L’ultima intervista di Marilyn. Che è ancora tra noi in un corto Di Razza

Sabato 15 settembre al cinema Farnese di Roma (ore 18.15), “Goodbye Marilyn”, il delizioso corto di Maria Di Razza ispirato all’omonimo graphic novel di Barilli e Roberta Sacchi, in arte Sakka (Becco Giallo Editore). Si immagina che la diva non sia morta ma si sia volontariamente ritirata dalla scene e, scovata da un giornalista, si lasci intervistare. Un vero gioiellino diretto con eleganza dalla regista, già passato con successo alle Giornate degli Autori veneziane …

E se Marilyn Monroe non fosse morta in quella tragica notte del 4 agosto 1962? Non temete, non è l’ennesima e ricorrente bufala che vuole ancora vivi Elvis Presley, Jim Morrison o qualche altro mito scomparso dello spettacolo. È solo un pretesto narrativo, usato nel cortometraggio animato Goodbye Marilyn (13′) diretto da Maria Di Razza. Passato con successo alle recenti Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia, il film è prodotto da Marechiaro Film, la dinamica factory di Antonietta De Lillo alla quale appartengono anche la regista del film e la giovane produttrice Alice Mariani.

 

Tratto dall’omonimo graphic novel di Francesco Barilli e Roberta Sacchi, in arte Sakka, ed edito da Becco Giallo Editore, Goodbye Marilyn immagina dunque che l’attrice non sia morta ma si sia volontariamente ritirata dalla scene e autoesiliata in un modesto appartamento da qualche parte. La scova e chiede di andarla a trovare un giornalista, dopo che lei ha accettato di farsi intervistare, grazie anche all’affettuoso disegno che la figlia del giornalista le ha donato.

Di disegni e di parole è fatto questo delizioso corto, di pensieri e di ricordi stimolati dalle domande del giornalista che ha la voce del critico e storico del cinema Gianni Canova, mentre Marilyn risponde con la bellissima e flautata voce della grande Maria Pia Di Meo. «Mi chiami Marilyn» esordisce la Monroe, mettendo a suo agio l’intervistatore e raccontando da subito come Norma Jean sia diventata Marilyn Monroe: «Un fotografo mi chiese di posare per un calendario – ricorda – e dal modo come guardava il mio corpo nudo capii che sarei diventata Marilyn».

Tra ricordi malinconici e battute scherzose (alcune tratte dalla vera intervista, l’ultima prima della morte, fattale dal giornalista di Life, Richard Meryman), tra cambi d’umore, sigarette e bicchieri di champagne, Marilyn parla di sé, dei suoi amori, del suo lavoro, del suo successo.

Ricorda Arthur Miller («un uomo buono, gentile, che aveva paura che fossi infelice»); ironizza su Hollywood («… quel posto dove si pagano mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima»); rievoca la sua esibizione di fronte ai soldati americani in Corea (e qui l’intervistatore le svela un piccolo segreto che lega l’uno all’altra); commenta amaramente lavoro e carriera («io non sono proprietà del pubblico», perché «il successo è come il caviale, ma se lo mangi tutti i giorni, ti viene la nausea».

Alla riuscita di questo gioiellino diretto con eleganza da Maria Di Razza contribuiscono i bei disegni di Sakka, realizzati con tratti stilizzati e nervosi, e le fluide animazioni di Laura Sammati e Ivana Verze (hanno lavorato anche in Gatta Cenerentola) fatte di piccoli movimenti tra stop motion e truka. E la musica di Antonio Fresa accompagna le confessioni dell’attrice e il ballo finale a sorpresa tra Marilyn e il giornalista.

Se siete a Roma non perdetevi l’occasione di andarvi a vedere Goodbye Marilyn al Cinema Farnese (sabato 15 settembre, alle ore 18.15) nell’ambito della rassegna che la sala romana dedica ai film passati nelle Giornate degli Autori. Ci potete aggiungere, a seguire, sempre al Farnese, Ville Neuve, ancora un film animato del canadese Félix Dufour-Laperrière, poetico ed emozionante, in bianco e nero, interamente disegnato a mano.

Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti

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