Le mani su New York. Il vero «master builder» del film di Norton, contestato anche da Dylan

Chi fu realmente Robert Moses a cui da il volto Alec Baldwin in “Motherless Brooklyn”, il film di Edward Norton tratto – con grande libertà – dal libro di Jonathan Lethem (in sala dal 7 novembre)? Sicuramente un personaggio controverso, visto come un grande innovatore ma ritenuto anche uno spietato speculatore dalle tendenze razziste. È stato il «master builder» delle più importanti trasformazioni urbanistiche delle città: parchi e ponti compresi. Su di lui libri da Pulitzer, graphic novel e pure una canzone di protesta di un giovanissimo Bob Dylan – mai incisa – a testimonianza di una cultura «antagonista» che lotta contro un certo tipo di urbanistica che spesso ignora diritti ed esigenze reali delle comunità …

l vero Robert Moss davanti al plastico della città

 

Se c’è un’immagine che evoca Central Park, più che la distesa di verde e alberi, sono i ponti con le loro arcate ribassate e finemente decorate, che sovrappassano corsi d’acqua e livelli stradali diversi. Hanno un padre che si chiamava Frederick Law Olmsted (1822-1903), architetto paesaggista, giornalista e pubblico amministratore, creatore (assieme a Calvert Vaux e ad altri) di alcune delle aree verdi più importanti di New York e d’America: da Central Park al Prospect Park a Brooklyn. E sostenitore del principio della separazione funzionale tra percorsi pedonali, stradali e automobilistici, applicata nei suoi progetti.

Copertina di «The Power Brooker»

A Prospect Park e a Frederick Law Olmsted si accenna in Motherless Brooklyn (I segreti di una città), il bel film di Edward Norton che ha aperto la Festa del Cinema di Roma 2019 – tratto dal libro di Jonathan Lethem (ma se ne discosta molto) – che racconta le vicende di Lionel Essrog, un detective affetto dalla sindrome di Tourette. Si cita, sempre nel film, anche Henry David Thoreau (1817-1862), filosofo, scrittore e poeta, tra i padri del trascendentalismo e autore di quel Walden ovvero Vita nei boschi (1854), vera e propria bibbia della cultura «verde» e dell’ambientalismo a venire.

Ed è curioso che a citarli – in uno dei duri confronti che oppongono il detective Lionel Essrog (Edward Norton) al potente funzionario del Comune di New York, Moses Randolph (Alec Baldwin) – sia proprio quest’ultimo che, nella finzione cinematografica allude (ogni riferimento “non” è puramente casuale) a quel Robert Moses (1888-1981) che di New York fu il «master builder» delle più importanti trasformazioni urbanistiche delle città: parchi e ponti compresi.

 

La copertina del graphic novel «Robert Moses»

Personaggio controverso, visto come un grande innovatore – fu paragonato al Barone Haussmann che sventrò la Parigi medievale per far posto ai celebri boulevards – ma ritenuto anche uno spietato speculatore dalle tendenze razziste (la biografia The Power Booker, scritta da Robert Caro, vincitore di un Pulitzer, uscita nel 1974, ne ha demolito decisamente l’immagine “progressista”), Moses ha guidato gli uffici tecnici newyorkesi che hanno progettato e costruito ponti, quartieri, autostrade urbane; riqualificato lungofiumi, spiagge; creato parchi di divertimenti, piscine; tracciato aree di sviluppo edilizio e industriale (compreso l’assetto urbanistico dove sorge il Palazzo dell’Onu).

Anche Moses (Randolph), che ha la faccia di Alec Baldwin, è un accaparratore di incarichi pubblici e non ci pensa due volte a sfrattare il popolo nero di Harlem e Brooklyn per demolirne le vetuste abitazioni e costruire il «nuovo».

Perfino la scena del film nella quale contempla orgoglioso il plastico del suo progetto «replica» la fotografia dal vero che ritrasse (Robert) Moses davanti al modellino del suo progetto. Una replica che ritroviamo anche in un graphic novel dei francesi Pierre Christin e Olivier Balez, dal titolo Robert Moses il Signore segreto di New York (2014, Bao Publishing). Un fumetto che, a sua volta, in molte tavole anticipa alcune sequenze del film (chissà se Edward Norton lo ha letto e visto?).

Jane Jacobs

L’incrocio tra narrativa (Jonatham Lethem), graphic novel (Christin e Balez), vicende e personaggi reali, immagini dell’epoca (il film è ambientato negli anni Cinquanta), costituisce una sottotrama storica davvero notevole del film di Norton.

dattiloscritto con il testo di Bob Dylan. Credit: Tuli Kupferberg Collection, Fales Library NYU, from Belcimer on Tumblr

 

Così, tra i vari personaggi, ritroviamo, nei panni dell’anziana attivista (interpretata da Cherry Jones) che guida la rivolta della popolazione contro le speculazioni e le distruzioni dei vecchi quartieri, la figura di Jane Jacobs (1916-2006), antropologa e sociologa americana.

Jacobs, autrice del celebre libro Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane (1961), in Italia pubblicato da Einaudi, fu un’attivista che si oppose alle trasformazioni urbane volute da Robert Moses, con articoli su The Village Voice e partecipando a numerose contestazioni e manifestazioni.

Personaggio diventato così popolare che, ogni anno, il 4 maggio, in occasione dell’anniversario della sua nascita, in tutto il mondo si organizzano le «Jane Jacobs Walk»: ovvero delle passeggiate (a piedi o in bicicletta) di cittadini che lottano per la conservazione degli ambienti storici urbani a misura d’uomo.

La frequentazione dell’ambiente radical del Greenwich Village mise Jacobs in contatto, all’inizio degli anni Sessanta, con l’allora giovanissimo Bob Dylan, e fu proprio lei ad ispirarlo a scrivere una canzone dal titolo Listen, Robert Moses, il cui testo fu composto in occasione di una delle prime lotte per la salvaguardia dei quartieri interessati dagli sventramenti per la creazione della Lower Manhattan Expressway, un’impattante autostrada urbana a sei corsie. La canzone non venne mai registrata, ma resta a testimonianza di una cultura «antagonista» che lotta contro un certo tipo di urbanistica e di programmazione urbana che spesso ignora diritti ed esigenze reali delle comunità.