La memoria sepolta nella miniera. Il film sloveno che fa i conti con gli orrori delle guerre

In sala (con Cineclub internazionale distribuzione), “Il segreto della miniera” di Hanna Slak, dall’autobiografia di Mehmedalija Alić, minatore bosniaco emigrato in Slovenia. Una vicenda che parla degli orrori della guerra, di tutte le guerre, del valore della memoria e dei prezzi da pagare per la ricerca della verità. Un grande Leon Lučev nei panni del protagonista. Da vedere …

Si potrebbe definire viaggio nell’inconscio collettivo della Slovenia, e non solo, il film di Hanna Slak, Il segreto della miniera, prodotto da Nukleus Film in collaborazione con lo Slovenian Film Centre e portato nelle sale italiane da Cineclub Internazionale Distribuzione.

Il lungometraggio è basato sulla storia vera del minatore di origine bosniaca Mehmedalija Alić, emigrato in Slovenia prima della guerra nella ex Jugoslavia ma testimone indiretto della distruzione del suo villaggio e della strage di Srebrenica, in cui persero la vita tutti i suoi parenti maschi.

Nel 2013 Alić ha pubblicato un’autobiografia intitolata, No One, scritta con l’aiuto della regista, che ha avuto enorme risonanza in Slovenia. Hanna Slak l’ ha poi ridotta per il cinema ripercorrendo fedelmente una vicenda che parla degli orrori della guerra, di tutte le guerre, del valore della memoria e dei prezzi da pagare per la ricerca della verità.

Il protagonista, interpretato da un attore, Leon Lučev, che merita una menzione speciale, riceve dal direttore di un’azienda mineraria l’incarico di riaprire e ispezionare una vecchia miniera abbandonata, allo scopo di scrivere un frettoloso rapporto che consenta all’azienda di chiuderla definitivamente.

Lui è l’unico in grado di svolgere questo compito ingrato, per via della sua lunga esperienza e per i rischi che dovrà affrontare sotto il ricatto del licenziamento. Dopo avere abbattuto le barriere di roccia e mattoni presenti all’interno della miniera, l’uomo scoprirà un segreto che il direttore dell’azienda, la polizia connivente e, forse, un intero paese restìo a risuscitare i fantasmi non vogliono far tornare alla luce.

Sarà bene precisare che, dopo il ritrovamento delle fosse comuni nel pozzo di Santa Barbara all’interno della miniera di “Huda Jama”, ossia “grotta maligna”, nel 2009, si è arrivati alla conclusione che i cadaveri lì ritrovati fossero quelli dei collaborazionisti degli occupanti nazifascisti, militari e civili sloveni e croati tra cui molte donne, che nel 1945 furono gettati nella miniera dai soldati titini.

Pur non entrando nel merito della ricostruzione storica, il film parla per metafore e tocca corde profonde, specie quando seguiamo il protagonista nelle viscere della miniera con il carico di paura ancestrale che questo comporta. Non a caso il figlio del minatore ha un’invincibile paura del buio e dei mostri.

La madre, una dolente e intensa Marina Redžepović, cerca invano di rassicurarlo dicendogli che i mostri scompaiono quando li guardi negli occhi. Qui però sarà la rimozione collettiva a prendere il sopravvento. Il minatore Alić, che insegue a tutti costi la verità, sarà emarginato e perderà il lavoro, ufficialmente per via di una crisi che non fa sconti a nessuno ma che mette a nudo la fragilità di un paese incapace di fare i conti con il passato.

Il film ha avuto numerosi riconoscimenti, tra cui miglior film e premio del pubblico all’Al Este International Film Festival di Buenos Aires e il Premio della giuria giovani al Trieste International Film Festival. Ha rappresentato la Slovenia nella corsa agli Oscar 2018, e ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia con la seguente motivazione: “Il segreto della miniera è un’opera bella e preziosa che, attraverso la battaglia di un coraggioso minatore, ci ricorda il genocidio più veloce della storia – quello di Srebrenica del luglio 1995 – e ci parla dell’importanza della memoria, contro ogni tentativo di cancellarla. E a proposito di cancellati, il film fa luce su un risvolto poco noto del conflitto dei Balcani: quello delle decine di migliaia di cittadini ex jugoslavi che vennero eliminati dai registri anagrafici della Slovenia”.