Maria racconta la Callas. La divina e la donna (tormentata) in un doc

In sala il 16, 17 e 18 aprile (per Lucky Red e 3 Marys) “Maria by Callas” di Tom Volf. Una sorta di autobiografia postuma della grande cantante che si racconta da diva e da donna (tormentata) attraverso le sue lettere, selezionate dallo stesso regista. Il racconto di una vita sotto i riflettori, finita a soli 54 a Parigi come un’eroina da romanzo ottocentesco, morta di insostenibile dolore. A 40 anni dalla sua scomparsa, oltre al doc anche tre libri e una mostra …

È una sorta di autobiografia postuma composta da interviste, immagini, anche inedite in super 8, e voci soprattutto.
Non fuori campo, ma quella meravigliosa della Divina, La Callas, e della donna, Maria, che si raccontano insieme a quella di Fanny Ardant che, dopo aver interpretato il ruolo della più grande cantante lirica dello scorso secolo nel film, Callas Forever di Zeffirelli del 2002 – ma poi anche in teatro a Parigi – nella versione francese (ma si spera anche in quella italiana) di questo bio-documento cinematografico è la voce del suo cuore, dei suoi affetti, delusioni e dolori che sgorgano dalla sue lettere, selezionate con partecipazione tra più di 400 dal regista Tom Volf.

Ci ha lavorato due anni su questo immenso materiale per ricreare in Maria by Callas, il viaggio della soprano da quando, da bambina, si è vista imporre da una madre ambiziosa e durissima una implacabile disciplina indirizzata al futuro di un logorante, ma straordinario successo; a quando, a cinquantaquattro anni, è morta sola a Parigi nella sua casa al 36 di Avenue Georges Mandel esattamente quarant’anni fa. Di crepacuore.

Si disse allora che a rovinarle la salute erano state, oltre allo stress del suo lavoro, anche le cure dimagranti (36 chili in meno in breve tempo) ma ricorrendo a ritroso la sua vita di donna, non di star, la sua sembra piuttosto una fine da ottocentesco romanzo: di insostenibile dolore.

La sua insegnante, l’unica a cui sarà riconoscente e profondamente legata fino all’ultimo, racconta il suo instancabile impegno da soldato per trasformare senza tregua la sua voce in gioiello.
Né giochi, né adolescenza, solo lavoro la porteranno come una meteora ad un successo mondiale.

Con quei tratti drammatici, il naso greco pronunciato, gli occhi perennemente disegnati a mandorla dal segno nero dell’eyeliner, i capelli raccolti e un filo di rossetto rosa, immutabile, la vediamo salire e scendere da aerei in continuazione. La vediamo in teatro, in colorati e sontuosi abiti di scena, spesso con lunghe stole in seta sulle spalle che scosta e lascia scivolare con grazia, dopo la tensione che l’ha portata a regalare ad un pubblico adorate i suoi miracolosi acuti.

La vediamo ferita da aggressioni di ogni tipo, quando ad esempio a Roma, costretta a non cantare da una faringite, presa in un camerino del teatro per sciatteria, col locale mal riscaldato, manderà a casa a bocca asciutta senza Norma il presidente Gronchi e tutto il resto del teatro zeppo di star dell’epoca, finte bionde, burocrati e politici.

E la vediamo soprattutto con i due uomini più importanti della sua vita. Giovanni Battista Meneghini, il facoltoso industriale veronese appassionato d’opera che incontra nel ’47 quando arriva a Verona a 24 anni, che sposa e a cui si affida, nonostante o forse proprio grazie anche alla differenza d’età, 27 anni più di lei, che lascerà la famiglia e il suo lavoro per diventare il suo agente, ma che dal grande successo della moglie si farà condizionare e coinvolgere forse più di lei.

Lo lascerà quando, 10 anni dopo, incontrerà a Venezia Aristotile Onassis. Mondano armatore greco, anche lui 17 anni più di lei, brutto, ma evidentemente affascinante e certamente con una marcia seduttiva in più, se confrontato agli affetti precedenti di Maria: le fa scoprire il desiderio e il piacere di abbandonarsi e fermarsi.

“Lavori senza tregua da quando hai 13 anni non ti sembra che sia arrivato il momento di goderti i soldi che hai guadagnato?”, suggerisce a Maria, creatura fragile e forte, appassionata ma in crisi. E lei se lo concede, finalmente, e a lui si abbandona, innamoratissima, e arriva al punto di richiedere la nazionalità greca per poterlo sposare.

È noto: non andrà così. Verrà a sapere dalla stampa che sta sposando Jacqueline Kennedy. E forse questo già basta per spezzare, ricongelare un cuore appena uscito dall’inverno. Più delle diete dimagranti e degli inciampi inevitabili di una voce e un carattere che rimarranno per sempre nella storia del canto.
Il film, già passato a Cannes e visto alla Festa del Cinema di Roma in anteprima, si vedrà il 16, 17 e 18 aprile distribuito dalla Lucky Red (in collaborazione con 3 Marys Entertainment). La mostra invece che Tom Volf ha anche allestito sulla Callas si potrà vedere a New York dove l’artista era nata nel 1923. Mentre il materiale raccolto per il doc è servito anche per tre pubblicazioni: un abum fotografico (Maria by Callas: In Her Own Words), una raccolta delle sue foto private (Callas Confidential) e la raccolta delle sue lettere private, affiancate alla sua autobiografia che rimase incompleta (Lettres et mémoires inachevés).

Marina Pertile

giornalista

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