La ricerca del tempo perduto di un pensionato londinese

In sala dal 12 ottobre (per Bim) “L’altra metà della storia” il film di Ritesh Batra ispirato dallo scrittore britannico Julian Barnes col suo “Il senso di una fine” (Einaudi), imperniato proprio sull’idea del tempo che passa e delle scorie che lascia sulle nostre esistenze. Il film si concentra piuttosto sulla forza dei due grandi interpreti: Jim Broadbent e Charlotte Rampling…

È curioso trovarsi a disquisire di una categoria come il tempo proprio nei giorni in cui tre fisici americani vincono il premio Nobel per le loro ricerche sulle onde gravitazionali. Un concetto, o piuttosto un elemento, difficile da comprendere per noi comuni mortali, ma che quasi certamente è destinato a rivoluzionare la cognizione del tempo (e dello spazio) da qui agli anni a venire.

Eppure il film, L’altra metà della storia di Ritesh Batra, nelle sale dal 12 ottobre, è imperniato proprio sull’idea del tempo che passa e delle scorie che lascia sulle nostre esistenze. O almeno era questo l’intento del libro da cui il film è tratto, Il senso di una fine dello scrittore britannico Julian Barnes (Einaudi), .

Diciamo subito che il film perde un po’ lungo la strada – ma questo non è per forza un difetto quando si passa dalla carta stampata allo schermo – le velleità filosofiche della vicenda narrata, nonostante qualche rimando alle disquisizioni sessantottine in ambiente accademico, il continuo passaggio da un’epoca all’altra assecondato da un sapiente montaggio, e la tirata conclusiva che fa un po’ la morale. E si concentra piuttosto sulla forza dei personaggi, o meglio sarebbe dire la bravura degli attori che li rappresentano, in questo caso Jim Broadbent (Tony Webster) e Charlotte Rampling (che impersona la protagonista Veronica nella seconda parte della storia).

I due hanno avuto una relazione in gioventù, quella che costituisce appunto la prima metà della storia. Poi ognuno è andato per la sua strada, lasciandosi però un buco nero dietro le spalle, cioè il suicidio dell’amico che aveva sottratto a lui la ragazza come da copione dell’epoca (The dreamers…), e poi aveva inspiegabilmente posto fine ai suoi giorni.

Oggi Tony Webster vive da pensionato a Londra, con lo strascico di un divorzio e una figlia in procinto di partorire. Un giorno riceve la lettera di un avvocato che annuncia l’esistenza di un diario che la madre di Veronica gli ha lasciato in eredità. Il documento scritto dall’amico suicida, il cui contenuto però non sarà mai rivelato, racchiude forse le ragioni di quel tragico gesto. La vana ricerca del diario consentirà a Tony Webster di incontrare quel lontano amore, con esiti che lo spettatore potrà scoprire da sé. Ma soprattutto lo costringerà a fare i conti con il passato e con la sua vita attuale, portandolo verso una forma di redenzione.

Nulla che non si sia già visto abbondantemente, soprattutto nel cinema degli ultimi anni che privilegia storie che fanno l’occhiolino alla terza età (Quello che so di lei e Appuntamento al parco per limitarsi a due titoli recenti, ma anche La ragazza del treno per il plot). A essere maliziosi, si potrebbe dire che in questo caso il film cerca di fare l’en plein, unendo il ritratto vivido di un anziano e delle sue problematiche alle storie d’amore adolescenziali che fanno l’occhiolino al pubblico dei giovanissimi.
Alla fine non si esce del cinema con la sensazione di avere visto un film imperdibile, non fosse per la prova di recitazione del protagonista e quella di alta classe di Charlotte Rampling nella seconda parte. Lei sì che lascia il segno, anche se in questo caso siamo più vicini al cammeo che a una performance vera e propria, di quelle che ci aspettiamo quando entrano in scena le grandi vecchie del cinema capaci di trasformare in oro anche le pietre.

Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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