Erin Brockovich francese contro il farmaco killer

 

In sala dall’8 febbraio (per Bim) “150 milligrammi” film-denuncia di Emmanuelle Bercot, tratto dal libro della pneumologa Irène Frachon dedicato alla sua battaglia contro il sistema delle case farmaceutiche. In un ospedale della Bretagna si svolge l’indagine che collega un gran numero di morti sospette ad un farmaco utilizzato per il diabete. Passato alla Festa di Roma…

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È già stata definita “l’Erin Brockovich” della Francia, Irène Frachon che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alle ricerche sul Mediator, un farmaco killer (in Italia è il Mediaxal) rimasto in commercio per oltre trent’anni.

Nel 2009, la Franchon, pneumologa nell’ospedale di Brest, piccola cittadina della Bretagna, si è accorta per prima del collegamento tra alcune morti sospette, specialmente donne obese, e l’assunzione del Mediator appunto, usato nella terapia per il diabete ma, di fatto, prescritto per dimagrire.

Nel 2010 le indagini di Irène Frachon, coadiuvata da un team di ricerca dello stesso ospedale, sono state raccolte e pubblicate da una piccola casa editrice bretone, nel libro Mediator 150 mg. Combien de morts?, il cui sottotitolo “quanti morti?” fu inizialmente censurato dopo la denuncia della casa farmaceutica.

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Da questo libro, e dall’ appassionante battaglia portata avanti per anni contro la Servier, l’industria del farmaco di proprietà di Jacques Servier, Gran Croce della Legion d’Onore e amico intimo di Nicolas Sarkozy, trae spunto il film inchiesta della regista francese Emmanuelle Bercot, La fille de Brest, passato in selezione ufficiale alla Festa di Roma e ora nei cinema per Bim col titolo italiano 150 milligrammi.

È proprio la Bercot a raccogliere il testimone della Franchon: due donne al servizio della verità. Una dura battaglia che ha portato ad ottenere il ritiro dal mercato del Mediator nel 2011.

Il caso del farmaco killer fece a suo tempo grande scandalo in Francia, con ovvie quanto inevitabili risonanze anche negli altri paesi, eppure, nell’epoca in cui fatti e notizie si accavallano e scorrono a velocità incontenibili, l’eco della sua gravità si è già più che affievolito.

150 milligrammi, dunque, ha il merito di riaccendere i riflettori su questo drammatico caso, offrendo una testimonianza fondamentale affinché torni alla memoria ciò che una casa farmaceutica ha potuto mettere in atto impunemente per trent’anni, e, ancora peggio, quanto sia stato arduo il percorso per ottenere una giustizia così apparentemente scontata.

Nel rapporto ufficiale del centro di Sanità francese, consegnato in sede di tribunale, il numero di vittime collegato all’assunzione di Mediator è stato calcolato tra le 500 e le 1000 unità. Cifre spaventose che solo dopo aver ottenuto una conferma e, dunque, una validità istituzionale hanno fatto scattare la grande macchina mediatica, offrendo alla Frachon e al suo team il supporto di giornalisti e politici.

Un team che è ben descritto nel film, che si prende il tempo di indugiare anche sulle vite personali dei tanti protagonisti coinvolti, evidenziandone sacrifici e sconfitte, ma soprattutto esplicitando senza indugi le manovre mafiose del sistema delle case farmaceutiche.

150 milligrammi è un film francese “all’americana”, mantiene sobrietà e ironia tipica d’oltralpe e si rende avvincente come il buon cinema d’inchiesta “made in Usa”, tenendoci – quasi sempre – al riparo da facili commozioni e ancor più scontati trionfalismi.

Senza retorica e con la leggerezza del personaggio stravagante di Irène Frachon – interpretata dalla brava danese Sidse Babett Knudsen – ben accompagnata dal resto del cast, il film trova il giusto mezzo per divulgare e ricordare, mettendo il cinema “commerciale” al servizio della verità.

Francesco Trotta

apprendista

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