“Ladri” di romanzi. La querelle dietro il capolavoro del Neorealismo, di nuovo in sala

Torna in sala da lunedì 4 febbraio (per il Cinema ritrovato della Cineteca di Bologna), la versione restaurata di “Ladri di biciclette” (già presentata a Cannes 2018), capolavoro del Neorealismo della coppia De Sica-Zavattini e Oscar come miglior film straniero nel 1950. Qui vi raccontiamo la querelle, anche legale, che si scatenò a seguito del “malcontento” di Luigi Bartolini, lo scrittore al cui omonimo romanzo il film è ispirato. Ignaro, evidentemente, che quell’adattamento tanto “infedele” gli avrebbe regalato gloria planetaria. Come infatti fu …

La visione di un film restaurato è sempre un’esperienza emozionante. È come intraprendere un viaggio nella polvere del tempo tra una folla di immagini in movimento che attendono di ritrovare la luce del presente che le proietterà di nuovo sullo schermo.

Ladri di biciclette è uno dei film più amati del Neorealismo italiano, si basa su un’ opera letteraria di cui, paradossalmente, conserva solo il titolo.

Il progetto del film iniziò quando lo scrittore Cesare Zavattini si avvicinò a Vittorio De Sica con un volume in mano: «È uscito un libro di Luigi Bartolini, leggilo, c’è da prendere il titolo e lo spunto». Il film di De Sica del 1948 partirà proprio da lì, il romanzo di Luigi Bartolini pubblicato nel 1946, un artista marchigiano più noto come incisore che come scrittore.

Il contesto sociale che emerge dal romanzo, infatti, non è il cuore del proletariato romano di Valmelaina pedinato poeticamente da De Sica e Zavattini ma la descrizione di un ambiente di ricettatori, rigattieri, ladri e prostitute.

Il protagonista del romanzo non fa “l’ attacchino”, ma è un pittore, un intellettuale a cui hanno rubato per la terza volta la bicicletta che usa abitualmente per fare escursioni in cerca di ispirazione.

Non è un disperato, ma un derubato ingegnoso che gioca con i ladri, si traveste da ladro, e inventa mille stratagemmi per ritrovare la sua bicicletta. La ricerca delle due ruote descritta nel libro rasenta una indagine poliziesca.

Luigi Bartolini fece seguire al titolo della prima edizione la didascalia “Romanzo umoristico del furto e del ritrovamento di una bicicletta per tre volte”, con la dedica “Ai ladri romani, pregandoli di non rubarmi la bicicletta per la quarta volta.”

L’uscita del film scatenò una lunga diatriba, anche legale, tra l’autore e Cesare Zavattini, sceneggiatore del film. Nonostante avesse firmato un contratto che concedeva piena libertà d’intervento agli sceneggiatori, Bartolini, irritato dal “travisamento” del film, scrisse due articoli avvelenati sul Corriere di Brescia e sul Giornale del Popolo che gli provocarono una querela per diffamazione da parte di Zavattini.

Alla ristampa del libro avvenuta nel 1954 da Vallecchi, Luigi Bartolini fece accludere un foglio rosso, scritto da lui stesso, in cui critica aspramente la trasposizione cinematografica:“Il film omonimo non rappresenta che la prima metà del romanzo. Ed anzi, il film si regge, artisticamente, soltanto nelle sequenze che meglio aderiscono al romanzo, e che rappresentano, assai bene, al vivo vero, quello che avevo rappresentato e descritto. Si tenga presente che lo sceneggiatore del film, appena ebbe letto il libro mi telefonò nei seguenti termini: “Ho trascorso la notte in bianco per leggere, tutto d’un fiato, il tuo meraviglioso romanzo; e, domani, lo passerò al regista proponendogli che lo rappresenti sullo schermo del cinema. La tesi del romanzo è antiflaubertiana; anti-Ottocentesca. Furono, infatti, i romanzieri francesi dell’Ottocento che eroizzarono, assecondando un mito demagogico, ninfomani provinciali sul tipo di Madame Bovay o poeti che, come l’ingenuo Verlaine, cantarono dei “cari ladri e dei dolci assassini”. In questo libro è, invece, il galantuomo che si prende il gusto di dare scacco matto ai ladri, riuscendo a rintracciarli attraverso i meandri di una Roma che, nell’anno 1944, era ancora in preda alla guerra civile, nel triste dominio dei ladri e degli assassini.”

Nonostante le aspre polemiche e la disputa, mai sopita, sulla scia dell’incredibile successo del film, il libro di Luigi Bartolini oltre alla diffusione nazionale, verrà ristampato in tredici edizioni in lingua straniera. Compreso il russo. Consacrando lo “sconosciuto” scrittore marchigiano a gloria planetaria.