L’umanità in un pacco a domicilio. Il ritorno di Ken Loach (a Cannes) che colpisce al cuore

È un pugno nello stomaco, quasi un testamento spirituale che lascia senza fiato e senza speranza. È il ritorno a Cannes in concorso di Ken Loach col nuovo folgorante, “Sorry We Missed You”, drammatica istantanea sull’inferno del lavoro nell’era dell’uberizzazione. Stavolta, però, non resta neanche più l’orgoglio proletario di Daniel Blake, perché la sconfitta è totale. L’umanità, soprattutto quella dei più più deboli, è ormai considerata dal sistema alla stregua dei pacchi, quelli che riempiono i grandi depositi stile Amazon e che il protagonista è costretto a consegnare a ritmi forsennati, a costo di perdere famiglia, salute e dignità…

Aveva detto che avrebbe abbandonato dopo l’’ultima Palma d’oro conquistata col magnifico Io, Daniel Blake. E invece Ken il rosso torna a Cannes col nuovo folgorante, Sorry We Missed You, quasi un testamento spirituale che lascia senza fiato e senza speranza.

A 82 anni (anzi 83 il 17 giugno) Ken il combattente torna per raccontare, stavolta, che nell’era dell’uberizzazione, la sconfitta della working class è inevitabile. Che persino l’orgoglio proletario di Daniel Blake non trova più spazio. “Sono un essere umano, non un cane. Sono un cittadino e tutto quello che chiedo è di essere trattato con dignità”, gridava il carpentiere disoccupato contro la follia disumana del “workfare”, nuova frontiera dell’umiliazione e della perdita di dignità del lavoro.

Ma qui il vecchio Ken va oltre. E narra di un’umanità, soprattutto quella dei più più deboli, ormai considerata dal sistema alla stregua dei pacchi, quelli che riempiono i grandi depositi stile Amazon e che il protagonista (un meraviglioso Kris Hitchen) è costretto a consegnare a ritmi forsennati, a costo di perdere famiglia, salute e dignità.

Complice nella scrittura l’inseparabile Paul Laverty, il regista britannico mette nuovamente a punto una narrazione ad orologeria, dove passo passo, come in un’inchiesta giornalistica, ci racconta la trappola mortale del franchising che, in sostanza, suona così: lavori per una multinazionale – nel caso di Ricky una ditta di consegna pacchi – ma sei tu il “padrone”.

Quindi nessun diritto, né riposi, né sostituzioni, turni forsennati (per fare la pipì è consigliata la bottiglia), la fretta che ti logora, la famiglia che non vedi mai, il figlio adolescente che prende brutte strade, le multe se consegni in ritardo e un’unica morale: a loro i guadagni, a te la percentuale da fame, i debiti e il rischio d’impresa.

Ossia quel furgone comprato a rate che Ricky, padre di famiglia working class con due ragazzi a casa, ha pagato vendendo l’unica cosa rimasta senza ipoteca: la macchina della moglie (straordinaria Debbie Honeywood), assistente a domicilio per anziani e disabili di cui si prende cura con rispetto e toccante umanità.

Ed è qui che Ken affonda dritto al cuore. Entrando in quell’altro mondo a parte che è la vecchiaia. Un mondo di solitudine e abbandono. Anziani allontanati dalle proprie famiglie che accumulano le ore delle giornate tutte uguali in attesa della carezza di un’estranea. O quelli ancora lucidi, poi, come la vecchia sindacalista paralizzata che s’interroga sulla perdita di dignità nel non potere neanche più andare al bagno da sola. Sono pacchi anche loro. Se possibile da spostare da un magazzino ad un altro. O, altrimenti, da lasciare lì.

In questo senso Sorry We Missed You non è soltanto un film sull’inferno della crisi del lavoro ai tempi della globalizzazione, ma una potente istantanea sulla perdita di umanità del nostro presente. Una perdita senza ritorno, ci dice il vecchio Ken attraverso il suo Ricky che si fa stritolare dall’ingranaggio. Ed è questa la sconfitta peggiore.

Il film sarà in sala il prossimo autunno con Lucky Red. Non perdetelo assolutamente.