita di un coetaneo dall’altra sponda del mare. Un progetto che ha aperto una galleria a doppio senso tra tempo e spazio. Una Cooproduzione Raicinema/ Arte.

Carla Chelo

Giornalista. Ha lavorato sia all'Unità che al settimanale Diario che in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica dal nome impronunciabile, Alice Werblowsky.

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