La paura del nucleare tra gli “Uccelli” di Hitch. Che tornano (a spaventare) in sala

Torna nelle sale restaurato, dal 7 gennaio, grazie alla Cineteca di Bologna, uno dei grandi classici di Alfred Hitchcock: “Gli uccelli” dalla novella di Daphne du Maurier (Sellerio). Siamo nei primi Sessanta, anni di Guerra Fredda con la “Crisi dei missili di Cuba” che tiene il mondo col fiato sospeso e lo spettro del pericolo nucleare che avanza. Enzo Lavagnini ci guida attraverso una suggestiva lettura del capolavoro di Hitch in chiave “anti-atomica” …

 

Santa Cruz, costa assolata della California: Agosto 1961.

Alfred Hitchcock, The Master of Suspense, è nella sua bella, soleggiata villa e si gode finalmente il meritato riposo, fatto soprattutto di tanta, assoluta pigrizia. Negli stessi giorni, Psycho continua ad essere un successo al botteghino e la serie dei suoi telefilm è altrettanto fortunata.

Una strana notizia appare sul giornale locale che Hitch ha davanti agli occhi: gli abitanti della vicina marina di Capitola si sono svegliati di soprassalto, spaventati a morte perché delle berte fuligginose, un uccello di norma affatto aggressivo, assieme ad altre innocue specie, hanno attaccato con furia le loro case, finendo per sbattere violentemente sui tetti e così cadere esanimi nelle strade. Il fatto è davvero singolare, colpisce l’opinione pubblica. Nessuno sa darne spiegazione.

Per qualche giorno non si parla d’altro. Si scopre infine che la follia degli uccelli è stata causata dall’avvelenamento di una tossina prodotta dalle alghe rosse.

Alfred Hitchcock capisce in fretta come da lì al terrore il passo sia davvero breve. Si frega così le mani: ha già acquistato i diritti di una certa novella, non troppo importante, di Daphne du Maurier. La novella in questione è appunto Gli uccelli.

Le riprese de Gli uccelli iniziarono il 5 marzo 1962 per concludersi il 10 luglio dello stesso anno.

Subito dopo (ottobre 1962) fece la sua comparsa sulla scena politica internazionale la “Crisi dei missili di Cuba”: un paio di giorni di vera angoscia nei quali si temette una terza guerra mondiale, fatta stavolta con l’uso delle armi nucleari. Parallelamente si sviluppò nell’opinione pubblica mondiale un’ondata di protesta per mettere al bando proprio il nucleare, sia quello per uso militare sia quello per uso civile: i governi facevano test nucleari, minacciavano con armi nucleari, le popolazioni terrorizzate, sempre più spesso, facevano invece affollatissime marce anti-atomo.

Il film di Hitchcock uscì in America nella primavera del 1963.

Per questa collocazione “storica”, in tanti si sono spinti a vedere in quegli uccelli una metafora del pericolo nucleare. E non mancano certo elementi per convenirne; lo stesso Hitchcock aveva già realizzato Notorius (1946), primo film ad occuparsi di nucleare dopo Hiroshima e Nagasaki, senza contare le apocalittiche scene di alcuni passaggi de Gli uccelli, che rimandano a bombardamenti, ad attacchi aerei, o i dialoghi piuttosto espliciti a riguardo: ad esempio il predicatore che declama brani di Ezechiele sulla punizione divina dei peccati dell’uomo. Tutto collimerebbe, tranne il fatto che Hitch si sottrae decisamente, e sempre, rispetto a schemi interpretativi “politico-sociali”. E questo anche quando vi sia più di un indizio a favore della tesi.

Ecco allora il nuovo indizio da vagliare: Hitch sceglie di ambientare il film a Bodega Bay, un paesino di poche anime, pescatori perlopiù, 150 miglia a nord di Capitola, la cittadina degli uccelli “impazziti”. Una scelta che può a ben ragione apparire tutt’altro che “casuale”.

Già dal 1958 Bodega Bay è infatti il palcoscenico “nazionale” americano del forte attivismo dei suoi abitanti contro il tentativo della potente Pacific Gas & Electric di edificare lì una centrale atomica, capostipite del nucleare civile negli Stati Uniti.

La radicale lotta di Bodega Bay, passata alla storia come “The Battle of Bodega Bay”, ebbe addosso gli occhi di tutto il paese e rappresentò la vera e propria nascita del movimento anti-nucleare americano. Si concluse nel 1964, con l’abbandono del progetto da parte dell’impresa: il tentativo di costruire una centrale atomica in una zona incontaminata, ed oltretutto altamente sismica, fu bloccato e abbandonato.

Contò qualcosa per Hitch, nella scelta delle sue locations, il fatto che Bodega Bay fosse il luogo dove stava nascendo il movimento anti-nucleare americano? Era quella la “sottolineatura” che cercava per il suo racconto? Erano quelle le sue intenzioni? Chissà?

Hithcock sceglie Bodega Bay, e non un luogo immaginario, non il paesino della Cornovaglia in cui la Du Maurier colloca la storia, ma sembra davvero piuttosto indifferente proprio al luogo; è molto più interessato a mantenere il suo “brand” che al resto: il re del brivido, dissemina qua e là – come fa coi suoi “cammei”- indizi, tracce, vere e false, affastella paure di diverso tipo, citazioni, rimandi, cose che magari per lui sono accessorie, ma che danno un surplus di significato; per questo Hitch nel film non spiega il motivo dell’impazzimento degli uccelli, lasciando volutamente aperta ogni ipotesi, anche quella nucleare, con la quale gli piace perfino stuzzicare lo spettatore: in questo, ad esempio, come ignorare (terzo indizio) che la casa della famiglia di Mitch, il protagonista del film, sia situata proprio a Bodega Head, esattamente il promontorio della baia dove la Pacific Gas & Electric ha già scavato una buca profonda come un palazzo di dieci piani, una buca che avrebbe dovuto ospitare il reattore della centrale nucleare?

Ma nonostante tutte queste (fuorvianti) evidenze, queste (inutili) “prove”, Gli uccelli non è affatto un film metaforico sull’atomica e sulle sue inevitabili conseguenze, piuttosto un film che contiene “solo” alcune disarmanti, non “politiche” constatazioni sulla fragilità dell’essere, sulla paura dell’esistere, sulla minaccia continua all’integrità della persona. In ogni tempo ed in ogni luogo.

Con esso Hitchcock – geniale depistatore – prosegue soltanto il suo “racconto”: parla dell’imprevedibilità degli eventi e delle cose, di quello che ci illudiamo di controllare, di quello che ci può sfuggire di mano, di come l’essere più innocuo e familiare – un uccello – possa trasformarsi in un flagello biblico: le cose non sono mai come appaiono; ognuna di esse può essere malevola e fatale. Per certo il “nucleare”, ma anche i “teneri” animali, gli animali di cui ci fidiamo, che vivono con noi.

Nel finale del film Mitch (Rod Taylor) – corteggiatore di Melanie, ora ripagato – decide che devono andarsene da quel posto. La radio annuncia che Bodega Bay è al centro di questo misterioso impazzimento degli uccelli. Fuori, mentre la macchina si allontana, con a bordo i personaggi centrali del film, appare un mondo del tutto inospitale, presidiato e dominato dagli uccelli, di tutte le specie, insieme: sembrano momentaneamente sazi. Ora sono un popolo, unito da un disegno collettivo; da un progetto che non può essere che nefasto: spargere terrore. Sono il male assoluto.

Per poter tornare a vivere, pensa Mitch, bisogna tentare di uscire da quella zona, infestata come dal fallout della bomba, dalle radiazioni che ha provocato. Bisogna rigenerarsi. Mitch guida lentamente attraverso il cortile e prosegue sulla strada.

L’auto imbocca la costiera in direzione San Francisco. Gli uccelli stavolta non attaccano. Oppure, non attaccano… ancora. In molti hanno fatto notare come alla fine non appaia infatti la fatidica scritta The End: la minaccia non è svanita affatto, anzi può tornare.

Qui la programmazione

Enzo Lavagnini

Regista, sceneggiatore, produttore e critico cinematografico. Suoi i documentari: "Un uomo fioriva" su Pasolini e "Film/Intervista a Paolo Volponi". Ha collaborato con Istituto Luce, Rai Cultura e Premio Libero Bizzarri. Tra i suoi libri, "Il giovane Fellini" , "La prima Roma di Pasolini". Attualmente dirige l'Archivio Pasolini di Ciampino

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