Ma le streghe son tornate? Un libro e un doc sul femminismo

Un libro nato da un documentario. È il percorso compiuto da Paola Columba “indagando” sul femminismo, la sua storia e soprattutto la sua attualità. “Il femminismo è superato. Falso” (Laterza) è una sorta di agile “manuale” utile per contribuire a colmare, almeno in parte, quella scarsa conoscenza del fenomeno storico, antropologico, politico e personale che è stato e per molti versi rimane. Ma, soprattutto, per interrogarsi sul presente in cui il corpo delle donne resta “un campo di battaglia” e i diritti si devono continuare a difendere. Temi che riguardano profondamente anche gli uomini …

Il femminismo è superato? La copertina del libro risponde subito con il “timbro” che assicura: “Falso!”. Ma leggendo il testo di Paola Columba, edito da Laterza, in più di un passaggio affiora qualche dubbio.

La maggiorparte delle ragazze che l’autrice intervista, infatti, risponde più o meno che non è il caso di usare ancora quella parola per definirsi, che loro – le giovani e giovanissime – non si sentono inferiori o molto diverse dai coetanei maschi, e che forse “femminismo” è una specie di contrario di “maschilismo”. Non è giusto che i maschi si sentano superiori, ma la stessa cosa deve valere anche per le femmine!

Se questa fosse davvero l’opinione prevalente tra le giovani generazioni, effettivamente si potrebbe pensare che il femminismo “è superato”. Magari perché i suoi “obiettivi” sono stati raggiunti, c’è la parità tra i sessi, le donne sono libere e non è più il caso di fare manifestazioni e cortei ricordando i vecchi slogan degli anni ’70, tipo “io sono mia”, oppure “il corpo è mio e lo gestisco io!”. O riunirsi in gruppi di autocoscienza (altro termine che sembra assai poco conosciuto) rigorosamente separate dagli uomini.

Ma la realtà raccontata nel libro è ben diversa e assai più complessa. Intanto non tutte le giovani donne intervistate – davanti e dentro le scuole, nelle università, o semplicemente nelle strade di diverse città italiane – si dimostrano così scettiche e anche disinformate sul senso della parola.

Più d’una, invece, si ostina a definirsi “femminista”: una presa di posizione e un’idea di sé ancora necessaria in un mondo dove le discriminazioni sessiste non sono finite e le cronache si riempiono quotidianamente delle notizie sui femminicidi e molte altre forme di violenza maschile, e delle reazioni sempre più ampie che suscitano.

Paola Columba esprime una preoccupazione: una insufficiente consapevolezza del ruolo che il movimento femminista ha svolto nei decenni passati può aprire il varco a un regresso. Al fatto che anche i diritti e la maggiore libertà conquistata dalle donne possano essere rimessi in discussione.

C’è stato forse un difetto nel “passaggio generazionale” tra le donne che hanno agito storicamente il femminismo e quelle nate negli anni successivi, le loro figlie e nipoti?

L’autrice ha affrontato questo tema in un documentario, intitolato meno problematicamente Femminismo!, nel quale alle voci di tante ragazze si affiancano quelle di “femministe storiche”: da Alessandra Bocchetti a Emma Bonino, Luisa Muraro, Dacia Maraini, Lea Melandri, solo per citarne alcune.

Il film è poi diventato un libro dove, alla complessità degli interrogativi sollevati dalle immagini e dalle testimonianze personali, si aggiungono riflessioni, citazioni di testi, sintesi storiche e alcuni dati essenziali.

Il risultato è una sorta di agile “manuale”, forse utile per contribuire a colmare, almeno in parte, quella scarsa conoscenza del fenomeno storico, antropologico, politico e personale che il femminismo è stato e per molti versi rimane.

E la conoscenza corre tra la registrazione di opinioni e il ricordo delle battaglie e delle conquiste ottenute. Se Alessandra Bocchetti parla di “una ricerca di sé che ha avuto la funzione di far scoprire le donne alle donne”, Marisa Cinciari Rodano ricorda il ruolo delle “madri costituenti” al cui impegno si deve l’articolo 3 della Costituzione che mette l’uguaglianza tra i sessi al primo posto. Mentre Luisa Muraro sottolinea il valore della differenza come “senso libero” della propria identità sessuale, contro ogni stereotipo.

Un capitolo è dedicato ai diritti conquistati: una “storia recente”, giacchè se negli anni ’70 cambia il diritto di famiglia, e poi passa la legge sull’aborto, si deve aspettare l’81 per vedere finalmente cancellate dal codice le attenuanti per il “delitto d’onore”. E solo nell’ultima legislatura è stata approvata la legge sulle “unioni civili” anche per le coppie omosessuali. D’altra parte Dacia Maraini avverte che “i diritti si possono perdere”.

La preoccupazione dell’autrice si manifesta ancora nelle parti del libro (e del documentario) in cui si parla del linguaggio – è ancora difficile ottenere la declinazione al femminile delle parole che definiscono il potere maschile (“il” presidente vale di più de “la” presidente? Quesito riaperto dalla recente elezione alla presidenza del Senato di una donna: Maria Elisabetta Alberti Casellati) – e del corpo femminile.

Il corpo delle donne resta “un campo di battaglia”, e ancor più un campo aggredito dalle logiche del mercato e del narcisismo amplificato dai “social”. Molti i casi riferiti di comportamenti tra le adolescenti che cercano indentità e valorizzazione “offrendo” sul web – e non solo – la propria avvenenza, ma ricevendone in cambio assai poco piacere.

Altro capitolo oscuro è quello dedicato alla violenza. Non basta – sostiene Lea Melandri – dire che “non si tratta di amore”. L’amore e il modo di viverlo c’entra, e forse questa parola e la sua declinazione (il “sogno d’amore” e il rapporto madre-figlio che si riflette nelle dinamiche di coppia) è stata troppo rimossa dalle stesse femministe.

Si tratta di sintomi, particolarmente allarmanti, della vanificazione delle battaglie del femminismo?

Nell’ “epilogo” che conclude il libro questo pessimismo viene in parte superato. È vero che oggi si parla anche di “femminismi” al plurale e che si infiammano acute divisioni tra donne sui temi della gestazione per altri, la prostituzione, l’integrazione delle straniere o le teorie queer.

Ma è anche vero che negli ultimi anni, tra il ripetersi degli interrogativi retorici sul “silenzio” del femminismo, le donne hanno più volte fatto irruzione sulla scena pubblica. Paola Columba ricorda la manifestazione di Se non ora quando contro Berlusconi nel 2011, la recentissima nascita a livello globale del movimento Non una di meno che reagisce alla violenza maschile, ma afferma anche un altro modo di intendere la società e i rapporti tra i generi, mentre si è scatenata l’ondata del #metoo contro le molestie sessuali maschili.

Columba cita altre esperienze di impegno positivo di giovani donne e si augura che il femminismo si lasci alle spalle il suo andamento “carsico”, stabilizzando la propria “militanza” ben visibile.

Naturalmente se ne potrebbe discutere. E il libro mi sembra serva soprattutto a questo.

Un’ultima osservazione. Noi uomini siamo i protagonisti negativi della vicenda. Più che altro evocati (a parte le citazioni di diversi autori: Bauman, Fromm, Pasolini, e altri). A essere interpellati sono solo alcuni giovani studenti e non ci fanno una bella figura, riproponendo un linguaggio carico di logori stereotipi maschilisti.
La domanda se il femminismo sia “superato” o invece no, riguarda però profondamente anche noi.

Alberto Leiss

Giornalista. Si occupa di storia delle donne e del femminismo. Tra i suoi libri, Insieme a Letizia Paolozzi, "Un paese Sottosopra. 1973-1996: una voce del femminismo italiano" (Pratiche, 1999), "C'era una volta la Carta delle donne. Il Pci, il femminismo e la crisi della politica" (Biblink, 2017) e "Il giornale in rosso. Chi ha incastrato L'Unità?" (Editori Riuniti, 2001). E ancora "Genova nuova" (con Giuseppe Pericu, Donzelli, 2007).

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