Marisa, Carmen e le altre. La Resistenza è donna

Daniele Segre al Torino Filmfest con “Nome di battaglia donna”, un nuovo film che riconosce il ruolo fondamentale che hanno avuto le donne nella Resistenza, invece taciuto molto a lungo. La parola ad otto partigiane piemontesi che raccontano la paura, gli orrori del fascismo e, soprattutto, il loro impegno nella guerra di liberazione…

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Ci sono voluti quasi cinquant’anni perché la storiografia ne desse conto. Perché, finalmente, si cominciasse a dire del ruolo fondamentale che hanno avuto le donne nella Resistenza, fin lì relegate a “supporto” degli uomini.

C’è voluto il lavoro delle storiche (tra i testi fondamentali La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, con prefazione di Anna Bravo) che a poco a poco hanno scandagliato la storia ufficiale, per arrivare a dar conto, numeri alla mano, delle partigiane nelle formazioni combattenti (35.000), delle staffette (20.000), delle tantissime organizzate nei gruppi di difesa (70.000), delle donne fucilate o cadute in combattimento (683), di quelle ferite (1750), arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti (4633), o deportate in Germania (1890).

Ci sono volute registe coraggiose come Liliana Cavani, per esempio, che già nel ’64 dava loro voce in Donne nella resistenza. Ma ci sono volute anche e soprattutto le tante, tantissime testimonianze delle stesse partigiane (molte hanno scritto le loro memorie e tante continuano ad andare nelle scuole a raccontare) che nella Resistenza hanno combattuto anche un’altra liberazione: quella delle donne, decise a rivendicare il diritto a partecipare attivamente alla società che si sarebbe costruita. Ma che purtroppo a guerra finita, in poche hanno visto riconosciuto, a parte le partigiane che si sono incrociate con la politica.

È in questo percorso di riconoscimento che si inserisce anche Nome di battaglia donna, il nuovo film di Daniele Segre passato al Torino Filmfest in cui  sono le stesse protagoniste di allora a raccontare. Otto partigiane piemontesi, Marisa Ombra, Carmen Nanotti, Carla Dappiano, Gisella Giambone, Enrica Core, Maria Airaudo, Rosi Marino e Maddalena Brunero che di quella pagina di storia sono state protagoniste lottando in città, nelle fabbriche, in montagna, volantinando, imbracciando le armi,  partecipando alle azioni. Insomma, rischiando la vita esattamente come gli uomini.

Lo rivendica Marisa Ombra, per esempio, ricordando per quanti anni la Resistenza delle donne sia stata taciuta. E soprattutto la volontà di mettere la sordina al loro ruolo da protagoniste già a partire dai nomi, come i Gruppi per la difesa della donna e per l’assistenza dei volontari della libertà, l’organizzazione femminille nata all’interno del Pci: “A noi non piaceva la parola assistenza e difesa – prosegue Marisa Ombra -. Noi volevamo fare la guerra insieme agli uomini, non come assistenti”.

Così fu, infatti. E i ricordi si accavallano, riportando al cuore della guerra. La fame, i bombardamenti e la violenza fascista che in tante famiglie aveva già portato via padri, fratelli, figli. Per tante donne la ribellione è cominciata da lì. Come racconta Gisella Giambone leggendo la lettera di suo padre condannnato a morte. O Carla Dappiano, nome di battaglia Tigre ferita durante un’azione, che spiega come gli oppositori fossero tutti in galera.

Sono ricordi pieni di emozione, ancora oggi. Lo sentiamo nelle parole di Carmen Nadotti quando rievoca “il primo sciopero sotto il fascismo a Mirafiori” nel ’43. O il funerale di quelle due operaie trucidate dai fascisti, Libera e Vera Arduino, a cui “si radurano duemila donne”…

Sono ricordi che emozionano anche chi li ascolta. Soprattutto in questi feroci tempi di oblio.

“È stato, il mio, un atto di gratitudine – commenta Daniele Segre spiegando le ragioni del film prodotto dai suoi “Cammelli” in collaborazione con l’ Anpi di Torino – verso chi ci ha permesso di vivere in libertà e in democrazia e soprattutto un omaggio alle donne nella Guerra di Liberazione dal Nazifascismo, figure spesso trascurate sia dal cinema che dalla letteratura. Confido che questo film possa contribuire a far riflettere sulla nostra storia, offrendo in particolare alle nuove generazioni, attraverso questi volti e queste voci, uno stimolo importante su cosa ha rappresentato l’impegno e il sacrificio delle donne nella Resistenza contro il nazifascismo.”

 

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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