Lo vuoi un palloncino? Il clown (malvagio) di Stephen King tra cinema e tv

Con quella faccia dipinta di bianco e il sorriso stampato ha terrorizzato più di una generazione. È Pennywise, il pagliaccio ballerino nato dalla penna di Stephen King nell’86. Da allora il corposo romanzo horror, “IT” (1216 pagine) è diventato una mini serie tv molto infedele, e un grande film (per la regia Andrés Muschietti) dal meritato successo. Di cui è atteso un seguito nel 2019. Tutte le curiosità in questo nuovo numero della rubrica dedicata ai classici della letteratura diventati dei classici del cinema …

Il primo a tingersi la faccia di bianco fu Joseph Grimaldi, figlio di un genovese che nei primi anni dell’Ottocento lanciò, forse involontariamente, l’icona del clown moderno e con esso il suo lato oscuro. Grimaldi aveva perso due mogli e il figlio era disabile; morì solo e alcolizzato, ma fu talmente unico e importante che alla sua morte fu Charles Dickens a redigere le sue memorie (Memoirs of Joseph Grimaldi).

Da allora i clown hanno ispirato pittori, scrittori, poeti, musicisti, registi ma, stando alle cronache giudiziarie, anche assassini e serial killer. Uno dei più feroci fu John Wayne Gacy che, tra il 1972 e il 1978, data del suo arresto, torturò e uccise trentatré tra adolescenti e uomini adulti. Era insospettabile: militante del Partito Democratico, attivo nel sociale, direttore di tre fast food e animatore di feste per bambini proprio nelle vesti di Pogo The Clown.

Sebbene non sia mai stato esplicitamente ammesso risulta piuttosto evidente che il mago dell’horror Stephen King (Portland, 21 settembre 1947) si sia ispirato alla tetra figura di Gacy per scrivere uno dei suoi maggiori successi, It, pubblicato per la prima volta nel 1986 (in Italia nel 1987).

Nell’immaginaria città di Derry nel Maine, sette ragazzini (William “Bill” Denbrough, Benjamin “Ben” Hanscom, Beverly “Bev” Marsh, Richard “Richie” Tozier, Edward “Eddie” Kaspbrak, Michael “Mike” Hanlon e Stanley “Stan” Uris) riunitisi nella “banda dei perdenti”, scoprono che le morti di diversi bambini, tra loro il fratello di Bill, Georgie, sono opera del clown danzante Pennywise. Un essere che si nutre delle paure degli abitanti e che ogni ventotto anni torna per divorare bambini.

I sette uniscono le loro forze e riescono a sconfiggere la “creatura” (It, la “cosa” del titolo) con la promessa che si sarebbero ritrovati qualora il malefico clown fosse tornato in azione. Ventotto anni dopo Pennywise riappare con la sua scia di giovani vittime. I sette ricordano a fatica quanto accaduto quasi tre decadi prima, ma tornano a lottare assieme per sconfiggere il male.

Come poteva passare inosservata una storia simile? Tanto più che Stephen King aveva già visto portare sullo schermo, tra gli altri, Carrie – Lo sguardo di Satana (1976) per la regia di Brian De Palma, Shining (1980) di Stanley Kubrick e Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986), diretto da Rob Reiner. Non ci volle molto, infatti, che la ABC decidesse di fare di It una mini serie televisiva in due puntate, per raccontare le imprese di Pennywise.

Furono investiti 12 milioni di dollari, cifra record per i tempi, venne ingaggiato lo sceneggiatore Lawrence D. Cohen, già autore della trasposizione cinematografica di Carrie e scelto il regista, un allievo di John Carpenter, Tommy Lee Wallace che, tra l’altro, dichiarò in seguito, di non aver mai letto il romanzo di Stephen King.

Il cast fu composto prevalentemente da sconosciuti attori di serie televisive (da segnalare il debuttante Seth Green, poi attore in numerose commedie, a partire da Austin Powers), con un’unica eccezione quella di Pennywise. Per il ruolo del malvagio protagonista si propose Rozz Williams, all’epoca front-man della gang gothic-rock Christian Death, ma venne scelto Tim Curry, lo straordinario Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show.

Girato tra British Columbia e Canada, il 18 e 20 novembre 1990 la ABC mandò per la prima volta in onda IT. A trenta anni di distanza dalla morte del piccolo Georgie (Tony Dakota), sei amici Bill (Jonathan Brandis da bambino, Richard Thomas da adulto), Richie (Seth Green da bambino, Harry Anderson da adulto), Eddie (Adam Faraizl da bambino, Dennis Christopher da adulto), Beverly (Emily Perkins da bambina, Annette O’Toole da adulta), Mike (Marlon Taylor da bambino, Tim Reid da adulto) e Ben (Brandon Crane da bambino, John Ritter da adulto) abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combattere IT/Pennywise (Tim Curry) e la sua scia di sangue e morte.

Moltissime libertà rispetto al libro e un finale da B movie caratterizzano la mini serrie, la cui uscita fu tuttavia uno choc soprattutto per l’interpretazione di Tim Curry, malefico e inquietante al tempo stesso (“Lo vuoi un palloncino colorato?”). Tuttavia IT di Wallace non rese giustizia alla complessità del romanzo in cui il concetto del Male è intrecciato con uno dei classici temi di King, ovvero la necessità degli adulti di fare i conti con i traumi dell’infanzia.

Nel 2009 la Warner bros., che aveva già prodotto la miniserie, annuncia un adattamento cinematografico del romanzo. Ma vista la sterminata molte del libro l’idea di un unico film viene abbandonata in favore di due: il primo ambientato tra ottobre 1988 e settembre 1989 (tra il 1957 e il 1958, nel romanzo), il secondo che si sviluppa intorno al 2015 (nel periodo tra il 1984 e il 1985 nel libro). La regia, dopo la rinuncia di Cary Fukunaga, celebre per la serie di True Detective, viene affidata all’argentino Andrés Muschietti, celebrato regista de La madre (2013), horror doc prodotto da Guillermo del Toro. Mentre nei panni del clown, dopo aver preso in considerazione diversi attori (persino Jim Carrey, Johnny Depp e Tim Curry, sostengono i gossip), ecco che viene incoronato il giovane svedese Bill Skarsgård.

It, talvolta chiamato anche come It – Capitolo Uno (It: Chapter One), esce nelle sale l’8 settembre 2017 ed è subito ressa ai botteghini. In attesa del secondo capitolo, previsto per settembre 2019, il film di Muschietti ha totalizzato 700.381.748 dollari, aggiudicandosi il record di horror con l’incasso più alto della storia del cinea. Un successo davvero meritato per un adattamento  ben più fedele al libro della precedente serie tv (lo stesso King ne ha “approvato” la sceneggiatura). E che conferma come il mito del clown malefico continui a far paura.

Marco Ravera

Ama il cinema, la politica, i libri, il tennis e Dylan Dog

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