Le mani sulla Shoah. Una speculazione edilizia per cancellare la strage

In sala dal 25 gennaio (per Lab80 film), “La testimonianza” dell’ israeliano Amichai Greenberg. Uno storico testardo contro una potente famiglia di industriali: la loro speculazione edilizia rischia di cancellare per sempre le tracce di quella fossa comune dove i nazisti uccisero duecento ebrei austriaci a pochi giorni dalla liberazione. Il doc è proprio il racconto dello “scavo” non solo materiale, una lotta tra oblio e ricordo col ritmo di un thriller…

Per fortuna la terra è certo più saggia di noi. Nasconde e custodisce. Infine, restituisce. Restituisce anche ciò che abbiamo dimenticato, o tentato di dimenticare. Nel caso, anche quello che qualcuno ha voluto tenere nascosto.

La testimonianza (Israele/Austria 2017), del regista israeliano Amichai Greenberg, film già selezionato nella Sezione Orizzonti dell’ultimo Festival di Venezia ed ora meritoriamente distribuito in Italia da Lab 80, è proprio il racconto di uno “scavo” in un territorio comunale dell’Austria: di una ostinata ricerca civile e morale. Una doverosa ricerca che ha bisogno di gente “testarda”.

L’ostinato in questione è Yoel, stimato studioso della Shoah e ricercatore assai metodico, deciso ad ogni costo ad impedire che una grossa speculazione edilizia faccia strame del passato e ne distrugga ogni memoria.

Quel passato che vuole difendere è una fossa comune nella quale durante l’ultima guerra, nei giorni finali del conflitto, sono stati sepolti i corpi sofferenti di duecento ebrei già costretti ai lavori forzati ed infine “liquidati”. Liquidati proprio mentre i russi erano a pochi chilometri dalla cittadina e dalla liberazione del campo di lavoro.

È stato il modo dei loro carnefici nazisti di tentare di occultare così l’esistenza di quei prigionieri al mondo. Di negarla. Come è successo in molti altri orrendi episodi analoghi.

Ma dopo i nazisti, anche al giorno d’oggi, nella cittadina austriaca che è stata teatro del massacro, in tanti starebbero meglio senza quella ipotetica, ingombrante, ed ancora solo presunta presenza; così viene sollevato più che un dubbio sulla reale esistenza della fossa comune.

Gli speculatori non chiedono davvero di meglio: i continui sondaggi nel terreno impediscono infatti i loro lavori.
Yoel non può accettare questa cancellazione, anche se perfino l’autorità religiosa, il suo rabbino, lo sconsiglia di rimestare troppo nel passato, voglia che è frutto, gli dice, solo di soddisfazione del proprio ego. Ma sarà davvero così?

Yoel ha già fatto eseguire 21 sondaggi del terreno, senza esito, ma, nonostante le pressioni degli speculatori, sorprendentemente “aiutati” da una altera commissione, vuole continuare a farne, finché in quella cittadina austriaca non emergeranno dalla terra i racconti vivi di quei 200 corpi.

Alla battaglia legale contro l’importante famiglia di industriali che vogliono invece insabbiare la faccenda della fossa comune prima che sia possibile e proseguire sui propri progetti edificatori, si sovrappongono i segreti sulla propria famiglia (la confessione segretata della madre) segreti che Yoel inaspettatamente scopre facendo ricerche sui sopravvissuti all’eccidio.
La commissione gli assegna una proroga: entro una settimana deve portare un documento che certifichi ove, secondo lui, nel territorio comunale, è attestata la fossa comune. In mancanza di ciò, i lavori cominceranno senza tener conto di altro che del proprio progetto.

A questo punto Yoel deve trovare una testimonianza non vaga. Deve soprattutto trovare il luogo esatto dove sono sepolti quei corpi e restituirli alla storia della comunità e del paese. Trovarlo e comunicarlo per tempo alla commissione.
Assistiamo così ad una corsa contro il tempo. Una lotta tra oblio e ricordo, nella quale Yoel è il solo, autentico protagonista.

La testimonianza ha i ritmi incalzanti dell’indagine (la ricerca del luogo della strage) ma ci coinvolge soprattutto per un racconto che parla di rispetto, di attenzione, di tempi andati, di un popolo che non perde la memoria. Ci fa sperare in una umanità che divenga altrettanto premurosa. Se anche tutti volessero affossare, insabbiare, ci sarà sempre un “ostinato” pronto a riportare alla luce le cose, così, per come sono accadute.

Enzo Lavagnini

Regista, sceneggiatore, produttore e critico cinematografico. Suoi i documentari: "Un uomo fioriva" su Pasolini e "Film/Intervista a Paolo Volponi". Ha collaborato con Istituto Luce, Rai Cultura e Premio Libero Bizzarri. Tra i suoi libri, "Il giovane Fellini" , "La prima Roma di Pasolini". Attualmente dirige l'Archivio Pasolini di Ciampino

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1