Paolo Virzì on the road negli States sbaglia strada

Nelle sale dal 18 gennaio (per 01) Ella & John” di Paolo Virzì. Ispirato al romanzo di Michael Zadoorian è un on the road attraverso gli States seguendo l’ultimo viaggio di due anziani coniugi malatissimi, Helen Mirren e Donald Sutherland, che hanno deciso di farla finita. Una commedia agrodolce sulla carta che sullo schermo si rivela monotona e datata. Passato a Venezia in concorso.

Doveva essere un film sulla vita, sul desiderio di viverla fino all’ultimo, nella sua pienezza e, invece, è un film sulla morte. Helen Mirren e Donald Sutherland, nonostante la loro maestria, sono “morti” già dalle prime sequenze, imprigionati tra dialoghi senza verve, mancanza di ritmo e così tanto già visto che viene da chiedersi con preoccupazione: come andrà avanti per un’altra ora e mezza?

Paolo Virzì on the road negli States per la prima volta ha sbagliato strada. E con lui i suoi protagonisti, nati dalla fortunata penna di Michael Zadoorian, autore armeno-americano di Detroit che In viaggio contromano (in Italia per Marcos y Marcos) ci racconta il loro ultimo, tragicomico, tour a bordo del vecchio camper di famiglia, quel The Leisure Seeker del ’75 (che dà il titolo alla versione Usa del film, primo italiano del concorso) che in gioventù e in compagnia dei figli – oggi adulti e preoccupatissimi per la loro fuga – li ha portati attraverso l’America dei Sessanta, quella cantata da Bob Dylan, Janis Joplin, Carole King, colonna sonora d’ordinanza del film.

Sono stati dei sensattottini Ella e John. Lui stimato professore di letteratura dalla citazione compulsiva (Hemingway, Melville, Joyce) ora messo all’angolo da un Alzheimer incipiente e lei sua amata compagna di una vita che si ritrova con un tumore in fase terminale, sottoposta alle solite massacranti terapie. La libertà in oltre quarant’anni di vita insieme l’hanno sempre scelta e pure stavolta non hanno intenzione di rinunciarvi. La decisione, dunque, è lei a prenderla: un ultimo viaggio da cui non tornare più a casa, diretti verso la Florida, a Key West nel paradiso di Hemingway. Un po’ di gocce per entrambi e poi i fumi del gas di scarico nel vecchio camper a fare il resto.

Ma prima di arrivare lì vogliono godersela Ella e John. E poco conta se lui con le sue improvvise voragini di memoria non potrebbe più guidare. Al suo fianco c’è lei, combattiva, a tenere a bada poliziotti e giovani teppistelli, anche a costo di imbracciare il fucile. A somministrargli le medicine, a preparargli il caffè, a farlo cambiare quando l’incontinenza urinaria si fa più dispettosa.

Nel mezzo, poi, ci sono le rivelazioni sulle “scappatelle” di gioventù dei due coniugi, con John armato di fucile che va all’ospizio a cercare l’amante di lei, mentre Ella lo molla in una casa di riposo dopo aver scoperto che l’ha tradita con la vicina di casa. È una comicità datata quella The Leisure Seeker (firmano la sceneggiatura lo scrittore del Capitale umano, Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e lo stesso Virzì), che non trova mai il ritmo giusto, né il giusto tono tragicomico e tanto meno quello poetico, sacrificando piuttosto la vitalità delle due star, di cui mai sentiamo l’emozione e la voglia di vivere l’ultima avventura.

Narrazione piatta, insomma, come la strada che percorrono i due anziani protagonisti attraverso un’America di cui vediamo e scopriamo ben poco: qualche campeggio, una manifestazione per Trump, una serie di fast food. Se Paolo Virzì avesse scelto l’Aurelia, invece, della “mitica” Route number One, forse non si sarebbe perso. E allo spettatotore sarebbero toccate più risate che sbadigli.

 

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!

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