L’ultima sfida di Camilleri. È il cieco indovino Tiresia, ora anche al cinema

In sala dal 5 al 7 novembre (con Nexo Digital), “Conversazione su Tiresia” di e con l’immenso Andrea Camilleri. Dallo spettacolo teatrale di scena la scorsa estate a Siracusa alla versione per il cinema firmata da Roberto Andò con Stefano Vicario. 85 minuti di emozione pura. “Tiresia è cieco come me, ma malgrado la cecità vede il futuro – spiega l’autore di Montalbano -. Era la mia controfigura perfetta, perché da quando non vedo più, vedo le cose con maggiore chiarezza” …

Un privilegio. Un grande privilegio quello dei quattromila spettatori che la sera dello scorso 11 giugno, nello sconvolgente scenario del teatro greco di Siracusa hanno potuto assistere in diretta allo spettacolo, Conversazione su Tiresia di e con l’immenso Andrea Camilleri.

Le gradinate stracolme. Un silenzio assoluto da sentire il frinire delle cicale. Un palco disadorno. Un tavolinetto con una vecchia macchina da scrivere. Un baule con dei libri. Altri libri sparsi in terra. E al centro, illuminata da una lampada a stelo, una poltrona. Ma in quel quasi-vuoto, su quella poltrona, in quel piccolo cono di luce, Andrea Camilleri, un gigante che riempie la scena ed espande la sua presenza sulle antiche gradinate, come uscito dalle mura ciclopiche di Tebe che narra sé stesso immedesimandosi, lui persona, nel personaggio mitico di Tiresia.

Adesso, chi vuole, potrà condividere quel privilegio. Quell’ emozione assoluta. Quel silenzio che rimbomba nell’anima. Portare nella memoria, dentro il cassetto prezioso dei capolavori, la voce di carta vetrata da 80 sigarette al giorno del 93enne padre di Montalbano che narra la storia del cieco Tiresia.

Per tre soli giorni, i prossimi 5, 6 e 7 novembre, il film di quella serata sarà disponibile, distribuito da Nexo, prodotto da Palomar, in circa 300 sale in tutta Italia (leggi elenco cinema) e potranno in molti condividere un evento assolutamente irripetibile.
E forse riusciranno a cogliere particolari che gli spettatori di Siracusa non hanno potuto godere. Questo infatti è molto più della registrazione di uno spettacolo teatrale: è un film vero, girato come un film con un unico attore.

La regia è di Roberto Andò (di suo ci piace ricordare Viva la libertà con Toni Servillo, una chicca assoluta di satira politica) e le riprese in alta definizione di Stefano Vicario che del primo e primissimo piano del volto di Camilleri, coppola in testa e occhiali scuri tolti e rimessi in continuo, fa il protagonista assoluto degli 85 minuti che dura la performance. Completa il cast Roberto Fabbriciani che accompagna dal vivo lo scrittore col suono di un flauto che dolcemente, inframezzato da lievi percussioni, dialoga con la voce umana roca, fatta essa stessa strumento musicale.

Con ordine. L’idea dello spettacolo è nata da un’intuizione di Valentina Alferj, da 16 anni strettissima collaboratrice di Camilleri, e di Roberto Andò che nel programmare la stagione dell’Istituto nazionale del Dramma Antico, vagheggiarono, sognando, un “certo, se Andrea….”. Una proposta “indecente”, che ha però intrigato immediatamente Camilleri. Che dopo brevissima riflessione ha accettato la sfida: “sarò Tiresia” ha risposto con entusiasmo. “Volevo vedere se a 93 anni” spiega un po’ gigioneggiando “ero ancora capace di studiare, imparare a memoria, raccontare, io solo su un immenso palco. Era una sfida con me stesso”. Raccolta e, possiamo dirlo, vinta alla grande: “sento l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo sulle pietre eterne di Siracusa posso intuirla”. I teatri, riflette, “come le cattedrali, sono navicelle spaziali che volano nel tempo”.

Ma perché Tiresia? “È stata un’illuminazione” spiega Camilleri, “Tiresia è cieco come me, ma malgrado la cecità vede il futuro. Era la mia controfigura perfetta, perché – scandisce – da quando non vedo più, vedo le cose con maggiore chiarezza”. Ma non solo. Tiresia, da Omero in poi, è un personaggio che ha affascinato artisti di ogni epoca. Che ha ispirato letterati, filosofi, poeti. “La sua-spiega – è una vecchia storia che mi intriga da tempo. Ben 63 autori se ne sono occupati. Quattro tragedie antiche contengono la sua vicenda e poi, fra i moderni, Eliot, Apollinaire, Ezra Pound, Primo Levi e perfino Woody Allen si sono misurati con lui. Attraverso le epoche è descritto nei modi più disparati, da dissoluto ermafrodita che riusciva addirittura a godere di sé stesso fino ad allegoria di san Paolo”.

E così si è messo a studiare. Dalla fedele segretaria ha fatto raccogliere tutto il materiale esistente su Tiresia. Ne sono venuti fuori quattro faldoni, un materiale immenso del quale ha poi utilizzato solo un terzo. Autori diversi, storie diverse, giudizi diversi. Scelto il materiale ci ha lavorato per tre mesi facendosi leggere ogni riga di libri, saggi, poemi che parlano di Tiresia, da Eschilo ai giorni nostri. Alla fine ne è uscito un manoscritto di circa 25 cartelle, che sarà pubblicato a marzo da Sellerio.

Una volta scritto il testo ha dovuto mandarlo a memoria, senza poterlo vedere, ripetendoselo nella testa all’infinito. Poi scegliere il tono più consono per raccontare la leggenda, il mito dell’uomo divenuto donna per sette anni, del suo rapporto con gli dei, da Zeus in poi, per renderlo affascinante, nella sua ambiguità, anche agli uomini di oggi. Infine le prove, due volte al giorno, con disciplina, costanza, dedizione nonostante la fatica e gli anni. “Dirigerlo è stato facilissimo” racconta Andò “è stata l’esperienza più esaltante e coinvolgente della mia vita”. “Sono stato testimone di un evento irripetibile, emozione pura” concorda Stefano Vicario.

L’inizio del film mette i brividi: Camilleri, accolto da un applauso interminabile di affetto e ammirazione, entra in scena camminando lentamente, appoggiandosi a Valentina Alferj che lo accompagna alla poltroncina, contornato da bambini, uno dei quali poi si accoccola ai suoi piedi per tutto lo spettacolo. I minuti volano. Impossibile distogliere lo sguardo da quegli occhi che non vedono più. Il coinvolgimento è totale. Tiresia diventa lo spettatore che se ne sente attratto.
E quando, alla conferenza stampa di presentazione del film, Camilleri dice che gli piacerebbe ripetere l’esperienza ma teme che il suo tempo stia per scadere, un velo di malinconia e di commozione prende alla gola. Andate a vedere Andrea Tiresia Camilleri.