Leggere di più, leggere tutti. Wiseman nella biblioteca di New York, avamposto di solidarietà

Per la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore” arriva in sala il 23, 24, 25 aprile (per I Wonder Pictures) “EX LIBRIS – The New York Public Library” del decano dei documentaristi americani. Frederick Wiseman entra nella biblioteca pubblica della Grande Mela, ideale di inclusione, spazio di apprendimento e scambio senza differenze, nella mescola di razze, etnie e classi sociali. Riaffermando il diritto alla conoscenza per tutti. Uno struggente fuori luogo al tempo del cellulare e dei social network: contiene l’etica, la politica, la democrazia. Mancato Leone d’oro allo scorso festival di Venezia …

Diciotto milioni di utenti ogni anno, trentadue milioni di visitatori online: Frederick Wiseman, a 87 anni, entra nella New York Public Library. EX LIBRIS è il film del documentarista americano che per la prima volta ha guadagnato il concorso al Festival di Venezia, dopo anni di fuori competizione (ultimo lo splendido In Jackson Heights del 2015).

Il cineasta di Boston, dopo aver riscritto le regole del documentario, negli ultimi anni ha indagato l’organizzazione del corpo e del pensiero: il corpo con La Danse, Crazy Horse e Boxing Gym, rispettivamente sul balletto, lo spettacolo di nudo e il pugilato; il pensiero con At Berkeley in cui entrava nell’università mostrandola totalmente come una sfera; con National Gallery dove il museo veniva esplorato nel dettaglio.

È nota la tecnica di Wiseman: insieme all’operatore John Davey entra in un luogo, lo osserva, vi spende del tempo, si apposta per mesi, gira moltissime ore. Poi interviene il montaggio: in cerca della ricostruzione fotografica della realtà nei suoi lati più significativi, ma anche in tutti i lati. Offrendo l’impressione di guardare l’oggetto da ogni angolazione esistente. Una sensazione falsa miracolosamente inverata attraverso questo cinema.

Per questo i suoi film offrono un quadro complessivo sul luogo o concetto, osservato con sguardo entomologico, ma anche istanti rari e impensati che riescono a trattenere: per esempio ne La Danse, dedicato al Ballet de l’Opéra de Paris, Wiseman cattura la scena di una ballerina a confronto con la direttrice del balletto che la rimprovera per essere troppo magra. Trovare i particolari nel generale è un’altra parte della sua grandezza.

Lo stesso trattamento viene riservato alla New York Public Library, che si addensa gradualmente ai nostri occhi nei 192 minuti di proiezione: il film presenta la biblioteca come spazio di apprendimento e scambio, senza differenze, nella mescola di razze, etnie e classi sociali. Osserva il luogo dai piani alti ai più bassi, dal Consiglio d’amministrazione ai lavoratori del call center: registra lo spirito del tempo, che al cartaceo affianca il digitale, filma le lezioni dei bambini, iniziati alla biblioteca esattamente come i bimbi osservavano le opere della National Gallery. Nel lavoro complessivo wisemaniano c’è sempre spazio per i nostri figli, c’è sempre sguardo al futuro.

«Andavo in biblioteca a prendere i libri, ma ora offrono molto di più – dice il cineasta – (…). Le biblioteche odierne sono diventate centri comunitari con corsi dopo scuola per i bambini e corsi di formazione per gli adulti in lingue, cittadinanza, economia e informatica. A prescindere dall’attuale contesto politico americano, la biblioteca rimane un ideale di inclusione». Ecco cosa vediamo, attraverso una ricostruzione scientifica: la riaffermazione del diritto alla conoscenza. Non a caso Ex Libris è la formula che si applica su un libro per indicare il proprietario, ma significa anche “dai libri”, ciò che dai libri prendiamo, le pagine che ci formano.

Wiseman indaga la biblioteca come concetto, come idea, andando a vedere com’è l’istituzione oggi e come sarà domani: non è vero che scomparirà, come molti pensano, ma piuttosto si sta evolvendo in altra forma, aprendo al noleggio degli ebook e guardando alle nuove tecnologie. La NYPL viene inquadrata come spazio “definitivo”, mostrando tutto ciò che si svolge all’interno e nelle numerose succursali: convegni, incontri culturali, interventi di scrittori e artisti, come la magnifica sequenza di Patti Smith che commenta Diario del ladro di Jean Genet.

Il film segue la gradualità nella costruzione di un concetto, come nelle sedute del Cda che discutono i problemi di gestione: nodi economici, quanti fondi trovare e come spenderli, politici, il rapporto col Comune di New York, ma anche sociali, il trattamento dei lettori senzatetto.

Il rigore di Wiseman è assoluto: pone continui problemi esponendoli, mostrandoli, senza risposte. La biblioteca è luogo democratico, si dice, deve accogliere i clochard che hanno diritto alla lettura: ma non lo dice il regista, al solito mai in campo, bensì una dirigente nel dialogo coi colleghi. Ai momenti parlati il cineasta alterna la cattura dell’attimo, premio degli appostamenti: così vediamo i non vedenti che leggono in braille, uno spettacolo teatrale per sordi, una splendida esibizione al piano, la danza degli anziani nel corso di ballo. E molto altro.

Nonostante sia un regista entomologo, in realtà Wiseman parteggia sempre per i deboli, poveri, ultimi. Non ha bisogno di dirlo, il suo gesto politico è affermarlo dentro l’immagine. I neri che parlano della loro Storia e cultura, ricordando le persecuzioni, lo studioso che riflette sul primato della scienza rispetto alla fede nella spiegazione del mondo: è questa la posizione del cineasta, nel segno della conoscenza.

Wiseman festeggia cinquanta anni di cinema, l’esordio – il capolavoro Titicut Follies – è del 1967. C’è poco da dire, oggi, sulla sua opera: basta guardarla a occhi spalancati. Entrare in essa, seguirla attentamente e mimetizzarsi. In cambio si avrà la realtà estratta dalla vita e reinstallata su un’altra tela, il cinema, che della vita diventa specchio esatto. Schierato dalla parte dell’uomo.

Nel 2017 il regista gira EX LIBRIS, uno struggente fuori luogo al tempo del cellulare e dei social network: contiene la Public Library ma anche l’etica, la politica, la democrazia. Dargli il Leone d’oro non sarebbe stato un omaggio al maggiore documentarista vivente: sarebbe stato, semplicemente, la cosa giusta.

Qui le sale dove il film è in programazione.

Emanuele Di Nicola

giornalista e critico cinematografico

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