L’URSS ribelle del rock anni ’80. Ma Putin non fa venire a Cannes il regista dissidente

È ispirato al romanzo autobiografico di Natasha Korableva, moglie della rockstar russa Mike Naumenko, “Leto”,  il film del dissidente russo Kyrill Serebrennikov passato oggi in concorso. Una rievocazione a metà strada tra un raffinato “musicarello d’autore” e un biopic, dedicato ai protagonisti della scena rock sovietica degli anni ’80. Ma il regista è agli arresti domiciliari in Russia …

“Libérez Kyrill”, è scritto sulla tee-shirt di protesta che oggi spopola a Cannes. Kyrill è Kyrill Serebrennikov, e non è qui ad accogliere gli applausi per il suo rock-movie adrenalinico sull’underground sovietico dei primi anni’80, Leto (“L’estate”), perché in Russia è agli arresti domiciliari dall’agosto 2017.

Al Ministro degli Esteri francese, che gli aveva sollecitato una deroga per il Festival, Putin in persona ha risposto con un secco: “la nostra giustizia è indipendente”. Il regista è stato accusato di aver sottratto un milione di euro di fondi pubblici destinati al suo teatro, ma pur tra mille cautele diplomatiche il produttore russo del film ha definito stamani l’accusa “ridicola e senza fondamento”.

Assente forzato e dissidente ufficiale come il suo collega iraniano Jafar Panahi (in gara domenica c’è il suo Three faces), Sebrennikov fornisce a Cannes 71 il brivido extra-artistico della sfida ai regimi liberticidi. Non ha potuto nemmeno finire le riprese di Leto, e lo ha montato a casa senza poter comunicare con l’esterno. Il che non gli ha impedito di realizzare un travolgente “affondo” vintage in bianco e nero sul primo rock della perestrojka, sbocciato a Leningrado, come si chiamava allora sotto Breznev.

Leto è a metà strada tra un raffinato “musicarello d’autore” e un biopic sull’ icona del rock russo Viktor Tsoy (musicista russo-coreano, fondatore dei “Kino”, morto a 28 anni in un incidente d’auto) e sul suo mentore Mike Naumenko, leader degli “Zoopark”, scomparso nel ’91 a soli 36 anni. Songwriter leggendari, scopriamo, ma ignoti fuori dai confini dell’ex URSS.

I veri Mike Naumenko e Natasha Korableva

Il film ci erudisce con una galoppata tra musiche e testi da far delirare i lettori di Rolling Stone e i patiti di MTV. Troppi videoclip più o meno mascherati da Super8 amatoriali, se proprio vogliamo, ma golosamente girati e ornati di tags da graffitari.
I miti e i modelli di Viktor e Mike si chiamano Lou Reed, Bowie, TRex, Sex Pistols, per i cultori come la sottoscritta è un grande amarcord nostalgico, pezzi come Perfect Day e Passenger vengono bizzarramente intonati da passanti notturne o dai passeggeri di un tram.

Ma il film dà il suo meglio raccontando la morsa della censura, il terzo grado asfissiante sui testi – solo timidamente punk- per potersi esibire in risicati locali di nicchia come il “Leningrad Rock Club”, o le aggressioni ai capelloni delle canne e della “musica del nemico”. Questi pionieri della trasgressione erano proletariato urbano, musicisti part-time in direzione ostinata e contraria, assediati dalle popstar melodiche gradite al Kremlino.

Cantano e suonano nella vita (e si vede !) i tre interpreti principali, protagonisti di un triangolo amoroso che è il cuore romantico del film: Roman Bilyk (Mike), Irina Starshenbaum (sua moglie Natasha) e soprattutto il fascinoso attore coreano Teo Yoo. Il suo Viktor dai tratti mongoli e dalla lunga zazzera bruna ha rubato il cuore non solo a Natasha ma a tutte le spettatrici di Cannes. Se non vi fidate, chiedete in giro…

il pezzo è pubblicato anche su Huffington Post

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