La rivincita dello “Sceicco bianco”. Quel “filmetto” all’origine della coppia Albertone-Federico

È tornato alla Mostra dove fu presentato nel ’52, “Lo sceicco bianco”, esordio poco fortunato di Federico Fellini, dedicato al mondo del fotoromanzo. Con un giovanissimo Alberto Sordi, attore nei panni dell’ improbabile sceicco popolano, il film è stato un fiasco colossale che rischiò di stroncare la fresca carriera dei due amici ancor prima che cominciasse sul serio. Ora si riprende i giusti meriti nell’ambito di Venezia Classici (con Costanza Quatriglio presidente della giuria di studenti) che ospita i grandi capolavori restaurati del passato …

Sciabole da scena che cozzano fintamente tra loro, cerone in quantità, occhi bistrati e languidi, gioielli ed orecchini di chincaglieria, sabbie del deserto ritrovate a Fregene, esotismo a iosa e soprattutto racconti d’amore, di tradimenti e passioni.

Un regista di fotoromanzi alla ricerca spasmodica degli scatti giusti, attori e comparse sguaiati ed indisciplinati che badano più al pane ed al companatico che al copione, un protagonista vanesio e millantatore.

È il mondo “finto” del “finto” Sceicco Bianco emblema di un “vero” fenomeno di massa, quello dei fotoromanzi, che Fellini racconta a modo suo, evitando, ad esempio, il “realismo” con il quale Antonioni (pure autore di questo soggetto e, pare, destinato almeno all’inizio a dirigerlo) l’aveva affrontato in un celebre documentario (L’amorosa menzogna, 1949).

Così rivela, sospirando copiosamente, quella che è anche la sua grande passione, Wanda, alias “Bambola Appassionata”, ossia la Brunella Bovo protagonista del film: “L’abisso stellato, Anime in tumulto, Cuori nella bufera, Peccato a Damasco, Nel vortice dell’amore… tutta la settimana aspetto soltanto al sabato che mi porti il mio giornaletto. Vado a prenderlo alla stazione. Poi corro a casa, mi chiudo nella mia stanzetta e lì… incomincia la mia vera vita. Leggo tutta la notte… “. Prefigurando in tal modo tutta la trasognante lettura di Fellini.

Un “filmetto” a basso costo, su questa sorta di cinema di serie B (i fotoromanzi, parenti stretti anche dei fumetti, che Federico conosce benissimo), quando Visconti ha già girato quel capolavoro sul cinema vero e proprio (Bellissima, 1951): un sogno disponibile per tutti, e per poche centinaia di lire. Un “filmetto” a tempo di banda (Nino Rota!), con un grande senso di ironia, un “controcanto” esibito, uno sberleffo con sentimento nel quale però c’è già con evidenza tutto il Fellini possibile ed anche, a guardare bene, tutto l’Alberto Sordi che conosceremo da qui in poi.

Epifania, capolavoro (il primo di Fellini!), eppure, e nonostante ciò, un fiasco colossale che rischiò di stroncare la fresca carriera dei due amici ancor prima che cominciasse sul serio (quando Fellini volle Sordi per I vitelloni i produttori accettarono solo a patto che il suo nome non apparisse nei manifesti del film: sarebbe stato deleterio per gli incassi), ma nonostante ciò un film che nel tempo si prenderà di sicuro la sua giusta rivincita, magari proprio nell’approssimarsi proprio del centenario della nascita (1920 – 2020) sia di Federico che di Albertone.

Con la riuscitissima Wanda interpretata magnificamente dalla Brunella Bovo, costretta infine ad accettare la “realtà” e a mettere i piedi per terra con tutto quello che ne consegue, ecco anche uno straordinario Leopoldo Trieste, lo sposino attento solo alle apparenze che la conduce in viaggio di nozze a Roma per conoscere la città ed incontrare dei lontani, ma potenti, parenti. Poi… c’è appunto Alberto Sordi nei panni dell’attore Fernando Rivoli, un improbabile sceicco popolano…

Sordi/Fernando Rivoli, in una sorta di stupendo, dilatato cammeo è lo Sceicco Bianco, ossia il fratello maggiore di Nando Moriconi, con fascinazioni dirette stavolta fino allo Sceicco di Rodolfo Valentino (tratto dal romanzo di Edith Maude Hull, milioni di copie vendute!), mentre il Moriconi di Steno (Un americano a Roma, 1954) aveva invece la testa piena solo dell’America e dei suoi tanti miti.

Grazie alla genialità di Fellini che lo incoraggia, Alberto Sordi posa da divo dei poveri, scende da un’altissima altalena e già declama in una lingua non sua, inventata, sentita solo al cinema, intercalata al vernacolo che gli esce invece di getto dalle labbra: è un ragazzone del popolo che fa il verso a Rodolfo Valentino e al suo Lo Sceicco, successo mondiale del 1921 (film muto di George Melford). Anche il suo sceicco è muto, affidato solo ai “fumetti” che prevede la sceneggiatura. Ma quando, dal vivo, “fuori scena”, Sordi parla, ecco che il film acquista in godimento, ulteriori piani di lettura e possibili paragoni.

Sordi/Rivoli, ad un’insistente ammiratrice che chiede: “Come va a finire lo Sceicco Bianco?”. Lui, prima con voce impostata eppoi chiusura sbracata in dialetto romano: “Perché lo vuol sapere? Sciupamo tutta la poesia… “.

Ancora, sulla barca con Wanda, mentre cerca di circuirla, dopo aver tentato l’ispirazione poetica con un richiamo, un fischio, ad un gabbiano (“er gabbiano!”), declama rapito di sentirsi assalito una una strana felicità: “Una felicità che proviene da una vita posteriore… anteriore. Posteriore o anteriore? Anteriore. Quanno chissà chi eravamo noi due… . Forse… io un pirata. E me sa che tu una sirena… “.

Fellini arriva al film dalla sua “mezza” regia con Lattuada per Luci del varietà (1950), nella quale, confesserà, era riuscito a restare al riparo dal compiere le tante scelte del regista, quelle che ora si ritrova invece a dover fare, a partire dal primo ciak, settembre del 1951, e per tutta la durata della lavorazione. Ha 31 anni ed ogni persona di una troupe, che gli appare smisurata, aspetta di sapere da lui cosa fare.

Nel film c’è anche l’embrione de Le notti di Cabiria, anche questo già in una chiave “felliniana” che più “felliniana” non si può. Una Giulietta Masina che è un delizioso, affettuoso spiritello notturno in grado di dispensare cure spirituali al povero sposino che non sa più che fine abbia fatto la moglie.

Alberto Sordi al tempo dello “Sceicco bianco” nel cinema era ancora ai margini, e trovava soddisfazioni solo nel teatro e nel doppiaggio. Anche Mamma mia che impressione! (1951) in cui era finalmente protagonista era stato un fallimento completo al botteghino. Fellini era un debuttante all’arrembaggio come lui. Tanto giornalismo, la radio, sceneggiature… ma la regia era ancora una faccenda piuttosto lontana.

Federico ed Alberto si erano conosciuti a Roma negli ambienti dell’avanspettacolo, del teatro di varietà, nei quali Alberto cercava scritture e Federico dilatava la sua attrazione per la messinscena, la stessa che accompagnerà poi tutto il suo cinema. Un’amicizia che durerà a lungo, un’amicizia cominciata nei ristoranti da mezza porzione, in uno dei quali una ristoratrice compassionevole, davanti alla loro magrezza tipica degli artisti abituati a saltare i pasti, sotto una porzione di spaghetti metteva, di nascosto da tutti, e gratis, una saporita bistecca. Bei ricordi e conseguente complicità, che certo emerge ne Lo sceicco bianco. Così come emergerà ne I vitelloni.