Le vite invisibili di Eurídice e Guida. Il film brasiliano vince “Un certain regard”

È lil film vincitore della sezione, “Un certain regard”, il film brasiliano “La vie invisible d’Euridice Gusmão” che il regista Karim Aïnouz ha liberamente tratto dal fortunato romanzo di Martha Batalha (Feltrinelli, 2016). Due sorelle inseparabili, separate dal padre-padrone nel Brasile a cavallo tra i ’50 e i ’70, un melodramma che colpisce al cuore dalla parte delle donne …

C’è un romanzo dietro all’incanto di La vie invisible d’Euridice Gusmão del cinquantatreenne brasiliano Karim Aïnouz. Un romanzo fortunato come sicuramente lo è stato anche il film che, diventato oggetto di passa parola tra i festivalieri, ha vinto la sezione Un certain regard di Cannes 72.

Parliamo, infatti, di Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione, esordio nella letteratura di Martha Batalha, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2016, in cui la giornalista e scrittrice brasiliana compone un affresco d’epoca della società carioca negli anni Quaranta, attraverso la vita di due sorelle, Eurídice e Guida Gusmão, sopraffatte ciasciuna a suo modo dalla cultura patriarcale e reazionaria in cui vivono.

A differenza del titolo italiano del libro, quello del film, fedele all’originale brasiliano – La vie invisible d’Euridice Gusmão -, mette subito in chiaro di cosa stiamo parlando: l’invisibilità scritta nel destino delle donne e il tentativo di superarla da parte delle due protagoniste.

Spostando l’azione nei decenni successivi, tra i ’50 e i ’60 a Rio de Janeiro, Karim Aïnouz – autore appasionato d’arte e sodale di Walter Salles – ci presenta le due sorelle da ragazze (le straordinarie Carol Duarte e Julia Stockler), nella casa paterna. Guida è la ribelle, quella che ama le feste e gli uomini. Eurídice è la più mite, ha talento per il piano e sogna di andare al conservatorio a Vienna. Sono inseparabili e si amano profondamente.

Né l’una né l’altra, però, arriverà a coronare i propri sogni, separate per sempre da un padre-padrone osservante ottuso del credo maschilista e di una madre “invisibile” anche lei. Guida tornata a casa dopo una fuga d’amore con un figlio in grembo, sarà allontanata con onta, mentre Euridice in assenza della sorella finirà a fare la moglie di un uomo che non ama. A tenerle lontane la bugia crudele del padre: per Guida la sorella è a Vienna, affermata pianista e per Euridice la sorella non è mai tornata dall’altra parte dell’Oceano, dove era corsa dietro al suo bel marinaio greco.

Il film è il racconto appassionato e struggente delle loro vite separate, del loro ostinato cercarsi nonostante tutto nel corso dei decenni a venire. Di quelle lettere spedite e mai arrivate, di una città dove vivono entrambe ma che le tiene lontane, nella sua feroce divisione sociale.

Per Guida ragazza madre e operaia sono vietati i ristoranti della buona borghesia. E straziente è il momento dell’incontro mancato, proprio in quel locale, dove Euridice, a questo punto madre e moglie “rispettabile”, è al tavolo con padre e figlio. Siamo in Brasile ma potremmo essere ovunque. Ovunque nel mondo dove ieri come oggi – vedi le politiche di Bolsanero – le donne devono continuare a combattere contro l’invisibilità.

Girato in 16 millimetri, con una raffinata ricerca cromatica e l’effetto flou delle immagini antiche, La vie invisible d’Euridice Gusmão è un film che punta ai sentimenti più profondi. Un melodramma sensuale e sofisticato che, tra Wong Kar-wai e Fassbinder, ti si conficca nell’anima e colpisce al cuore.

Anche in questo caso confidiamo in un distributore italiano sensibile al cinema d’autore.