La vera storia di “Green Book”. Non il film, ma la guida “for negro motorist” che l’ha ispirato

È nata nel ’36 e per quarant’anni è servita ai neri d’America per viaggiare negli States senza finire picchiati, aggrediti o addirittura arrestati. E già, perché prima della firma del Civil Rights Act gli americani di colore non potevano girare liberamente, entrare nei bar, ristoranti, alberghi. La “Green Book” è la guida che segnalava locali e luoghi pubblici aperti ai neri. La inventò  Victor Green, ex impiegato delle poste ad Harlem. E ora la ritroviamo nell’omonimo film di Peter Farrelly in odore di Oscar…

Viggo Mortensen e Meharshala Ali in “Green Book” di Peter Farrelly

Ci sono guide d’ogni tipo. Turistiche, tecniche, culturali, per automobilisti, camminatori, per ogni «categoria» del corpo, della mente, dello spirito, delle scelte sessuali. Green Book – che dà il titolo al bellissimo film di Peter Farrelly – era una guida per negri: «for negro motorist» recitava il sottotitolo del libro, mentre l’occhiello ammoniva «for vacation without aggravation», ovvero per vacanze senza seccature.

Le «seccature» (dagli insulti, alle botte, all’arresto) erano tutte per le persone di colore che negli Stati Uniti non potevano girare liberamente, entrare in qualsiasi supermercato, bar, ristorante, albergo o girare a piedi o in auto dopo una certa ora della notte. Questo almeno fino alla metà degli anni Sessanta, o più precisamente fino alla firma del Civil Rights Act del 2 luglio del 1964, la legge che era stata voluta e annunciata dal presidente John Fitzgerald Kennedy (nel frattempo assassinato) con un suo celebre discorso sui diritti civili dell’11 giugno 1963 in cui chiedeva una legge «che desse a tutti gli americani il diritto di essere serviti in strutture aperte al pubblico, alberghi, ristoranti, teatri, negozi e simili», e una «maggiore tutela per il diritto di voto». Il Civil Rights Act sancì la fine della segregazione, contribuì a ridurre le discriminazioni ma, va da sè, non estirpò la malapianta del razzismo.

Nel film Green Book – da giovedì nelle sale – la guida serve all’autista italoamericano Tony «Lip» Vallelonga (Viggo Mortensen) nel suo viaggio in auto attraverso il profondo Sud degli Stati Uniti intrapreso per accompagnare il pianista di colore Don Shirley (Mahershala Ali). In alcune inquadrature del film si vede la copertina del piccolo volumetto della Green Book, e quella mostrata è l’edizione del 1959 (anche se i fatti e gli eventi nel film si svolgono nel 1962). Ma quando era nata la Green Book e fino a quando è uscita, puntualmente ogni anno con edizioni aggiornate?

Victor Hugo Green, l’inventore della guida Green Book

Siamo andati a indagare su internet, soprattutto, sullo straordinario sito The New York Public Library Digital Collections. Alla voce Green Book  trovate splendidamente catalogate e riprodotte tutte le edizioni della guida, dalla prima edizione del 1936 all’ultima del 1966: tutte sfogliabili e scaricabili, integralmente e gratuitamente in diversi formati e risoluzioni.

Il «green» che diede il titolo alla collana non ha nulla a che fare con il colore di alcune copertine o men che meno con le tematiche verdi-ambientaliste ma deriva dal cognome del suo creatore ed editore Victor Hugo Green, ex impiegato delle poste ad Harlem, New York.

Prima del Civil Rights Act le discriminazioni razziali erano, per così dire, codificate da un insieme di norme che andava sotto il titolo di Jim Crowes Laws. E la guida inventata da Victor Green, nelle intenzioni, voleva essere uno strumento di difesa per i viaggiatori neri.

La prima edizione risale al 1936 e copriva soltanto l’area metropolitana di New York ma, dal 1937, visto il successo di vendita e le richieste, il «raggio» fu esteso via via agli interi Stati Uniti. Da smilzo fascicoletto di 16 pagine arriverà alle oltre 120 pagine delle ultime edizioni. In un’introduzione all’edizione del 1949, l’editore auspica che «verrà un giorno, in qualche tempo di un vicino futuro, in cui questa guida non sarà più pubblicata… e ciò avverrà quando la nostra razza avrà uguali opportunità e privilegi in tutti gli Stati Uniti».

L’edizione del 1959 (quella usata nel film) costava 1,25 dollari (nel 1962 $ 1,95) e, analogamente alle altre edizioni, conteneva, dopo alcune «avvertenze» per l’uso, le pagine dedicate agli Stati che si susseguivano in ordine alfabetico dall’Alabama al Wyoming, fino all’Alaska, Bermuda, Canada, Caribbean, Mexico. E nell’ultima pagina c’erano anche dei suggerimenti per come proteggere la casa dai ladri durante la propria assenza. Ogni paragrafo, inframezzato da piccole pubblicità e disegni, forniva indicazioni per hotel, motel, case vacanza, ristoranti: tutti, ovviamente, riservati ai neri.

Poi l’ultima edizione, nel 1966, dopo l’approvazione delle leggi antisegragazioniste fortemente volute dai Kennedy ai quali nel film si rende esplicito omaggio nelle parole pronunciate in un paio di sequenze da Tony Lipp/Viggo Mortensen. Compresa quella nella quale – piccolo spoiler – Tony riesce a far liberare Don Shirley (che era stato arrestato dalla polizia) grazie all’intervento di una provvidenziale telefonata allo sceriffo da parte di Bob Kennedy, all’epoca Attorney general (ministro della Giustizia), durante la presidenza del fratello John.

Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti

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