Locarno 71, quello che c’è da “leggere”. Donne, drammi e commedie

Sperimentazione e leggerezza, diari e donne. A cominciare dal nuovo film di Costanza Quatriglio, “Sembra mio figlio”. Locarno 71 (dal 1 all’ 11 agosto) svela il suo cartellone come sempre molto ricco di Italia. E di “letture”, come “Manocchio” di Alberto Fasulo sul mugnaio eretico di Carlo Ginzburg, la “Dulcinea” di Luca Ferri e il film fiume dell’argentino Mariano Llinas, dal diario di una donna rapita in America Latina …

Leggerezza, sperimentazione, coraggio e donne. Sono le quattro parole chiave che il direttore artistico uscente Carlo Chatrian (in partenza per la Berlinale), indica per la 71esima edizione del Locarno Festival, dal 1 all’ 11 agosto sulle rive del lago. Tra i 15 film in concorso molti hanno per titolo il nome della protagonista, come Alice T di Radu Muntean, Diane di Kent Jones, Yara di Abbas Fadel, Sibel di Cagla Zencirci e Guillame Giovanetti.

Letteratura, storie e diari occupano uno spazio importante in questa edizione dedicata ai personaggi. Tra gli italiani in selezione, Menocchio (concorso internazionale) di Alberto Fasulo, prende spunto dal saggio di Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi. Ambientato nel Friuli del sedicesimo secolo racconta “della verità e del coraggio di difenderla, attraverso la storia vera del mugnaio Domenico Scandella, condannato a morte per eresia dall’Inquisizione. Prodotto dalla Nefertiti con RaiCinema.

Liberamente ispirato al Don Chisciotte anche l’altro italiano nella sezione “Signs of life”, Dulcinea di Luca Ferri. Una trasposizione in un appartamento milanese degli anni Novanta delle ossessioni del cavaliere della Mancia. Girato in 16 millimetri Dulcinea è il primo di una trilogia in interni. In anteprima il 4 agosto.

Tratto dal diario di un’ inglese rapita in America Latina anche il più sperimentale dei film in gara, l’argentino La Flor di Mariano Llinas: dura 14 ore, quasi una risposta alle serie tv. Nato dopo aver visto in azione Piel de lava, un gruppo teatrale femminile tra i più innovativi della scena di Buenos Aires, è un omaggio al cinema scandito in 6 episodi, diversi uno dall’altro per stile, ispirazione e lunghezza.

Altri film italiani in rassegna: l’atteso Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio (Fuori concorso) che, attraverso la storia di Ismail, racconta la guerra nella guerra che in Afghanistan sta sterminando il popolo Hazara (in sala dal 20 settembre).

Likemeback di Leonardo Guerra Seragnoli (Cineasti del presente) ispirato al mondo dei social; L’ospite di Duccio Chiarini, commedia filosofica sull’amore e altre disgrazie vista da un quarantenne in crisi e in trasferta tra i divani di chi lo ospita, mentre in My home in Libya (Fuori concorso), Martina Melilli racconta attraverso i dialoghi via Skype l’impossibilità di girare un film sulla terra che i suoi nonni ricordano come il loro paradiso perduto, il periodo più felice della loro vita. Silvano Agosti, poi, in Ora e sempre, riprendiamoci la vita racconta il 68 e i 10 anni a seguire, attraverso le interviste a Bertolucci, Scalzone, Capanna, Dario Fo, Emanuele Severino, Bruno Trentin e tanti altri.

In giuria Emanuel Carrère, Isabella Ragonese, Tizza Covi e Sean Baker con il regista cinese Jia Zhang-Ke a coordinare.
Gli appassionati potranno fare un confronto tra il talento di Denzel Washington protagonista di The Equalizer 2 di Antoine Fuqua e quello del figlio David che Spike Lee ha voluto in Blackkklansman, già premiato a Cannes

Aprono e chiudono la rassegna due commedie francesi (Les beaux esprits di Vianney Lebasque e I feel good della coppia Kervern-Delépine) precedute da una novità: la proiezione di una pellicola del ’29, Liberty con Stan Laurel e Oliver Hardy, accompagnamento musicale dal vivo appositamente composto per il festival, un omaggio al genio di Leo McCarey. Si ride anche con Un nemico che ti vuole bene di Denis Rabaglia con Diego Abatantuono. Tra gli ospiti e i premiati Mag Ryan, Etan Hawke e Paolo Taviani per l’omaggio a Vittorio con la versione restaurata del loro Good morning Babilonia.

Carla Chelo

Giornalista. Ha lavorato sia all'Unità che al settimanale Diario che in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica dal nome impronunciabile, Alice Werblowsky.

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