Nella Cannes dei “divieti” l’Italia si fa in tre: Garrone, Golino, Rohrwacher

Matteo Garrone con “Dogman” e Alice Rohrwacher con “Lazzaro Felice” in corsa per la Palma d’oro. Valeria Golino con “Euforia” nella sezione Un certain regard. Tra i nomi più attesi Spike Lee, Asghar Farhadi, Jean-Luc Godard e Wim Wenders col suo film “con” Papa Francesco. Cannes 71, dall’8 al 19 maggio, sarà soprattutto il festival dei divieti: niente selfie, niente Netflix e niente proiezioni anticipate per la stampa …

I nomi (e i film, ovviamente) più attesi? Spike Lee che col suo Blackkklansman, storia di un poliziotto afro-americano infiltrato nel Ku Klux Klan, torna al festival dopo 27 anni da Jungle Fever.

Asghar Farhadi, l’iraniano due volte premio Oscar (Una separazione e Il cliente) che aprirà la kermesse con Todos los saben, nuovo thriller psicologico ambientato in Spagna con Penelope Cruz e Javier Bardem. E il grande vecchio della nouvelle vague Jean-Luc Godard, celebrato già dall’affiche (il bacio tra Anna Karina e Jean-Paul Belmondo ne Il bandito delle 11) che sarà in concorso con Le livre d’image, riflessione-saggio sul contemporaneo, attraversato immagini documentarie e di fiction, nel suo stile sempre più personalissimo.

Cannes 71, salvo arrivi dell’ultim’ora, ha svelato il suo programma giovedì 12 aprile, nella consueta conferenza stampa parigina tenuta dal delegato generale Thierry Frémaux.

Ebbene l’Italia ha tre film nella selezione ufficiale. Di tre autori, del resto, che della Croisette sono già degli habitués. Matteo Garrone dopo Gomorra e Reality (Grand Prix a tutti e due) e Il racconto dei racconti, torna in corsa per la Palma d’oro con Dogman: il punto di partenza è la cronaca nera di tanti anni fa, gli omicidi dello spietato “canaro”, di cui Garrone dà la sua personale lettura – è lui stesso a spiegarlo – raccontando “di un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo”.

Di un mondo contadino di purezza estrema e semplicità parla invece Lazzaro Felice, il nuovo film di Alice Rohrwacher che dopo il Gran Prix a Le meraviglie, torna in concorso affrontando nuovamente tematiche legate allo stravolgimento ambientale e sociale degli ultimi trent’anni.

Valeria Golino, poi, nella sezione Un certain regard, porta il suo secondo film da regista: Euforia, storia di due fratelli molto diversi tra loro, scritta col contributo di Walter Siti.

Il resto del programma, come sempre, è pieno di altri grandi nomi e di storie che guardano al nostro presente più critico e doloroso. Alla resistenza curda, per esempio, è dedicato Les filles du soleil, della francese Eva Husson. Al dramma della delocalizzazione e della chiusura delle fabbriche, En guerre, di Stéphane Brizé che torna a raccontare la “guerra” del lavoro che non c’è più, dopo il magnifico La legge del mercato (sarà sempre Academy Two a portarlo nei cinema italiani in autunno). Mentre della guerra fredda (Zimna Wojna) racconta il polacco Pawel Pawlikowski, quello dello strepitoso Ida, attraverso una storia d’amore tra Varsavia e Parigi che porterà in sala Lucky Red. E Wim Wenders – fuori concorso – porta il suo viaggio con Papa Francesco – Un uomo di parola.

I due registi dissidenti, l’iraniano Jafar Panahi e il russo Kirill Serebrennikov, (entrambi agli arresti domiciliari nei loro rispettivi paesi) completano il parterre de roi del festival coi loro rispettivi film: Three Faces, viaggio attraverso l’Iran e Leto sull’esplosione del rock nell’Urss negli anni Ottanta.

Al di là della qualità del programma che come sempre si potrà valutare solo a posteriori, Cannes 71, comunque, passerà alla storia come l’edizione dei divieti. Niente selfie sul tappeto rosso, niente film Netflix (il colosso dello streaming ha rifiutato l’obbligo imposto dal festival di far uscire in sala i suoi film scelti nel concorso e quindi si è ritirato), niente proiezioni anticipate per la stampa (i giornalisti vedranno i film del concorso la sera alle 19 come il pubblico della proiezione ufficiale). Con buona pace per la stampa scritta che arriverà così in ritardo di due giorni. Cannes 71 decreterà, dunque, la morte della carta stampata? Staremo a vedere.

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

UA-61906727-1