“La scuola cattolica” stravince lo Strega e diventa film

Il libro di Edoardo Albinati sul podio del 70esimo Premio Strega, consegnato la sera dell’8 luglio Auditorium della Musica di Roma. Un romanzo fiume sugli anni Settanta a partire dall’efferato delitto del Circeo che diventerà un film…

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Anche La scuola cattolica (Rizzoli) diventerà un film. L’ha annunciato Edodardo Albinati, stra-vincitore del 70esimo Premio Strega, al pubblico dell’Auditorium della Musica di Roma, dove si è tenuta la cerimonia di premiazione del premio più amato e più odiato d’Italia, che in questa edizione-celebrazione ha abbandonato la storica sede del Ninfeo di Villa Borghese.

Con 143 voti il romanzo di Albinati ha confermato i pronostici della vigilia, piazzandosi con oltre 50 punti davanti al libro di Eraldo Affinati L’uomo del futuro (Mondadori) dedicato a don Milani, al mémoir di Vittorio Sermonti Se avessero (Garzanti), alla prova di Giordano Meacci Il cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax) e alla storia di La femmina nuda (La nave di Teseo) di Elena Stancanelli che pure vedremo sul grande schermo.

E a proposito di grande schermo, la serata “amarcord” ha iniziato la diretta televisiva con un omaggio allo Strega al cinema, ricordando quanti libri vincitori del Premio sono diventati film, dal Gattopardo alla Ragazza di Bube, da Ferito a morte a Non ti muovere a La solitudine dei numeri primi.

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Albinati ha ricevuto il premio e con molta commozione l’ha dedicato a Valentino Zeichen, il poeta di Roma scomparso il 5 luglio scorso, “amico di famiglia, cara e nobile aquila libera che ha protetto e insegnato ai miei figli e a tutti noi la gioia, l’entusiasmo, la fatica”.

Pur avendo collaborato alla sceneggiatura del Racconto dei racconti di Matteo Garrone e a quella di Fai bei sogni di Bellocchio, dal libro di Massimo Gramellini, presentato a Cannes e sui nostri schermi in  autunno, Albinati non lavorerà alla trasposizione cinematografica del suo romanzo: “Non ho nessun consiglio da dare, lascio tutti molto liberi. Ma andrò alla prima”, ha detto in chiusura di serata.

Un romanzo sterminato La scuola cattolica,  1.300 pagine,  che l’autore è stato lì lì per abbandonare se non fossero intervenuti l’editore, un po’ di soldi e alcuni amici. Il libro racconta uno degli episodi di cronaca nera più funesti del dopoguerra, il delitto del Circeo, presentandoci gli autori di quel delitto sconvolgente nel loro contesto sociale, urbano, scolastico: la Roma anni Settanta di una quartiere della buona borghesia e di rinomato istituto cattolico. Albinati ha frequentato quelle stesse strade e lo stesso liceo e dopo quarant’anni, in un romanzo epocale, prova a raccontare, dietro i comportamenti, l’abbigliamento, la retorica della giovinezza di quegli anni, anche i segreti di una nazione e un pezzo di storia della società italiana.

Un libro che affronta i temi dell’identità sessuale e della violenza sociale, dell’identità sociale e della violenza sessuale: leggendo di quei ragazzi, tra le pieghe di quella “mala educación”, sembra di riconoscere i semi della violenza più quotidiana, più tragicamente “banale” che oggi, con un neologismo quotidiano della nostra cronaca, abbiamo deciso di chiamare “femminicidio”.